Si dice rammaricato per la divisione della sinistra, ma è pronto a dare battaglia per scongiurare il ritorno di Claudio Scajola. Lucio Sardi questa mattina ha presentato la propria candidatura a Sindaco di Imperia di una lista che evoca sinistra già dal nome: “Sinistra in Comune”, e che si dice alternativa alle forze che hanno condotto la città alla crisi da cui è attanagliata. Crisi, secondo Sardi attribuibile proprio all’ex Ministro, che il prossimo 10 giugno lo sfiderà per la poltrona di primo cittadino.
Accanto a lui alcuni dei candidati e sostenitori della lista, a cominciare dalla sindacalista Cgil Costanza Florimonte Rossella Lorenzi, Marcella Rognoni, la giovane Ines Fatnassi, studentessa di Scienze Internazionali all’Università di Torino e già attivista di Libera. Presente, ma non sarà candidato, anche l’avvocato Roberto Rum, un passato nel Partito Democratico, il quale ha ripreso l’attività politico in occasione del referendum sulla riforma costituzionale del 4 dicembre 2016, schierandosi per il no.
“Imperia – ha detto Sardi – attraversa una crisi figlia del fallimento totale della parabola politica di Scajola, e la cosa drammatica è che lo stesso si ripropone come fosse un’ipotesi innovativa di salvezza. Si tratta di un ritorno al passato dovuto all’esperienza fallimentare dell’amministrazione uscente che ha fallito da un punto di vista amministrativo e politico”.
Sardi rivendica la propria visione, quella di un interesse comune della città. “Dobbiamo parlare prima di tutto del territorio, saccheggiato dallo ‘scajolismo’ che ha urbanizzato in maniera disorganica”.
Frecciate anche a Luca Lanteri, candidato Sindaco del centro destra, ex vice Sindaco e Assessore con delega al porto nella giunta Strescino. “Si può definire un po’ un figlio politico di Scajola, – continua Sardi – il padre dell’agevolazione della speculazione edilizia. Io credo che ci sia bisogno di ripensare allo sviluppo di Imperia tutelando le qualità, non facendo operazioni in ottica speculazione”.
Il pensiero di Sardi va al porto turistico, definito il punto centrale del fallimento della politica dell’ex Ministro. “Non ho mai visto Imperia in elicottero, ma non ci andrei con Fiorani e Caltagirone, come fece qualcun altro. (proprio Scajola e Lanteri ndr). Una scena degna di un film di Rosi perché dopo c’è stato il saccheggio, sono stati portati via tanti soldi, a fronte dell’esito penale della vicenda”.
Sardi conosce bene il porto turistico, visto il suo ruolo nel cda di Go Imperia. “Un’opera senza le planimetrie del sistema idrico, una struttura pesante. Credo che sia il caso di rivedere il progetto a monte in modo che possa dare sviluppi ai posti di lavoro della cantieristica. Il progetto va rivisto completamente, occorre eliminare la parte dell’edilizia, riprogrammare la gestione delle aree, completare le opere e ripristinare quelle esistenti. Oltre al completamento della rete fognaria, inoltre, avremmo voluto il completamento della rete di collegamento stradale”.
In tema di speculazione edilizia, Sardi cita il progetto del capannone in val Prino che ha scatenato dibattito all’interno dell’ex maggioranza guidata dal Sindaco uscente Carlo Capacci. “Un’operazione che non ha interesse comune collettivo”, l’ha definita, prima di citare la vicenda Agnesi. “Le aree vicine allo stabilimento sono di proprietà dell'imprenditore che ha depredato la città, perché ha ottenuto la speculazione senza mantenere la promessa di mantenere l'attività produttiva”.
Su questo Sardi è duro con Capacci: “ha avallato le finte aperture sui succedanei, non sostenendo alcuna iniziativa a favore dei lavoratori, anzi contestando l’operazione raccolta firme che aveva lo scopo di far diventare il caso Agnesi un caso nazionale”.
Tra gli obiettivi del suo programma l’attuazione del bilancio partecipativo, “che porterebbe maggiori fondi pubblici, come già sperimentato a Ventimiglia”, oltre allo studio di un sistema di collegamento tra la stazione ferroviaria e il resto della città”.
In chiusura il candidato Sindaco ha espresso rammarico per la spaccatura a sinistra che vede, oltre al candidato sostenuto da Pd, Socialisti e Laboratorio per Imperia, Guido Abbo, anche la candidatura di Maria Sepe per Potere al Popolo. “Una scelta politica sbagliata, che personalmente mi ha fatto rimanere male. Il progetto avrebbe potuto essere unitaria, ma se qualcuno dice che deve continuare a rappresentare il progetto nazionale, fa una scelta sbagliata per la città”. Nel 2013, ricordiamo, la sinistra si presentò unita sotto il nome di Imperia Bene Comune, che raccolse le varie anime della compagine arrivando a eleggere due consiglieri: Gian Franco Grosso e Mauro Servalli. Entrambi non saranno candidati il prossimo 10 giugno.