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Cronaca | 03 giugno 2019, 17:25

A processo perché accusato del furto di preziosi per 600 mila euro a Savigliano e Sanremo

I fatti risalgono al 2016, vittime due rappresentanti di gioielli

A processo perché accusato del furto di preziosi per 600 mila euro a Savigliano e Sanremo

Due colpi andati a buon fine, a Savigliano e a Sanremo, per un bottino di oltre 600 mila euro, e uno sventato in provincia di Firenze, tutti ai danni di rappresentanti di gioielli. Fra i membri della banda catturata nell’aprile 2016 ci sarebbe stato anche il sessantenne torinese pregiudicato A.D., che è a processo davanti al tribunale di Cuneo con l’accusa di furto aggravato.

Oggi in udienza le due vittime hanno ricostruito i fatti. Un rappresentante di preziosi di Vicenza ha raccontato che il 16 gennaio 2016 si era fermato per pranzo presso un ristorante di Savigliano, lasciando in auto gioielli per un valore di circa 300 mila euro, una pistola regolarmente detenuta e alcuni assegni, il tutto chiuso a chiave dentro a una cassaforte nel bagagliaio dell’auto:“Finito di mangiare sono uscito, ma la macchina non c’era più”. La vettura, abbandonata e svuotata, fu trovata dai carabinieri dopo poche ore.

Il 22 febbraio il secondo colpo, a Sanremo. Un altro rappresentante di gioielli ha riferito che era andato a bersi un caffè davanti al Casinò di Sanremo. Pochi minuti e, quando era tornato all’auto, non l’aveva più trovata. A bordo c’erano preziosi del valore di 300 mila euro custoditi in due casseforti.

A dare un notevole aiuto alle indagini, coordinate dal pm Carla Longo, la segnalazione da parte di un dipendente di una ditta che stava lavorando presso un cantiere vicino all’hotel dove, la notte prima del furto, il rappresentante vicentino aveva dormito.

Il teste ha spiegato di essersi insospettito nel vedere una vettura aggirarsi in una località piuttosto isolata come quella, e di essersi annotato la targa. Ne aveva anche parlato con il titolare dell’albergo. Questi ha riferito al giudice che quello stesso giorno due uomini (uno dei quali sarebbe stato A.D.) gli avevano chiesto di poter vedere una camera, e poi se n’erano andati.

Mentre i carabinieri di Savigliano stavano indagando, il 1 marzo un altro agente di preziosi aveva segnalato alle forze dell’ordine che qualcuno aveva piazzato un GPS sotto la sua auto parcheggiata davanti alla propria abitazione, in provincia di Firenze. Dopo aver sporto denuncia, aveva notato un uomo in atteggiamento sospetto, poi riconosciuto con certezza come uno degli appartenenti della banda arrestati nell’aprile 2016, fra i quali c’era anche l’imputato A.D.

L’udienza è stata rinviata ad ottobre per gli altri testi dell’accusa.

Monica Bruna

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