Si dice che la visione spettacolare e nitida della Corsica dalla costa ligure sia dovuto ad uno straordinario e stupefacente fenomeno di rifrazione. Fin qui la scienza, ma ci piace contemplare quella che potrebbe essere la luna della Liguria con gli stessi occhi dei nostri vecchi: una visione, si diceva, dalla Liguria, in particolare dal Ponente ligure. dell'isola così legata alla nostra storia, alle nostre tradizioni, alle nostre suggestioni, suggestioni che condividiamo con la Sardegna, terra di altrettante tracce di Liguria.
Un esempio, tra i tanti, di questo gemellaggio tra Ponente ligure e Corsica, oltre a quelli legati alle esperienze pastorali delle istituzioni ecclesiastiche della nostra regione, ci viene dalla parabola rivoluzionaria di Filippo Buonarroti, un nome che unisce l'isola corsa ad Oneglia. Fu proprio in Corsica, infatti, che avvenne la maturazione politica del Buonarroti, dapprima ammiratore del Paoli – eroe dell'indipendenza isolana - e poi suo detrattore (deluso per quello che egli definì un tradimento della causa della Rivoluzione da parte dell'eroe locale). Gli echi e le memorie genovesi e liguri si intrecciano in tale episodio della storia sabauda di Oneglia, inserendole nella passione politica di un tribuno della libertà che divenne in seguito un convinto assertore dell'idea patriottica unitaria d'Italia. Dialetti liguri (e onegliesi) si parlavano o si parlano ancora in parte, non a caso, in diverse aree corse e della Sardegna) e anche questo costituisce un di sutura tra le due sponde del mar ligure.
"La Corsica, diceva Buonarroti, è libera per mano francesi" e la Francia era il luogo dove accorrervi a piedi scalzi per difenderne il messaggio di Libertà, un messaggio che all'intellettuale pisano, formatosi alla scuola illuministica, doveva sembrare transnazionale. E la Corsica sembrava, specialmente, al Buonarroti il punto d'arrivo del pensiero di Rousseau. Quando più tardi abbraccio la visone proto-comunista di Babeuf, nella cosiddetta congiura degli uguali, Buonarroti non mancò di arricchire il contenuto sociale di tale messaggio. Un messaggio, quest'ultimo, apparso anti-liberale, che lo mise in cattiva luce a Parigi, a Genova e in Svizzera. Ciò che delle sue idee Buonarroti ebbe modo di sviluppare meglio fu tuttavia sul piano didattico (e non solo). E Oneglia si rivelò il teatro d'eccellenza, dove lo stesso Buonarroti, ancora entusiasticamente universalista, ebbe la possibilità di lasciare un segno significativo del suo passaggio, che restò uno dei momenti forti della sua eredità politica. Un'eredità che andò forgiandosi proprio tra Nizza e Oneglia (comprendendo Garessio e Loano), alla fine del XVIII secolo, anticipando persino il processo risorgimentale.