L'accoglienza ai migranti è un tema sempre ricorrente, caro alle autorità religiose, come al Vescovo Suetta, ma anche a quelle civili. Ma cosa succede quando chi è stato accolto, a sua volta accoglie altre persone? Questa è la storia di Maureen e di suo marito Ernesto che dall'Inghilterra si sono trasferiti a Valelbona circa 27 anni fa ed ora, dopo aver costruito qui la loro vita, hanno offerto il loro tempo e il loro affetto a chi ne ha bisogno: i migranti di Ventimiglia.
Dall'etichetta Emi Record a Vallebona: “Ho incontrato mio marito Ernesto a Londra, nella metà degli anni '80. Io ero l'addetta stampa per l'etichetta musicale Emi Records. Lavorando con le band ho viaggiato molto tra Europa a Stati Uniti, un periodo davvero eccitante, ma dal quale ho voluto poi allontanarmi. Ho incontrato mio marito Ernesto in una classe di spagnolo. Dopo aver avuto una figlia, ci siamo trasferiti a Vallebona, o meglio a 3 km dal pese, in aperta campagna. Viviamo qui da 27 anni, io insegnando e mio marito producendo olio”.
Come nasce il vostro aiuto ai migranti di Ventimiglia? “Circa 6 anni fa siamo incappati, per caso, nell'associazione Malar Trust Onlus, durate un nostro viaggio in India. Da quel momento ci siamo impegnati in questa piccola opera di carità italiana, il cui scopo è aiutare i bambini dei villaggi più poveri, attraverso l'educazione. Quando i migranti sono arrivati a Ventimiglia, il nostro primo pensiero, è stato: come possiamo aiutarli? Don Rito, parroco della chiesa di Sant'Antonio a Ventimiglia, ha aperto le porte della sua chiesa ed io e mio marito abbiamo iniziato la nostra opera di volontariato, aiutando a cucinare i pasti di circa 1.200 persone".
Cosa ti colpisce maggiormente dei volontari? “Sono rimasta stupefatta dall'amore e dalla determinazione dei volontari, che mettono da parte tutto quello che hanno, per dedicarsi a chi ha bisogno e arriva qui accompagnato solo dalla sua speranza. Lo scorso luglio, la Croce Rossa ha aperto il campo a Bevera e abbiamo continuato ad aiutare la chiesa di Don Rito, dove sono ospitate le famiglie e i bambini soli. Qui c'è spazio per circa 100 persone: io e mio marito cuciniamo per circa 100 persona 3 sere a settimane. In vita mia non avrei mai pensato di poter cucinare 14 kg di pasta in una volta sola!”
Cosa state imparando da questa esperienza? "Molti dei migranti presenti sono adolescenti e si cerca il modo di farli ricongiungere con le loro famiglie, ovunque siano in Europa. Si organizzano visite all'ospedale per chi ne ha esigenza e le cose di cui prendersi cura sono infinite. Allo stesso tempo abbiamo imparato molto, sulle persone, sulla loro giornata, sui loro problemi: a volte possono spezzare il cuore. La tragica storia di Milet è solo una di queste. La scorsa settimana ad esempio, una ragazza ha ricevuto la notizia del fratello morto in Libia: tutte le persone hanno cercato di starle vicino, ma era inconsolabile".
“Ci sono così tante storia da raccontare. Per una settimana siamo tornati in Inghilterra: ci mancava la chiesa e ci mancavano le persone. La prima cosa che ho fatto appena tornata, è stata cucinare con un gruppo di donne, ridere, parlare assieme e ascoltarle” ci racconta Maureen.