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Sanità | 04 aprile 2020, 10:53

Ecco chi deve fare il tampone: il Ministero lo chiarisce con una circolare

Operatori sanitari esposti, operatori di servizi pubblici essenziali anche con sintomi lievi, lavoratori di Rsa asintomatici, persone fragili a causa di patologie croniche o comunque gravi come il cancro, e individui con sintomi all'interno di comunità chiuse

Ecco chi deve fare il tampone: il Ministero lo chiarisce con una circolare

Tamponi ai casi sintomatici e ai loro contatti a rischio, a tutti coloro che sono in ospedale con una infezione respiratoria, a coloro che con lo stesso problema si trovano in residenze per anziani (Rsa) o in strutture per lungodegenti.

Il test inoltre va fatto anche a diverse categorie: operatori sanitari esposti, operatori di servizi pubblici essenziali anche con sintomi lievi, lavoratori di Rsa asintomatici, persone fragili a causa di patologie croniche o comunque gravi come il cancro, e “individui sintomatici all'interno di comunità chiuse, per identificare rapidamente focolai e garantire misure di contenimento”.

Infine, nelle aree dove la diffusione del virus non è ancora limitata, e se ci sono risorse, il test è consigliato anche per tutti i pazienti con una infezione respiratoria. In una circolare il Ministero della Salute ha effettuato così un aggiornamento delle indicazioni sui test diagnostici e sui criteri da adottare nella determinazione delle priorità.

Considerando la rapida evoluzione epidemiologica della pandemia, e la disponibilità limitata di test a livello internazionale, seguendo le raccomandazioni pubblicate a livello internazionale dalla Commissione europea (EUCOMM)' e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)2, è infatti, secondo il Ministero,necessario adattare una strategia che individui priorità per l'esecuzione dei test diagnostici per SARS-CoV-2, per assicurare un uso ottimale delle risorse e alleviare, per quanto possibile, la pressione sui laboratori designati dalle Regioni/Province autonome (PA).

Per ottimizzare le risorse, la UECOMM ha raccomandato di: effettuare un unico tampone naso faringeo e orofaringeo per ogni paziente; effettuare un solo test da più tamponi di un singolo paziente riuniti in un solo saggio diagnostico; i pazienti che sono stati già confermati positivi non devono essere sottoposti ad ulteriori test diagnostici per Covid-19 fino al momento della guarigione clinica che deve essere supportata da assenza di sintomi e tampone naso-faringeo ripetuto due volte a distanza di almeno 24 ore e risultati negativi per la presenza di SARS-CoV-2 prima della dimissione.

Nella circolare ai test sierologici è stata data molta importanza nella ricerca e nella valutazione epidemiologica della circolazione virale. Diversamente, come attualmente anche l'OMS3 raccomanda, per il loro uso nell'attività diagnostica d'infezione in atto da SARS-CoV-2, necessitano di ulteriori evidenze sulle loro performance e utilità operativa.

In particolare, i test rapidi basati sull'identificazione di anticorpi IgM e IgG specifici per la diagnosi di infezione da SARS-CoV-2, secondo il parere espresso dal CTS, non possono, allo stato attuale dell'evoluzione tecnologica, sostituire il test molecolare basato sull'identificazione di RNA virale dai tamponi nasofaringei secondo i protocolli indicati dall'OMS.

Il risultato qualitativo ottenuto su un singolo campione di siero non è sufficientemente attendibile per una valutazione diagnostica, in quanto la rilevazione della presenza degli anticorpi mediante l'utilizzo dei test rapidi non è comunque indicativo di un'infezione acuta in atto, e quindi della presenza di virus nel paziente e rischio associato a una sua diffusione nella comunità. Inoltre, per ragioni di possibile cross-reattività con altri patogeni affini come altri Coronavirus umani, il rilevamento degli anticorpi potrebbe non essere specifico della infezione da SARS -CoV2.

Infine, l'assenza di rilevamento di anticorpi (non ancora presenti nel sangue di un individuo per il ritardo che fisiologicamente connota una risposta umorale rispetto all'infezione virale) non esclude la possibilità di un'infezione in atto in fase precoce o asintomatica e relativo rischio di contagiosità dell' individuo. L'esecuzione del test diagnostico va riservata prioritariamente ai casi clinici sintomatici/paucisintomatici e ai contatti a rischio familiari e/o residenziali sintomatici, focalizzando l'identificazione dei contatti a rischio nelle 48 ore precedenti all'inizio della sintomatologia del caso positivo o clinicamente sospetto.

L'esecuzione dei test va assicurata agli operatori sanitari e assimilati a maggior rischio, sulla base di una sua definizione operata dalle aziende sanitarie, tenute ad effettuarla quali datori di lavoro. In aree con diffusa trasmissione di Covid-19 se la capacità di laboratorio non consentano di effettuare le analisi diagnostiche potrà essere valutata la possibilità di ampliare ulteriormente il numero di laboratori aggiuntivi identificati dalle Regioni/PA e coordinati dai laboratori di riferimento regionali, considerando la possibilità di utilizzare laboratori mobili o drive-in clinics, consistenti in strutture per il prelievo di campioni attraverso il finestrino aperto dell'automobile su cui è presente il paziente. Secondo la Commissione europea, queste strutture permettono di ridurre il rischio di infezione al personale sanitario o ad altri pazienti.

Luciano Parodi

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