Una nostra lettrice, Pasqualina Gilardi Cerutti, proprietaria di un appartamento nel condominio di Pian della Castagna, ci ha scritto in relazione alla situazione venutasi a creare dopo l’apertura di un centro di accoglienza per migranti nella zona:
“In queste ultime settimane, anche grazie alla vostra puntuale copertura, la località è balzata agli onori della cronaca perchè nel grande caseggiato che affianca il nostro condominio sono state collocate alcune decine di richiedenti asilo, con la previsione di superare le quaranta persone. In anni recenti ho aderito ad un progetto del comune di Torino che prevedeva l’inserimento in famiglia di persone con gli stessi trascorsi ed ho ospitato con la mia famiglia prima un ragazzo somalo, poi un etiope e quindi un profugo del Darfur. Eppure, nel caso specifico, ho più l’impressione che più che di inserimento si tratti di occultamento. Impressione rafforzata dal fatto che in condominio non si è mai saputo di sopralluoghi da parte di enti quali la Asl o altre autorità locali che certificassero l’idoneità della struttura all’accoglienza, nè sicuramente tali autorità si sono premurate di informare e consultare chi viveva o anche solo temporaneamente risiedeva nelle vicinanze della struttura. In conseguenza di tale leggerezza si sono ovviamente prodotti nervosismi e tensioni tra residenti e villeggianti, con un danno morale che coinvolge inevitabilmente gli ospiti della struttura. A peggiorare le cose, allo stato attuale lo stabile presenta un aspetto deprimente a causa della grande quantità di masserizie sgomberate per fare posto agli ospiti e abbandonate nel cortile o, ancora peggio, appoggiate ai parapetti con rischio di caduta sopra i nostri parcheggi sottostanti. Spero con questa mia di sollecitare l’intervento di qualche persona di buon senso e buona volontà. La mia esperienza personale mi convince che esiste la possibilità di inserimenti rispettosi della dignità e dei diritti delle persone, nativi o stranieri che siano, perciò faccio appello alla responsabilità delle parti in causa”.