Ventimiglia Vallecrosia Bordighera - 25 novembre 2015, 17:00

Lo spettacolo deve continuare, anche senza teatro

Una chiacchierata con il baritono imperiese Ivan Marino: l'opera sui nostri palcoscenici, tra presente e futuro.

Andare a teatro a vedere un’opera? Chissà quanti di noi, probabilmente molti, hanno risposto con il classico “grazie, ma non posso, verrò un’altra volta”, cercando di dissimulare una punta d’imbarazzo. Perché l’opera, inutile nascondersi dietro a un finto sipario, spesso è considerata una faccenda noiosa. Un’interminabile svolgimento di atti e arie incomprensibili. Così ho discusso con Ivan Marino, baritono imperiese sempre più apprezzato dal pubblico (tra le sue esibizioni più recenti, l’interpretazione di Giorgio Germont nella Traviata al Teatro Goldoni di Livorno).

Lo spunto è la Traviata che andrà in scena all’auditorium, organizzata dall’associazione Ritorno all’Opera, di cui Marino è presidente e direttore artistico. Auditorium e non teatro, perché a Imperia il Cavour è chiuso a tempo indeterminato e quindi occorre arrangiarsi. Guardiamo il bicchiere mezzo pieno: la sala è nuova, può accogliere oltre 400 persone, è meglio di niente. Con qualche aggiustamento sull’acustica (i microfoni sono necessari) lo spettacolo può essere rappresentato. Certo, in sola forma di concerto, senza costumi né scenografie. Di questi tempi, è già molto così. Com’è stato scelto il nome per l’associazione? È nata nel 2008, racconta Marino, per far tornare l’opera in Liguria, dopo che era scomparsa dalla maggior parte dei palcoscenici. I problemi per questo genere teatrale vengono da lontano. È paradossale, spiega il cantante lirico, che l’Italia sia la patria di alcuni dei più grandi compositori e tuttavia non riesca a capitalizzare un simile patrimonio culturale. Di nicchia oggi, l’opera al contrario è stata una forma d’intrattenimento nazionalpopolare. Si tratta ahimè di un film già visto e rivisto: Paese dalle incommensurabili bellezze in tutti i campi dell’arte, incapace di trarne il dovuto profitto. Da una Pompei che crolla a un teatro inagibile, il filo teso è lo stesso. Possibile che in Germania perfino i bambini sappiano chi è Wagner, mentre da noi Giuseppe Verdi non è altrettanto celebrato? Le difficoltà insorgono dalla base, prosegue Marino, cioè dalla scuola, ormai così avara di vera istruzione. La cultura musicale è uno dei tanti esempi. Ai ragazzi della generazione X-Factor nessuno ha mai spiegato che cos’è un’opera, quali sono i meccanismi che ne regolano la messa in scena, qual è il significato dei testi e la bellezza della musica. Quindi il pubblico scarseggia, manca il ricambio generazionale.

Negli ultimi anni, l’associazione guidata da Marino ha organizzato innumerevoli opere e operette sui palcoscenici liguri (Ariston, Cavour e Politeama Dianese, per citare quelli a noi più vicini) e in altre regioni, in particolare in Toscana. Oltre a concerti lirici, conferenze, incontri per gli alunni. Poiché la scuola ha perso la sua centralità e le istituzioni sono sorde (eppure il teatro potrebbe garantire un buon ritorno economico turistico: guardiamo al modello estero dei musical, a quanto sono piene le platee nelle città d’Europa), non resta che affidarsi alle volonterose associazioni. Di ritorni, infatti, c’è un gran bisogno: non solo al teatro, ma anche all’arte in generale, alla scoperta del paesaggio, all’educazione civica. Da parte mia, inserirò tra i buoni propositi del 2016 la visione completa di un’opera. Ok, adesso lo posso confessare, non ne ho mai vista una dall’inizio alla fine.

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Luca Re