Sanità - 08 gennaio 2017, 06:00

L'adolescenza: scopriamo un'esperienza esisteziale incompleta

Eccoci ad un altro appuntamento con la D.ssa Barbruni Irene, psicologa, che ci spiega del difficile periodo adoloscenziale

Eccoci ad un altro appuntamento con la D.ssa Barbruni Irene, psicologa, che ci spiega del difficile periodo adoloscenziale.

Per parafrasare Pirandello possiamo dire che l’adolescente è un personaggio in cerca d’autore, nel senso che non riesce a trovare il senso della propria esperienza, della propria stagione esistenziale. L’adolescenza è una stagione di attesa della maturità, quindi un preludio, ma viene vissuta come la stagione per eccellenza, come se la vita chiamasse in quel periodo ad esprimere il meglio di sé; da qui nasce quel senso di tragedia di fronte alle frustrazioni. L’adolescente non sa chi è, spesso in questa ricerca modifica e cambia gli atteggiamenti e le scelte percependo se stesso confuso e instabile: citiamo ancora Pirandello del Uno, nessuno e centomila. Dobbiamo tenere ben presente questo aspetto di quell’esperienza, e sottolineo esperienza esistenziale, in quanto proprio in quegli anni si possono sviluppare le tendenze che nella maturità arriveranno a compimento. Purtroppo nella società contemporanea il tempo dell’attesa, di godere dopo del frutto del proprio impegno, è oscurato dall’esigenza del vivere il qui e ora, l’attimo fuggente, che tronca la temporalità del divenire. Quindi, tutta l’esperienza è consumata nel qui e ora. Questo implodere nel tempo presente causa l’interruzione dello slancio vitale verso il futuro,  da qui un profondo vissuto di inautenticità che può condurre all’uso di sostanze. Perché l’esperienza dell’inautenticità è dolorosa ed alienante.  

L’equivoco dello scontro generazionale:  natura di una relazione tradita

Questa visione della tematica relazionale come scontro tra generazioni è un concetto mutuato dagli anni cinquanta e sessanta, dove vigeva una realtà diversa da quella attuale. In quel contesto socio-culturale il giovane viveva sotto la predominanza di un’autorità che si imponeva su di lui: da qui le lotte politiche e di rivendicazione sociale. Oggi l’autorità non ha più quegli aspetti: il giovane gode di molta più libertà, spesso tuttavia non sa come usarla. Nell’attuale situazione socio-culturale, il principio di autorità è meno opprimente,  alle volte assente; quindi il disagio generazionale non si manifesta come conflitto (cioè come contrasto e lotta tra idee diverse), quanto piuttosto come scontro sterile per mancanza di progettualità, sia da parte del giovane che da parte del genitore.  Il giovane spesso giunge ad una falsa autonomia, nel senso che interpreta la sua libertà di movimento come autonomia. Ma la vera autonomia si raggiunge con l’indipendenza economica a cui difficilmente il giovane giunge, e spesso neanche cerca.  Questo è frutto di una società prevalentemente declinata sull’edonismo: la società dei consumi non può che  essere edonista, perché il consumismo spinge ad un uso veloce dei prodotti che si acquistano e ciò ne rende superficiale l’utilizzo. Quindi è più una corsa al superfluo che al necessario. (Chi volesse approfondire la questione  veda gli studi di Z.Bauman). Questo sistema economico sviluppa un codice di valori confuso. Dato che l’adolescenza è un’esperienza, come sopra si diceva, attraverso la quale l’individuo cerca una propria identità stabile, in un tale constato “liquido”, il giovane  stenta a definire se stesso, a conoscersi a fondo.  Da ciò molte delle ansie e delle angosce di quella stagione della vita. Tuttavia l’adolescenza è una situazione esistenziale potente e ricca di possibilità. Se il giovane saprà indirizzare convenientemente la potente energia che lo traversa, saprà evolvere verso una maturità piena. Altrimenti rimarrà invischiato in varie forme di dipendenza. Infatti la giovinezza più che di conoscenze è desiderosa di esperienze e questo rende vulnerabili.

Considerando le riflessioni riportate, tenendo conto ovviamente delle differenze individuali, è importante saper leggere i comportamenti degli adolescenti alla luce dell’epoca esistenziale e delle problematiche individuali al fine di comprenderne il pieno significato. Il dialogo che il genitore o l’educatore instaura, dovrebbe tendere ad un ampliamento dell’orizzonte esistenziale del giovane e ad una tipologia di relazione basata sulla reciprocità. Se il figlio, infatti, è identificato nel ruolo di sola richiesta, è spinto al continuo uso e dominio dell’altro. Diversamente se viene sollecitata la sua capacità solidale sarà chiamato ad una maggiore realizzazione di sé attraverso un ruolo sociale più adulto. Anche il genitore non deve percepire la propria relazione con il figlio nell’immediatezza, ma in una prospettiva di più ampio respiro  nel tempo.

In alcuni casi può essere d’aiuto una consulenza specialistica per far fronte a problematiche che necessitano di un supporto psicologico rivolto ai genitori o direttamente al giovane. Tanti giovani non riescono ad esprimere il loro vissuto interiore, ecco che l’incontro con lo psicologo può aiutare a ritrovare il contatto con le parti più significative di sé.

                                                                           D.ssa Irene Barbruni

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