Al Direttore - 09 maggio 2015, 13:22

Il Ponente ligure dalla repubblica ligure al potere piemontese. Il racconto di Pierluigi Casalino

"Con l'avvento della repubblica democratica furono innalzati nelle piazze liguri gli alberi della libertà..."

Congresso di Vienna

"Con l'avvento della repubblica democratica furono innalzati nelle piazze liguri gli alberi della libertà (alcune di esse portano tale nome da allora, come quella di Laigueglia). Vi furono, peraltro, come avveniva ad ogni cambiamento di regime politico, sostituzioni di nomi e abbattimento di simboli del passato ordinamento, come la distruzione delle statue di Andrea Doria, atti che furono riprovati dallo stesso Bonaparte. Ma nonostante la condanna napoleonica della deriva rivoluzionaria, seguirono comunque arbitrii e vendette civili in tutto il territorio dell'ex repubblica ligure. Persino l'eccessivo spirito anticlericale ispirato dai giansenisti e le imprevedibili norme anti-nobiliari della nuova costituzione ligure filo-francese vennero riprovati da Napoleone. Il nuovo governo ligure fu presto coinvolto in quella guerra "sardica",a cui spinsero l'ambasciatore in Torino, Gnguené, il residente Sotin e il console Belleville. Napoleone, già Primo Console, era in Egitto e combatteva alle Piramidi, quando Carlo Emanuele IV fece attraversare un lembo della repubblica ligure dalle sue truppe, che si recavano a Carosio per la cattura di alcuni rivoluzionari. Alle scuse del sovrano sardo, il Direttorio, aizzato dai francesi, che soffiavano sul fuoco di antichi odi per scuotere il Piemonte, rispose con le armi. Fu una ridicola guerra, che portò dopo gli iniziali successi genovesi, i Piemontesi ad occupare Diano e Porto Maurizio, e che finì presto per ordine del governo di Parigi, il quale non aveva condiviso la manovra politico-diplomatica dei suoi rappresentanti a Torino e in Liguria. Una diretta conseguenza di quell'inutile e dannoso conflitto fu quella della nomina di una Commissione d'inchiesta in seguito a pubbliche denunce su delitti commessi da ufficiali e truppe liguri-genovesi nella Riviera di Ponente.

La situazione da Nizza a Savona, specialmente a Sanremo, Loano e Laigueglia, era veramente accesa e gli gli strascichi intestini non furono indolori sul piano civile. Le opposte fazioni rivoluzionarie e contro-rivoluzionarie non cessarono di contendersi la pubblica opinione e nella'occasione maturò, in assenza di Napoleone, la controffensiva di eserciti austriaci e russi, cui si unirono a Levante i 'Viva Maria', che a Ponente, peraltro ebbero minore successo. Con gli avvenimenti del 18 Brumaio, seguiti al ritorno di Napoleone Bonaparte in Francia, si ebbe un rivolgimento anche nel governo ligure, con riflessi e provvedimenti anche annonari più marcatamente filo-francesi - l'istituzione dei cosiddetti Novemviri a Genova-, che non normalizzarono del tutto  la situazione di completa anarchia in atto specialmente a Ponente, almeno fino a alla regolarizzazione amministrativa dei prefetti napoleonici: circostanza che segnò positivamente anche le condizioni della zona.

Il Ponente e il resto della Liguria vissero tranquillamente sul piano politico, se pur con qualche disagio economico, dovuto soprattutto al gravitare sempre più verso Parigi degli interessi generali. Tale  quadro provocò una certa insofferenza francofoba, a causa del maggior favore economico che le riforme francesi assicurarono alle classi più abbienti. La confusione ritornò dopo la restaurazione della repubblica aristocratica, alla caduta di Napoleone. Le libertà liguri erano comunque finite: il Congresso di Vienna decretava il passaggio della Liguria sotto il dominio piemontese. Quel dominio che in alcuni centri del Ponente avevano un tempo sognato per liberarsi dall'oppressione fiscale genovese, ma che, a conti fatti, non fu pari alle aspettative. Oneglia, ad esempio sopportò un declassamento per i suoi trascorsi rivoluzionari a vantaggio di Porto Maurizio, su cui si fondò poi anche la nuova provincia, nata dalla cessione di Nizza alla Francia nel 1864.


Pierluigi Casalino".

Redazione