"'Per Santa Reparata (l'8 di ottobre), dicevano i vecchi, ogni oliva è inoliata'. La grande stagione dell'olivo è, dunque, iniziata, magari sottotono, date le scarse quantità del prodotto di quest'anno, mentre tra polemiche e aspettative, prende, intanto, l'avvio in queste ore l'appuntamento novembrino di Olioliva: una manifestazione sempre gradita, ma mai risolutiva, purtroppo, per l'inadeguata conoscenza dell'olio ligure e la difficoltà della sua vendita sul mercato. Se il tradizionale evento dell'autunno imperiese si rivela da un lato un'ottima occasione mercantile, dall'altro, difficilmente riesce, infatti, a far fare un salto di qualità nel pianeta olio alla nostra produzione per ragioni purtroppo endemiche: dalla limitatezza dell'offerta alla scarsità (anche se spesso la fantasia non manca) della promozione pubblicitaria e, last, but not least, al minor appeal del nostro olio per il palato in non poche aree del mondo.
L'attuale battaglia sulla denominazione appare, quindi, una battaglia tutto sommato sterile se non si pone mano alla questione di fondo (o meglio alle molte questioni di fondo) e non si combatte quella che è la vera madre di tutte le battaglie dell'olio ligure: incidere maggiormente, andando oltre l'autoconsumo o quello di turisti ed amatori. Un tempo Imperia era davvero la capitale dell'olio, ma erano, come si dice, altri tempi. Imperia era anche abile a creare miscele che piacevano nel mondo come Grasse, in Francia, per i profumi: Grasse non produce più niente in zona, ma sa miscelare ed è rimasta la stessa, con lo stesso appeal. Imperia deve uscire da questa fase autolesionistica. Il sogno o la prospettiva di una qualità proposta a livello di nicchia, d'altronde, si configura oggi come una via obbligata, se pur un'irraggiungibile chimera nel breve breve periodo. E ciò mentre infuriano le sterili polemiche sulla denominazione della taggiasca e e si affaccia e si apprende che la concorrenza pugliese ordina le nostre olive per sfruttarne il cultivar. Ciò nondimeno Olioliva si presenta comunque come un'occasione simpatica, forse un po' strapaesana, certamente ottimistica, offrendosi, in un certo senso, come una vetrina di discreto interesse nel panorama fieristico nazionale. Ma oltre Olioliva si può e si deve andare. E lo si spera davvero, tanto per il bene del nostro olio.
Pierluigi Casalino".