“Quando è morto Giovanni accanto al dolore della perdita di un fratello c'è stato per me un grande dolore come cittadina italiana.” Inizia così il suo racconto Maria Falcone in un Teatro del Casinò gremito, soprattutto di giovani e studenti. Giovanni Falcone, ucciso in un attentato il 23 maggio 1992 - in cui persero la vita con lui la moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta - ha scardinato completamente l'idea di mafia che fino a quel momento aveva avuto questo paese: da una situazione di omertà e di profonda negazione sull'esistenza di un fenomeno come quello mafioso; si inizia a fare i conti con la crudeltà di questo preciso sistema, talmente strutturato ed affinato da sembrare quasi qualcosa di incredibile.
Una strage, quella di Capaci, che scosse l’Italia come un terremoto immane, segnando le coscienze e dimostrando l’urgenza di una reazione intransigente e senza tentennamenti contro la mafia, da parte delle istituzioni e della società civile.
L'incontro, che rientra all'interno del ciclo “la cultura della legalità”, è stato introdotto dai magistrati: Dott.sa Grazia Pradella e Dott. Roberto Cavallone, a cui ha fatto seguito la presentazione del libro “Giovanni Falcone un eroe solo. Il tuo lavoro, il nostro presente. I tuoi sogni, il nostro futuro”, scritto da Maria Falcone in ricordo del fratello.
Il libro riesce a trasmettere il doloroso pregnante vuoto che il magistrato ha lasciato, vuoto che la sua opera, il suo lavoro, la sua figura riescono ad attenuare nella certezza che anche dopo vent’anni nulla è stato appannato, ma l’affetto verso di lui è accresciuto anche nelle persone che non hanno avuto il privilegio di conoscerlo. Questo grazie al messaggio che giorno dopo giorno ha contribuito a rinnovare la Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, un messaggio che si vivifica tra i più giovani, nelle scuole e nella società civile.
“Fino alla morte di Giovanni – ha detto Maria Falcone - tutte le morti della 'mattanza siciliana', verranno assorbite con indifferenza, lui con la prima indagine riuscirà ad individuare dei collegamenti fra alcune famiglie siciliane e altre sempre siciliane emigrate in America, il famoso processo 'Pizza Connection'.
Fu però il maxi processo la prima vera grande vittoria dello Stato nei confronti di “Cosa Nostra”, ma fu anche la causa definitiva della morte di Giovanni.”
Maria Falcone racconta i momenti successivi alla morte del fratello Giovanni: il senso di vuoto della perdita, ma anche la necessità e la capacità di ripartire, di ricominciare, di fare qualcosa per portare avanti le idee per le quali, fino alla sua morte, Falcone si era battuto.
“In quei momenti di dolore – prosegue la Falcone - c'è stato qualcosa che mi ha fatto cambiare idea. Giovanni diceva che la mafia era un fatto culturale e che sarebbe stata sconfitta solamente quando la società sarebbe cambiata. Ho pensato che l'unica cosa che avrei potuto fare sarebbe stata quella di andare a parlare con i giovani per raccontare loro la scelta di mio fratello. Giovanni credeva in due valori fondamentali: lo Stato e la democrazia, è questo che vorrei si ricordasse ed è questa la ragione per cui è stata creata la fondazione a lui dedicata.”
Da più di vent’anni Maria Falcone si dedica a mantener viva la memoria del fratello con un’attività intensa finalizzata a tutti, ma specialmente ai giovani, come educazione alla legalità.All'incontro hanno preso parte anche gli studenti del Liceo Cassini, Amoretti e la scuola Cavour di Ventimiglia.