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Cronaca | 28 maggio 2020, 12:11

Imperia: processo 'Breakfast': "Amin Gemayel inserito a pieno titolo nel piano criminale", un altro particolare sulle motivazioni della condanna a Claudio Scajola

Per il tribunale di Reggio Calabria il fax che l'ex presidente del Libano ha inviato a Scajola, con cui dava la possibilità di accogliere Matacena, era autentico

Imperia: processo 'Breakfast': "Amin Gemayel inserito a pieno titolo nel piano criminale", un altro particolare sulle motivazioni della condanna a Claudio Scajola

Amedeo Matacena doveva essere trasferito illegalmente in Libano da Dubai e poi una volta arrivato nel paese dei cedri avrebbe potuto fare istanza di asilo politico grazie alle rete di supporto e conoscenze che Claudio Scajola aveva coordinato per aiutarlo a sfuggire dalla giustizia italiana.

In questa "rete" c'erano, secondo quanto attestato nella motivazioni della sentenza redatta dal Tribunale di Reggio Calabria che ha comminato due anni di carcere - pena sospesa - all'ex ministro dell'Interno e attuale sindaco di Imperia Claudio Scajola, oltre all'ex moglie Chiara Rizzo, punita con un anno pena sospesa, anche Vincenzo Speziali, che ha patteggiato un anno di carcere per questa accusa, ma anche l'ex presidente del Libano Amin Gemayel che pur non essendo stato né indagato né imputato in alcun dibattimento per i giudici di Reggio Calabria fa parte del piano "orchestrato- è scritto in sentenza- da Scajola e Speziali per lo spostamento del latitante" e a darne concretezza è il fax rinvenuto durante una perquisizione proprio a carico di Scajola. In questa rete, però non facevano parte (così come sostenuto dal pm Giuseppe Lombardo) nè Martino Politi, difeso dagli avvocati Tonino Curatola e Corrado Politi, nè Maria Grazia Fiordelisi, difesa da Cristina Dello Siesto, rispettivamente collaboratore e segretaria dei coniugi Matacena-Rizzo.

In particolare sula posizione della Fiordalisi il Tribunale scrive a chiare lettere che "quanto alla vicenda dello spostamento del Matacena in Libano nessun elemento consente di ritenere che l'imputata ne abbia preso parte in qualsivoglia modo" e di conseguenza" ad analoghe conclusioni deve giungersi con riferimento a Maritino Politi "poichè non è stato provato che egli abbia finanziato la latitanza di Matacena".

Nelle motivazioni della sentenza il Tribunale di Reggio Calabria quindi sottolinea come ci siano stati contatti significativi con l'ex presidente libanese che comunque non è stato coinvolto in alcuna vicenda giudiziaria riguardante i fatti oggetto del processo "Breakfast". "È assai verosimile che Amin Gemayel si rivolgesse con sentimenti di gratitudine a Scajola- scrivono i giudici- per averlo messo in contatto con Berlusconi e che, in cambio di quell'interessamento che nel 2014 era ancora di assoluta attualità per Gemayel in quanto erano imminenti le elezioni europee, quest'ultimo volesse ricambiarlo mettendosi a disposizione per una vicenda che stava a cuore a Scajola, ossia la vicenda Matacena. Ed è dall'attualità dell'interesse di Gemayel a rimanere in ottimi rapporti con Scajola e Berlusconi -sottolinea il Collegio- che deve muoversi per ritenere autentica la lettera, attualità dell'interesse che è anche dimostrata dalla presenza accertata in Italia di Gemayel alla data del 27 febbraio 2014. Quindi Gemayel coltivava ancora, in quel periodo, la sua ambizione di tornare nell'agone politico e di avere quali alleati i partiti di centro italiani di cui Berlusconi e Scajola erano certamente i rappresentanti più visibili all'epoca. Ed allora immaginare che Speziali potesse millantare i suoi rapporti con Gemayel arrivando a confezionare una lettera falsa che, in occasione di probabili incontri tra Scajola e Gemayel, poteva essere smentita da quest'ultimo e, soprattutto, che Speziali ciò avesse fatto nella consapevolezza di compromettere gli ottimi rapporti e le cointeressenze di natura politica che si erano create fra Scajola e Gemayel e Berlusconi, è assai difficile da sostenere".

Questa lettera, di cui parlano i giudici, è il fax rinvenuto nello studio di Scajola, in cui sarebbe stato attestata la disponibilità ad accogliere Matacena, in fuga dopo aver rimediato una condanna a tre anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo la Dda, la disponibilità sarebbe stata confermata dall'invio di un fax, scritto in francese, ed inviato proprio a Scajola. Per la difesa di Scajola questo fax è un falso, o meglio non sarebbe stato scritto da Gemayel bensì da Vincenzo Speziali junior per "accreditarsi"con l'ex ministro. Speziali era accusato dall'Antimafia, ed in particolare dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo di aver avuto un ruolo nel tentativo della latitanza in Libano di Matacena. Subito dopo la diffusione della notizia del fax inviato a Scajola fu lo stesso Gemayel a smentirne la paternità attraverso un'agenzia di stampa. Sulla circostanza sottolineata dalla difesa, ossia che sia stato Speziali a inviare questo fax, il Collegio opta per "credere" all'accusa perchè "è evidente che la scoperta della truffa avrebbe comportato conseguenze certamente nefaste per Speziali, poiché è assai difficile pensare che Gemayel avrebbe perdonato al nipote di averlo così incautamente esposto in una vicenda di rilevanza penale in Italia usurpandone l'identità e compromettendo con la sua millanteria i buoni rapporti intessuti con i politici italiani, i quali avrebbero dovuto sostenerlo nella sua campagna elettorale; è quindi evidente che Speziali avrebbe corso il rischio di non ricevere più alcun incarico fiduciario in Libano. Quella lettere deve ritenersi autentica- chiosa il Tribunale- nel senso che non poteva non essere stata confezionata da Gemayel o comunque con il placet di quest'ultimo che partecipava a pieno titolo al progetto unitamente al nipote acquisito anche nutrendo un interesse personale alla riuscita del piano, ciò che deva assoluta concretezza al piano di spostamento, attesa la caratura politica di Gemayel in Libano. Questo Tribunale conviene ( con la difesa) che Gemayel doveva essere indagato, ma non è questo un motivo sufficiente per escludere la punibilità degli altri concorrenti, quali sono, in questo processo Scajola e Rizzo".

Gemayel al processo non testimonierà mai poiché vani saranno i tentativi sia dei giudici, che dei difensori di Scajola, di rintracciarlo e anche se quando pubblicamente uscì questa notizia lo stesso la smentì, per i giudici invece, è da ritenere sua la paternità del fax.

Angela Panzera

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