Quando muore un anziano, è una biblioteca che brucia: la chiusura, negli ultimi anni, di tanti piccoli negozi nei borghi dell’entroterra mi fa tornare in mente questo proverbio africano. Forse perché sono microcosmi in cui si mischiano tradizioni, saperi, convivialità. Esercizi commerciali e anche punti di riferimento per le persone che ancora si ostinano ad abitare nei comuni più isolati (di ostinazione e perfino coraggio bisogna parlare, data la scomodità dei luoghi e l’assenza di molti servizi). Se una bottega tradizionale abbassa definitivamente la serranda, è come chiudere per sempre le pagine di un buon libro.
Ciò vale, sia chiaro, anche per i molti negozi storici colpiti dalla crisi nelle città costiere. La concorrenza di centri commerciali e supermercati non fa sconti a nessuno, sono solo promozioni per attirare nuovi clienti, ma è così che va il mondo globalizzato. Allora mi piace pensare che qualche titolare di bottega deciderà di continuare il suo lavoro con l’aiuto messo in campo dalla Regione. I negozi di generi alimentari al dettaglio (o “misti”, cioè mini-empori che vendono un po’ di tutto) potranno partecipare al bando che assegnerà contributi a fondo perduto per coprire, nella misura del 40%, gli investimenti sostenuti per migliorare l’attività. L’importo dovrà essere compreso tra un minimo di 5.000 euro e un massimo di 20.000: tra le spese ammissibili troviamo le ristrutturazioni edilizie, l’acquisto di beni, attrezzature, arredi e anche di prodotti da rivendere. Previsto un bonus del 10% per le imprese ubicate in comuni con meno di mille residenti e del 15% per quelle costituite da under 35, con il duplice obiettivo di arginare lo spopolamento dell’entroterra e favorire l’occupazione giovanile. QUI il bando con tutte le informazioni
Da Airole a Villa Faraldi, in Provincia d’Imperia sono tantissimi i paesi potenzialmente interessati dall’iniziativa; in totale sono 160.000 euro disponibili per le piccole imprese commerciali del Ponente (un milione è la cifra stanziata per l’intera Liguria). Proprio adesso che va così di moda il cibo slow, sarebbe un peccato veder scomparire altre botteghe, espressione del chilometro super-zero. Cosa c’è di più comodo e rassicurante del salumiere sotto casa? Ben vengano i contributi regionali, ma servirebbe un piano di rilancio più vasto, ad esempio attraverso delle agevolazioni fiscali (sconti su Imu e Tari) e, perché no, attraverso iniziative organiche di turismo enogastronomico e manifestazioni come fiere e mercatini. Tutti elementi che potrebbero giovare ai nostri agricoltori e commercianti.