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Cronaca | 16 aprile 2020, 08:31

Imperia: è morto a 91 anni l'ex Carabiniere Romano Sciandra, il ricordo del figlio alpinista e giornalista Stefano

Una analisi di quanto sta succedendo in tutto il mondo ed i ringraziamenti al personale della casa di riposo 'Orengo Demora' dove era ospite.

Imperia: è morto a 91 anni l'ex Carabiniere Romano Sciandra, il ricordo del figlio alpinista e giornalista Stefano

‘La morte si sconta vivendo’: “Mio Padre Romano era solito ripeterla spesso questa frase tratta dalla poesia ‘Sono una creatura’ di Giuseppe Ungaretti, soprattutto da quel 6 maggio 2011 quando, dopo quasi mezzo secolo di malattia, se ne andò mia Mamma Angela”.

Lo scrive Stefano Sciandra, alpinista e giornalista imperiese, che ha perso il padre, morto nella casa di riposo ‘Orengo Demora’ di Borgomaro. “Solo adesso ne ho compreso il significato – prosegue - nel momento in cui anche lui, 91enne, ha concluso il suo cammino terreno, vittima del Covid 19. Esprimo il mio grazie al personale della Rsa per quanto fatto in condizioni difficilissime, in particolare a Sorina, che è stata la mia voce in questi giorni durissimi, a Brunella che mi ha permesso un ultimo saluto in video chiamata, che resterà immagine terribile perché nulla sarà come prima, ad Antonella e alla task force della Protezione Civile composta da medici e infermieri intervenuti a sostegno della drammatica situazione che era venuta a crearsi. In questo momento di prostrazione, come per altro accade per migliaia di persone, che hanno vissuto e stanno vivendo identica situazione, nel pensiero rivolto a mio padre che per tanti anni è stato un funzionario pubblico dopo gli inizi nell'Arma dei Carabinieri, accomuno una riflessione più profonda per chi vorrà condividerla”.

“Sono sempre andato controcorrente – prosegue Stefano - e da giornalista ho sempre analizzato la realtà in modo oggettivo prendendo le distanze dagli atteggiamenti comuni, dagli striscioni, dai flash mob, cercando risposte e interpretando i fatti. Io non giudico maledetto questo virus, anche se mi ha portato via nel modo peggiore una parte di quel che restava della mia famiglia e segnerà per sempre quel che sarà il resto dei miei giorni. Al di là di quali siano le origini di questo virus, fa poca differenza, esso è solo una logica conseguenza di ciò che abbiamo fortemente cercato. Madre Terra ci ha mandato tanti segnali: terremoti, alluvioni, cambiamenti climatici, ma abbiamo ignorato tutto. Siamo rimasti arroccati nella nostra arrogante indifferenza, dimenticando un verso della grande Mia Martini quando con la Sua voce inimitabile cantava ‘Tu piccolo uomo’. Da alpinista, nelle mie serate in giro per l'Italia cito sempre un antico proverbio Maori: ‘Se devi chinare il capo fallo davanti a una potente montagna’. La montagna è come una bella donna, la puoi corteggiare, puoi essere garbato e gentile, poi è Lei, e solo Lei, a decidere se concedersi o meno. Noi invece ci prendiamo tutto, con la forza, con tracotanza, dimenticando il rispetto e chiudendolo in un cassetto. Il dolore che stiamo vivendo è il dazio e l'ennesimo ammonimento a fermarci. Questo virus ci sta lacerando l'anima, strappandoci affetti nel modo più atroce, impedendoci persino la pietas umana, ma non deve scatenare rabbia in noi, ma solo consapevolezza”.

“Non so come finirà questa vicenda, se ci sarà una immunità di gregge che richiederà altre vittime, tante, se i ‘governucoli’, riapriranno le gabbie per vedere che succederà, o se nemmeno questo basterà, perché quanto sta accadendo con persone guarite nuovamente ammalate, la portata di questo evento diventerebbe epocale e metterebbe un bel punto interrogativo su un domani sempre più appeso a un filo. I signori che oggi siedono nelle loro residenze dorate continueranno come sempre fatto, discuteranno di Mes o di Eurobond, preparando i loro bunker che non basteranno a proteggerli, semmai allungheranno un pochino i loro tempi di sopravvivenza prima di essere spazzati via come la povera gente e come tutti i comuni mortali”.

“In ultimo – termina Sciandra - una considerazione alpinistica. Ho salito 45 ‘4000’ nella mia carriera, che non so se riuscirò a riprendere dopo questo dramma, tutti partendo con il capo chino e guardando i miei piedi, mai la vetta, per vedere quanto era distante. Quella stava sopra in alto, io, come tutti noi, sotto. Dimentichiamo sempre che è sui fianchi della Montagna che si sviluppa la vita, non in cima, senza la cima non si possono avere i fianchi, dovremmo imparare con modestia a risalire quelli, camminando con passo lento e costante ‘Kalipè’. Buon viaggio Papà, saluta la Mamma, a presto”.

Redazione

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