Al Direttore - 09 ottobre 2015, 21:39

Sanremo: la vicenda umana e marinara del capitano Angelo Pesante raccontata da Andrea Gandolfo

Il capitano sanremese ebbe il privilegio di condurre il giovane Garibaldi nel suo primo viaggio per mare, quando il futuro Eroe dei due mondi aveva appena sedici anni e si era da poco iscritto nel registro dei mozzi di Nizza

Lo storico Andrea Gandolfo invia alcune brevi notizie biografiche sul sanremese Angelo Pesante il quale ebbe il privilegio di condurre Giuseppe Garibaldi nel suo primo viaggio per mare.

“Una delle vie, forse non tanto frequentate, del centro di Sanremo, tra via Manzoni e via Venti Settembre, è intitolata al capitano sanremese Angelo Pesante, ma probabilmente non tutti sono a conoscenza del fatto che tale personaggio ha avuto il privilegio non comune di aver condotto il giovane Garibaldi nel suo primo viaggio per mare, quando il futuro Eroe dei due mondi aveva appena sedici anni e si era da poco iscritto nel registro dei mozzi di Nizza. Pensando quindi a tutti coloro che vorrebbero sapere qualche notizia in più su questo nostro concittadino, invio alcune brevi notizie biografiche che lo riguardano, soprattutto in relazione ai suoi rapporti con Garibaldi”.

Ecco quindi il suo racconto della vicenda umana e marinara del capitano Angelo Pesante di Sanremo:

Tra i tanti personaggi che hanno avuto una parte più o meno importante nella vita di Garibaldi, assume particolare rilevanza, soprattutto per quanto concerne la giovinezza dell’Eroe dei due mondi, la figura del capitano marittimo sanremese Angelo Pesante, primo maestro di navigazione di Garibaldi.

Il capitano Angelo Pesante era nato a Sanremo il 1° novembre 1799, discendente da un’antica famiglia sanremese di marinai. Egli stesso decise di intraprendere la carriere marittima, prendendo il comando di un brigantino russo, La Costanza, della portata di 225 tonnellate, di proprietà dei negozianti nizzardi Lorenzo e Francesco Gioan, con il quale compì numerosi viaggi nel Mediterraneo. Fu proprio su questo brigantino che il capitano Pesante assunse come mozzo, nel gennaio 1824, un giovane sedicenne di Nizza, Giuseppe Garibaldi, che allora iniziava la sua carriera di marinaio mercantile. Garibaldi, che faceva parte di un equipaggio composto in gran parte da marinai sanremesi, navigò sulla Costanza di capitan Pesante dal 29 gennaio al 28 luglio 1824, giungendo fino alle coste del mar Nero, dove sostò nel porto di Odessa. A bordo del brigantino Garibaldi fece quindi la sua prima esperienza come marinaio, sotto l’abile e sapiente guida di capitan Pesante. Le sue giornate trascorrevano tra la pulizia della tolda e della sua camera, le ore passate al timone del brigantino, dove Pesante gli insegnava pazientemente a governare la nave, la cucitura delle vele e lo studio delle scienze nautiche, sempre diligentemente aiutato e consigliato dal capitano sanremese.

Nelle sue Memorie così Garibaldi rievocherà la sua prima esperienza marittima sul brigantino La Costanza, tessendo nello stesso tempo un caldo elogio delle doti marinare del capitano Pesante: «Com’eri bella, o Costanza!, su cui dovevo solcare il Mediterraneo, quindi il mar Nero, per la prima volta! Gli ampi tuoi fianchi, la snella tua alberatura, la spaziosa tua tolda e sino al tuo pettoruto busto di donna, rimarranno impressi sempre nella mia immaginazione. Come dondolavansi graziosamente quei tuoi marinai sanremesi, vero tipo de’ nostri intrepidi Liguri!... Intanto l’addolorata madre mia, preparavami il necessario per il viaggio a Odessa col brigantino Costanza. Capitano Angelo Pesante di Sanremo, il miglior capitano di mare, ch’io m’abbia conosciuto. Se la nostra marina da guerra prendesse l’incremento dovuto, il Cap.no Angelo Pesante dovrebbe comandare uno dei primi legni da guerra, e certamente non ve ne sarebbe meglio comandato. Pesante non ha comandato bastimenti da guerra, ma egli creerebbe, inventerebbe ciocché abbisogna in un barco qualunque, dal palischermo al vascello per portarli allo stato d’onorare l’Italia».

Dopo la fine del viaggio in Oriente con La Costanza, Garibaldi ritornò a Nizza, dove continuò a viaggiare sul bastimento del padre Domenico, la Santa Reparata. Il capitano Pesante invece navigò per altri dieci anni sul suo brigantino, incorrendo a volte anche in spiacevoli avventure, come quella capitatagli nel giugno 1826, quando la sua nave, carica di grano, venne assalita nel mar Egeo in una zona compresa tra le isole di Tino e Miconi, da sessanta pirati turchi, che condussero il brigantino in un isolotto vicino, dove costrinsero Pesante a consegnare loro tutto il grano, e quindi si dileguarono con il ricco bottino. Dopo una serie di altri viaggi, La Costanza finì con l’affondare durante un naufragio nelle acque fra la Morea e la Sicilia nel dicembre 1835. Secondo una tradizione, di cui non è però possibile accertare l’autenticità, Pesante, nel 1838, avrebbe condotto Garibaldi da Rio de Janiero a Montevideo su un bastimento, a bordo del quale non è chiaro se il capitano sanremese svolgesse le funzioni di marinaio o di passeggero.

Nel 1839 Pesante venne nominato viceconsole di Spagna a Sanremo, mentre poco dopo conseguì la patente di capitano di prima classe. Dal settembre 1843 riprese i viaggi nel mar Nero, nel corso dei quali si distinse per i suoi atti di coraggio e umanità. Il 12 gennaio di quell’anno Pesante si prodigò con successo per salvare l’equipaggio del tre alberi francese La Merola, che con destinazione il porto di Marsiglia, era naufragato nel tratto di mare antistante Sanremo. Per questo suo valoroso comportamento, il capitano Pesante venne insignito nell’agosto 1843 della medaglia d’onore della Marina in argento dal re di Sardegna Carlo Alberto e di una medaglia d’oro al valore dal re di Francia Luigi Filippo. Nell’inverno successivo Pesante salvò gli equipaggi di due navi spagnole, meritandosi il plauso della regina di Spagna Isabella II, che gli conferì la Croce di cavaliere del reale ordine americano di Isabella la Cattolica.

Intanto ricomparve sulla scena Garibaldi, che, tornato dal Sud America, si mise in contato con Carlo Alberto per partecipare alla guerra contro l’Austria. Appena arrivato a Milano, il 10 luglio 1848, Garibaldi scrisse subito al capitano Pesante, rivolgendogli parole da cui traspare la sua grande stima e amicizia per l’antico maestro: «Amico io ve lo sarò per tutta la vita, e nel caso che la fortuna mi chiami a servire il mio paese sul mare, io non scorderò mai la perizia e valore vostro, non solo come pilota, ma come capace dei primi gradi; ed in caso io avessi alcuna influenza, la impiegherei certamente tutta acciò non perdesse l’Italia la poderosa vostra cooperazione».

Il 14 settembre Garibaldi scrisse ancora a Pesante per ringraziarlo dell’ospitalità che egli aveva concesso alla moglie Anita, che era passata da Sanremo poco prima ed era stata accolta e ospitata gentilmente dalla famiglia Pesante. Nel pomeriggio del 26 settembre 1848 Garibaldi stesso giunse inaspettato a Sanremo, dove fu accolto da Pesante nella sua casa di via Gaudio. Sparsasi in breve tempo la notizia della presenza di Garibaldi in città, una grande folla si radunò sotto la casa di Pesante acclamando il suo illustre ospite, che tenne un accorato discorso alla folla, incitandola a combattere per la causa dell’indipendenza e dell’unità italiana. Due giorni dopo Garibaldi lasciò Sanremo per dirigersi verso Roma, salutando affettuosamente il suo vecchio amico, non sapendo forse che quella sarebbe stata l’ultima volta che si sarebbero visti. Il 18 giugno del 1882, pochi giorni dopo la morte del generale nizzardo, il Comune di Sanremo fece apporre una lapide sulla facciata della casa di Pesante, per commemorare la breve visita di Garibaldi nella nostra città. Il testo diceva: «Da questa casa / Giuseppe Garibaldi / nel dì XXII settembre MDCCCXLVIII / confortò il popolo / a non disperare nelle sorti d'Italia / Il Comune pose questa memoria / XVIII giugno MDCCCLXXXII».

Prima della partenza per il suo secondo esilio, Garibaldi si ricordò ancora di salutare il suo carissimo amico sanremese, scrivendogli l’ultima lettera che i due si scambiarono prima della morte di Pesante. In essa, scritta da Genova il 15 settembre 1849 in attesa di imbarcarsi per Tunisi, Garibaldi scriveva al suo vecchio maestro: «Non vi mando altro che un addio, a voi ed all’amabilissima vostra famiglia, a cui tanto obbligo io devo di gentilezze. Io parto domani per Tunisi e bramo una vostra lettera. Saluti all’eccellente nostro Massabò ed amate tanto chi vi ama».

Il capitano Pesante morì a Sanremo il 3 aprile 1852, ma rimase sempre vivo nella memoria di Garibaldi, che, nel suo ricordo affettuoso, lo avrebbe associato a quello degli intrepidi ed esperti marinai sanremesi, con i quali per primo solcò il mare. Tale sua simpatia per la nostra città traspare anche dalle lettere che egli scrisse da Caprera alla Società degli operai sanremesi tra il 1870 e il 1873. Il 5 gennaio 1870, ad esempio, scriveva: «Sì! Io amo S. Remo, perché coi suoi figli generosi, io iniziai l’aventurosa mia carriera, e da cotesti arditi navigatori, io imparai a disprezzare il pericolo», mentre il 10 giugno 1873 dichiarava ancora alla stessa società: «Io rivedrei Sanremo con tanto amore quanto la mia città natia». Il 16 febbraio 1878 Gatribaldi ribadì ancora una volta la sua stima verso Sanremo e i suoi coraggiosi marinai in una lettera al marchese Filippo Villani, in cui scriveva: «Voi abitate oggi la città di tutte le mie simpatie. Cotesti valorosi marini di S. Remo furono i miei primi educatori».

Grazie al rapporto che intrattenne con Garibaldi, e nonostante una vita fatta di sacrifici e rinunce, il nome del capitano Angelo Pesante di Sanremo, a differenza di quello di tanti altri capitani liguri abili ed esperti come lui, ha così ottenuto il privilegio non comune di passare alla storia, costituendo motivo di onore e prestigio anche per la millenaria tradizione marinara della nostra città.

Dott. Andrea Gandolfo - Sanremo

Redazione