Videogallery - 27 aprile 2020, 18:14

Coronavirus, Scajola replica a Toti: "In guerra comanda uno solo" (video)

"Se oggi decidessimo di riaprire tutto e tra quindici giorni moltiplicassimo i nostri morti e dovesse essere di nuovo chiuso tutto, noi saremmo morti, falliti"

Arriva a stretto giro, sempre con una diretta Facebook, la replica del sindaco di Imperia Claudio Scajola al presidente della regione Giovanni Toti, che aveva criticato la decisione del primo cittadino di non applicare l’ordinanza regionale che prevede allentamenti delle restrizioni a partire da oggi. (QUI)



“Il dato nostro è ancora brutto, ma la preoccupazione che dobbiamo avere è per le categorie in difficoltà. Non c’è soltanto il problema fondamentale, di garantire la salute dei cittadini, ma anche quello di andare incontro alle persone in grave difficoltà”, ha detto Scajola, che cita le difficoltà degli esercizi commerciali in questa fase.

“Il problema era gestire perché si potesse aprire il prima possibile, ma nella vita ci vogliono le regole, le regole sono che c’è qualcuno che dà gli ordini e gli altri devono obbedire, tanto più quando ci sono difficoltà di questo genere, questa è una guerra e non può ognuno dire quello che vuole, e nessuno di noi ha le verità, io per primo. Io non posso fare altro, e lo devo fare con coscienza e con scrupolo, come sindaco della mia città, di adeguarmi alle regole del governo che si avvale degli scienziati e di tutte le sue strutture di collaboratori che quindi hanno la conoscenza di come va gestita questa pandemia”.

Scajola rivela di aver parlato ieri e oggi con Toti: “Nulla di personale, nessuna polemica, c’è semplicemente una visione dello stato forse diversa. Le leggi prevedono che le regole di gestione della libertà di movimento devono essere dettate dal governo”.

“Trovo che non fosse opportuno – continua – anticipare di sei giorni alcune cose in contrasto con le disposizioni del governo e con il rischio di non dare certezze a nessuno. Oggi parlavo con un’autorità dello stato a livello locale, che mi diceva che gli stessi uomini delle forze di polizia non sanno più cosa devono fare perché ognuno dà disposizioni diverse. Non si può.

Chi pensava e sperava, e speravo anche io con loro, che si potesse aprire prima, ma quando mi viene detto dalle autorità che hanno gli elementi per decidere, che quello è il vademecum da rispettare, che si può riaprire dal 4 secondo quelle disposizioni, veniamo avvisati dal provvedimento del governo delle procedure da attuare per essere pronti a muoverci bene il 4 maggio, in modo da rendere possibili le aperture senza rischi per la salute di ognuno di noi, non posso che obbedire e fare in modo che queste nuove misure siano preparate per quello che compete al comune di Imperia, nel modo migliore perché finalmente si possa iniziare un percorso di ripresa. Io mi auguro che possa funzionare, che le ripartenze ci possano consentire di rinascere nei prossimi mesi, ma questo sarà possibile solamente se capiamo che ancora un po’ di sacrificio lo dobbiamo fare per stare meglio dopo. Semplifichiamo: se oggi decidessimo di riaprire tutto e tra quindici giorni moltiplicassimo i nostri morti e dovesse essere di nuovo chiuso tutto, noi saremmo morti, non avremmo più una stagione davanti, saremmo falliti. Ecco perché, come ho detto al presidente della regione, non si può comandare in troppi quando si è in guerra, comanda uno solo, il presidente del consiglio e il governo per legge hanno questo compito come protezione civile.

So che alcuni sono rimasti delusi, ma se tutto funziona noi avremo davanti una possibilità di rinascita enorme. Difficilmente la prossima stagione vedrà dei turisti andare all’estero, perché gli italiani prevedibilmente rimarranno qua, e se la nostra terra ha una sensazione di essere sana, accogliente, di non avere record sul virus, avremo tanti turisti che verranno da noi e potremo recuperare in parte il danno che abbiamo e avete subito in queste settimane. Questa deve essere la visione che dobbiamo avere davanti
”.

Il sindaco ha proseguito spiegando l’iter delle sue decisioni, frutto “di un confronto con le diverse autorità dello stato, ma quando ci sono difficoltà non si può andare in ordine sparso, il cittadino non capisce più niente, e quindi creiamo delle delusioni o, peggio, una disinformazione che non può che far male invece che aiutarci a combattere il virus”.

“Facciamo un ultimo sacrificio, - conclude Scajola - stiamo attenti, lo dobbiamo a noi stessi, ai nostri familiari e conoscenti, ai medici, agli infermieri, a chi ha dovuto lavorare nei supermercati, nelle banche, nei posti più esposti, nei periodi peggiori, anche sprovvisti dei presidi sanitari necessari. Dobbiamo capire che ancora cinque, sei giorni li possiamo sopportare, soprattutto se pensiamo di essere guidati al meglio, per avere un avvenire migliore”.

Francesco Li Noce