Bolkestein, il nostro nemico Frits, infine è arrivato sulle spiagge italiane, anche se con ogni probabilità le imprese balneari potranno dormire sonni abbastanza tranquilli. La Corte di giustizia europea, venerdì scorso, ha stabilito che la proroga automatica delle concessioni demaniali marittime è contraria alla direttiva Bolkestein sui servizi. Vedi il testo completo della sentenza Siccome ho sempre creduto nel motto latino in medio stat virtus, ero perplesso di fronte a certe preoccupazioni della lobby balneare, quando agitava lo spettro delle multinazionali russe e cinesi che sarebbero state pronte ad accaparrarsi gli arenili dello Stivale.
Sempre secondo la logica del medesimo detto latino, ero altrettanto scettico all’idea di applicare la norma europea così di punto in bianco, senza qualche tutela per gli investimenti effettuati dai titolari uscenti delle concessioni. Certamente hanno ragione, i balneari, quando osservano che tutto si riduce a un gioco tra poteri forti - i singoli Stati membri, l’Europa, le associazioni di categoria - e che, di conseguenza, possono esserci trattamenti diversi secondo le diverse capacità di condizionare le scelte politiche. A prescindere da ciò che sono state in grado di ottenere la Spagna e il Portogallo, con proroghe ultradecennali in circostanze però diverse dalle nostre, quello che ha penalizzato e continua a penalizzare l'Italia è l’incertezza. Leggi l'articolo precedente di Insider: Spiagge da paura. Bolkestein sta arrivando Incertezza dovuta alla mancanza di una legge chiara sull’argomento, alle soluzioni tampone finora escogitate da tutti i governi, cioè i rinnovi automatici delle concessioni esistenti, aspettando Godot. Godot potrebbe materializzarsi nella figura di Enrico Costa, ministro degli Affari regionali, che sta lavorando a una legge-delega per la riforma dell’intero settore.
Intanto, dovrebbe metterci una pezza un emendamento al decreto sugli enti locali, il cui esame è in corso alla Camera, che in sostanza farebbe temporaneamente salve le concessioni messe fuorilegge dalla sentenza UE (quelle in scadenza nel 2015, che erano state prorogate fino al 2020 senza procedure pubbliche di selezione). D’altronde, la stessa Corte di giustizia ha lasciato un buon margine di manovra all’Italia. C’è tutto lo spazio per negoziare con Bruxelles: no ai rinnovi automatici, d’accordo, ma spetta a noi trovare un bilanciamento tra una serie di elementi. Concorrenza internazionale e libertà di stabilimento, da un lato; riconoscimento del valore commerciale dell’impresa, creato dagli attuali concessionari, dall’altro. Così, se saremo abili, potremo trasformare Frits in un nostro caro amico, anziché un mostro di Bolkestein pronto a gridare buh! da dietro gli ombrelloni.