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Cronaca | 03 marzo 2020, 17:10

Induzione e sfruttamento della prostituzione al Piper di Sanremo: la sentenza, quattro condanne e un'assoluzione

Il processo aveva preso parte da un altro filone per cui era già arrivata la sentenza in primo grado

Le immagini del sequestro avvenuto il 29 aprile del 2012

Le immagini del sequestro avvenuto il 29 aprile del 2012

Quattro condanne e un’assoluzione al processo per induzione e sfruttamento della prostituzione al Piper di Sanremo. Il tribunale collegiale, presieduto da Donatella Aschero, con a latere Antonio Romano e Francesca Minieri, ha condannato a sette anni e otto mesi e 1500 euro di multa Stefano Amanzio, a cinque anni e sei mesi, e 1000 euro di multa Giovanbattista Di Fuccia, a quattro anni e quattro mesi, e 750 euro di multa Pasquale Galantuomo e Gianna Patrizia Negretti. Assolto per non aver commesso il fatto Paul Darmanin.

Il processo aveva preso parte da un altro filone per cui era già arrivata la sentenza in primo grado. Il pubblico ministero Antonella Politi, nella sua requisitoria ha parlato di “fatti contestati pienamente provati. Nell'indagine è stato accertato il pieno coinvolgimento dell’imputato Amanzio Stefano quale protettore delle ragazze all'interno del locale e per questo riceveva un compenso”.

“Le ragazze – ha detto il pm - una volta arrivate in Italia venivano buttate nell'arena. Non erano estetiste ma prostitute. Erano trattate come oggetti per fare soldi. Erano solo dei corpi, nessun rispetto per la loro dignità umana. Venivano minacciate costantemente. In una intercettazione a una ragazza è stato detto: ‘se non fai fare la consumazione nel privè ti spacco la faccia’. Anche se era stato detto con toni scherzosi il messaggio veicolato era chiaro. Il gruppo procurava appartamenti dove le ragazze vivevano in condizioni inaccettabili. Dalle intercettazioni è emerso che le ragazze venivano multate se non si prostituivano o se non guadagnavano una certa somma. In una intercettazione è stato detto a una ragazza che se non avesse guadagnato 150 euro per un'ora con un cliente la parte mancante doveva essere lei a sborsarla. In un'altra occasione una ragazza era  malata, aveva la febbre e le hanno detto che doveva pagare 400 euro di multa per non aver lavorato. ‘Ti pigli lo zucchero ed è tutto a posto’, le disse uno dei membri del gruppo”.

“Siamo davanti a un vero e proprio sfruttamento della prostituzione. – ha continuato il pubblico ministero - Il teste Sarnataro ha detto la verità: lui stesso ha ammesso che nel locale c'era un giro di prostituzione e che lui stesso ha avuto rapporti con delle prostitute. Rapporti ‘scontati’ per via dell'amicizia con il Di Fuccia. Lo stesso Di Fuccia chiamava uno degli appartamenti dati alle ragazze ‘il bunker’, poiché vivevano in condizioni inumane. A volte non davano loro neanche da mangiare e requisivano i passaporti con la minaccia di non restituirglieli più se non avessero guadagnato dalle prestazioni sessuali. Una ragazza è stata anche menata violentemente. Il Di Fuccia è uno dei capi del giro di prostituzione mentre l'Amanzio il protettore che riscattava le quote dei clienti. Le ragazze erano costantemente minacciate da non ricevere più indietro il proprio passaporto e sono state anche minacciate di essere ‘vendute’ agli albanesi ed erano terrorizzate di finire in mano agli albanesi.

Il Pm aveva chiesto le condanne per Amanzio a quattro anni e sei mesi, e 1500 euro di multa, per Di Fuccia a quattro anni e sei mesi e 1500 euro di multa, per Galantuomo a quattro anni e sei mesi e 1500 euro di multa, per Negretti, con le attenuanti generiche a tre anni e 800 euro di multa e per Darmanin a tre anni e sei mesi e 1000 euro di multa.

Francesco Li Noce e Angela Panzera

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