Attualità - 06 giugno 2015, 15:00

Ventimiglia, Mortola: intervista a Carlo Maria Maggia, garden designer, figura poliedrica tra l’arte e la cultura botanica

"La mia passione per le scienze naturali e l’arte erano soltanto un bellissimo hobby, un modo per rilassarmi tra una competizione ed un’altra, ed oggetto di studio”.

Chi percorre le strade della Mortola a Ventimiglia è abituato a volgere lo sguardo verso il mare, verso i giardini Hanbury, ma se solo alza lo sguardo a monte può vedere una torre saracena circondata da un altrettanto ricco giardino. Questa proprietà letteralmente resuscitata dopo essere stata per anni una collina abbandonata ora appartiene a Carlo Maria Maggia, garden designer, una figura poliedrica tra l’arte e la cultura botanica.

Sig. Maggia lei nasce a Torino ma si può dire che già dall’infanzia si è sentito adottato dal nostro ponente ligure

Sì, sono stato conquistato da questo meraviglioso angolo intemelio già dall’età di 8 anni quando mi recavo qui sulla costa con la mia nonna pittrice e insieme a lei dipingevo ad olio le realtà di questi luoghi”.

Una passione emersa molto presto e non certo l’unica, insieme ad altre è diventata oggi fulcro principale della sua vita

Anche la botanica e più in generale la passione per la natura ha avuto modo di esprimersi fin da subito, è infatti da far risalire sempre all’età di 8 anni anche il primo orto che ho curato, ma il mio è stato un percorso piuttosto articolato. Dai 14 ai 27 anni la mia attività principale erano le corse, ho sempre corso da professionista, prima in moto poi in macchina nel rally. La mia passione per le scienze naturali e l’arte erano soltanto un bellissimo hobby, un modo per rilassarmi tra una competizione ed un’altra, ed oggetto di studio”.

Dalla fine degli anni ’80 poi il cambio di rotta

Da quel periodo ho iniziato ad occuparmi dei giardini, prima principalmente solo con la progettazione, poi creai un’azienda diventata leader nella costruzione di giardini d’inverno e serre di gusto settecentesco e ottocentesco. Un lavoro che ha riaperto un mercato che non esisteva più in Italia riproponendo strutture che da almeno cento anni nessuno faceva più, e tutto questo ha funzionato molto bene. Nel 2005 ho venduto l’attività perché più che l’imprenditore mi interessava seguire il mio lavoro di paesaggista e di garden designer che amo molto e che mi porta in giro per il mondo. Ho fatto ricerche ecocompatibili, scritto saggi e libri sui giardini e mi sono interessato profondamente alla ricerca per rendere i giardini piu’ ecocompatibili”.

Come mai questa scelta di passare dalle corse e dall’ambiente dei motori al paesaggismo?

Una scelta che nasce dall’esigenza di cambiare continuamente argomento e strumento con il quale suonare, io ho bisogno di avere sempre stimoli nuovi quindi ogni tanto ho bisogno di cambiare tutto, è proprio nella mia indole ed io nella mia vita tante volte ho seguito questa necessità.

Tuttavia anche se apparentemente i motori sembrano non avere nulla a che fare con il mio lavoro in realtà sono accumunati dall’attenzione per i particolari cosa che io cerco di esprimere attraverso il mio gusto sofisticato per i dettagli, le piante particolari, insolite e mai due progetti uguali. Una caratteristica molto apprezzata dai miei clienti”.

Oggi quindi i ruoli si sono invertiti, quello che prima era l’attività principale adesso è diventato hobby e viceversa?

Certamente, partecipo ancora ad alcune gare di enduro e di cross, vado a correre in montagna e pratico altri sport, ma la mia professione oggi si divide essenzialmente fra tre attività. la professione di garden designer, con progetti a bassa manutenzione e a basso consumo di acqua, senza rinunciare alla scenografia.

La seconda tratta la gestione e la valorizzazione della proprietà della Mortola dove recuperando un immobile storico risalente al 1500 affitto a stranieri la foresteria immersa nel parco botanico, che può dirsi un piccolo giardino Hanbury, dove ci sono più di diecimila piante provenienti da tutto il mondo su una superficie di due ettari. E’ anche il mio giardino sperimentale, la mia sede dove progetto i giardini e dove elaboro parte delle produzioni artistiche di tipo ambientale. L’ultima attività nasce invece l’anno scorso. Con un’amica, Margherita lombardi giornalista botanica, abbiamo deciso di dare vita ad un progetto molto ambizioso di valorizzazione del patrimonio botanico italiano seguendo uno spirito puramente filantropico e mecenatistico, “Italian Botanical Heritage”, il primo censimento mai realizzato al mondo sul patrimonio botanico italiano che a distanza di un anno ha già migliaia di utenti di 130 nazioni diverse.

Se dovete quindi pensare, o ripensare il vostro spazio verde, terrazzo, giardino o parco, potete contattare Carlo Maria, che sicuramente ottimizzerà il vostro budget con soluzioni raffinate ed ecologiche.

The mortola tower, Pagina Facebook italianbotanicalheritage.com

www.carlomariamaggia.it

Lorenzo Ballestra