Attualità - 09 agosto 2018, 07:05

Vallebona: ‘Archeonervia’ scopre un altare sacrificale vicino al Redentore, trasposizione cristiana del culto delle vette

Una percezione del sacro che ha attraversato i millenni testimoniata dalla scoperta nei pressi della statua del Redentore di un altare sacrificale con 5 coppelle e un colatoio per il sangue.

Con la diffusione della pastorizia, avvenuta nel periodo che si colloca nel IV millennio a.C., nei pressi del circondario dell'ospedale San Giuseppe  di Bordighera ebbe origine la più importante pista della transumanza che univa la costa con i pascoli d'altura e le caccie stagionali di Monte Caggio, Bignone e Monte Ceppo per poi  sconfinare nella Valle Argentina.

Un sentiero rimasto nell'ossatura delle mulattiere e degli sterrati che scorrono lungo dorsale che separa la valle del Verbone con la valle Crosia dove a seguito di ripetute indagini archeologiche di superficie  si è rivelata la presenza di innumerevoli reperti ascrivibili alla civiltà megalitica, tra cui decine di menhir e altari sacrificali. Sull'altura che domina un paesaggio a 360 gradi che si trova  a un'ora di cammino lungo la mulattiera che, da Vallebona conduce in località Ciappa Cruige, in occasione del Giubileo del 2000 è stata eretta una statua del Redentore, forma devozionale che trova la sua origine dal sentimento del sacro e del divino che dai tempi più remoti l'umanità  ha sempre avuto con la montagna.

Una percezione del sacro che ha attraversato i millenni testimoniata  dalla scoperta nei pressi della statua del Redentore di un altare sacrificale con 5 coppelle e un colatoio per il sangue. Relitto di una lontana forma di religiosità legata alle forze della natura praticata dai nostri lontani progenitori che avevano eletto la montagna a luogo sacro di incontro tra il cielo e la terra che si manifesta attraverso il tuono, la folgore e il temporale.