“Alla metà del IX secolo i Vichinghi con le loro navi si spinsero dall'Atlantico al Mediterraneo fino a saccheggiare Luni. Contemporaneamente i Saraceni sbarcavano a Frassineto, distruggendo Frejus, l'antica Forum Juli romana, e lanciando le loro scorrerie sulle coste provenzali e liguri, muovendo alla volta dall'area delle Alpi. Un'antica leggenda della Liguria di Ponente affermava che i Saraceni erano diavoli tanto orribili 'da far impallidire al loro cospetto le stelle, tremare la terra, vestire della più nera caligine il cielo, accozzare vento contro vento, intestare le aure col loro respiro e assordirle coi tuoni, piangere le madri e grandinare sassi'. Uno di questi diavoli venne vinto, si dice, da San Bernardo sul Monte Giove, che da quel giorno venne rinominato San Bernardo in segno di riconoscenza per il suo liberatore.
Gli invasori, che dal Nord Africa avevano portato in Liguria l'uso di parole ancora largamente riconoscibili nei dialetti liguri, divennero tanto forti da indurre il re d'Italia Ugo di Provenza, sovrano negli anni del sacco saraceno di Genova, ad intervenire decisamente. Ugo, contrariamente alle speranze, tuttavia, invece di attaccare battaglia con il nemico, si recò a Frassineto per sollecitarne l'alleanza a fini politici. Il sovrano assegnò ai saraceni la custodia di alcuni varchi delle montagne, legittimando le loro conquiste. Nel 945 re Ugo fu sostituito da Berengario II, già signore di Ivrea, il quale si sottomise all'Imperatore Ottone di Baviera e istituì nella zona ligure tre marche occidentali. Queste, dal territorio piemontese, si affacciavano su Ventimiglia (marca arduinica), dal Po comprendevano la fascia costiera tra Albenga e Savona (aleramica), dalla Lombardia su Genova e Luni (obertenga). Altre tre marche appenniniche furono incaricate di combattere i saraceni di quelle zone. Non è qui il caso di riprendere il discorso dell'eredità terminologica, leggendaria e toponomastica dei saraceni, già affrontato in precedenti occasioni qui e altrove.
Basterà solo ricordare che a Pigna, Taggia, Noli, Dolceacqua e Cascine d'Imperia, per fare solo degli esempi, è facile sentire raccontare di scudi e di scimitarre che ancora nel XIX secolo erano ritrovate nei campi, mentre storie di saraceni di contenuto poetico si narrano a Ventimiglia, Bussana, Civezza, Dolcedo, Vallecrosia, Santo Stefano al Mare, Andora, Bordighera, Celle ligure, Pontedassio, Spotorno e in altri centri liguri. Se Ugo fece causa con i Saraceni, ci furono anche altri ‘perfidi christiani’ che si allearono con i musulmani, soprattutto in alcune parti della Liguria, per affrancarsi dalla servitù della gleba. E così anche tra i potenti cristiani, a modello dei comportamenti analoghi dei cristiani iberici, si diffuse la tentazione di stringere patti con i saraceni ai danni di altri cristiani. A dire il vero pure molti musulmani si allearono con altri cristiani per contrastare altri musulmani. Prima che si ebbe la consapevolezza della necessità di debellare il flagello saraceno, passerà ancora del tempo e sarà cura esaminarla in successive considerazioni.
Pierluigi Casalino".