Ventimiglia Vallecrosia Bordighera - 26 settembre 2014, 19:34

La Liguria al tempo dell'Imperatore Augusto nel racconto del nostro lettore Pierluigi Casalino

Le vestigia romane di Ventimiglia e di Albenga costituiscono una memoria vivente del mondo classico, compreso quello cristiano, che in Liguria ha donato ai liguri di oggi e al mondo intero un inesauribile lascito di civiltà

Trofeo delle Alpi alla Turbie

"Sono in corso le celebrazioni del bimillenario della morte di Augusto imperatore e anche la Liguria ricorda i fasti di quell'epoca. Il Trofeo delle Alpi, sito nella zona della Turbie, ci ricorda quegli splendori. Il discreto benessere del quale godettero alcune civitates liguri nell'età augustea non deve, tuttavia, indurci a credere che il dominio romano in quella che era chiamata la 'nona Regio' sia sempre stato apportatore di prosperità. Fin dai tempi della grande carestia del 68-67 a.C. e prima ancora della Lex Gabinia, in forza della quale si affidavano a Pompeo una flotta composta da duecento navi, un grosso esercito e un cospicuo finanziamento per combattere i i pirati che, nel Mediterraneo, intercettavano il grano (con l'ordine di reclutare soldati e rematori, oltre che di raccogliere danaro in tutte le altre province, si era colta la sensazione che, anche in Liguria, prevalessero gli interessi romani rispetto alle esigenze dei popoli conquistati.

Neppure il conferimento agli ex-federati della citadinanza 'optimo jure' cambiò questa situazione. Anzi, le comunità liguri, diventando romane, finirono per scontare, di riflesso, la crisi che attraversava la società destinata ad assimilarle. A Roma, del resto, con la comparsa dei piccoli proprietari terrieri  si era già assistito al dissolversi del ceto medio. Esisteva, infatti, una frattura tra i ricchi e i poveri e nel tentativo di risolvere il disagi della plebe, talvolta drammatico, si era fatto ricorso a provvedimenti di emergenza. Nel 58 a.C., con la Lex frumentaria erano state avviate distribuzioni gratuite di grano, non bastando il prezzo politico, a renderne possibile l'acquisto da parte dei meno abbienti. Cesare, nel 49 a. C., non appena assunti i poteri dittatoriali, aveva rimesso in vigore una vecchia norma, caduta in oblio, la quale vietava ai cittadini di tenere presso di loro somme superiori ai 60 mila sesterzi. Nel 46 aveva decretato per un anno il condono delle pigioni, imponendo prestiti obbligatori ai possidenti e alle città, anche in Liguria. Poco prima il tribuno Dolabella aveva posposto l'abolizione totale dei debiti che affliggevano in particolare gli artigiani riuniti in 'collegia'.

L'economia romana si dibatteva in un'insostenibile crisi e contraddizione. da un lato il lusso sfrenato di un'aristocrazia variegata, formata da ex ufficiali, funzionari pubblici, diplomatici, uomini d'affari, avvocati, letterati, latifondisti; dall'altro l la miseria della plebe e le sempre crescenti esigenze militari. Nel 44 a.C. i triumviri Antonio, Lepido e Ottaviano, divenuto poi Augusto imperatore, avevano in armi 43 legioni per il cui mantenimento occorrevano 800 milioni di sesterzi. Lo Stato cercava ovunque fondi e le necessità dell'impero creato da Augusto, che aveva anche creato la provincia italica con le sue diverse regioni, era quella di rinsanguare le casse dell'erario. In quel tempo anche la Val d'Aosta  era ligure e quelle tribù, chiamate dei Salassi, avrebbero potuto conservare la propria indipendenza, se i romani, attratti dalle miniere d'oro e d'argento della zona, non avessero deciso di mettere le mani su tali risorse. I Salassi, confitti una prima volta, si rifugiarono sui monti, promuovendo azioni di guerriglia contro l'invasore, attaccandone le legioni dirette nelle Gallie con scaramucce. Lo storico Strabone narra che i Salassi furono così audaci da imporre il pedaggio per ogni soldato romana che passava dalle loro parti e se i romani rifiutavano il tributo facevano ad arte precipitare dei massi, incolpandone la fatalità conseguente ai lavori costruzione di ponti e di strade. I Salassi ebbero anche la sfacciataggine di derubare Augusto in persona: l'imperatore ne fu così adirato che non perdonò ai liguri aostani l'affronto subito, ottenendone finalmente la resa senza condizioni. Anche la Val d'Aosta fu popolata così da tremila veterani che fondarono la colonia di Augusta Praetoria (Aosta). Ma né le miniere valdostane, né quelle dei Cantabri e degli Asturi, in Spagna, avrebbero potuto sanare il disavanzo delle casse imperiali, se Augusto non avesse riordinato le finanze pubbliche, instaurando una severa politica di austerità non a senso unico. Tale indirizzo proseguì anche sotto Tiberio che adottò un'analoga condotta oculata volta al definitivo risanamento del bilancio. Ma dopo le sconsiderate follie di Caligola, non tutte ascrivibili all'imperatore, e la successiva rinnovata onestà gestionale di Claudio, la situazione precipitò nella seconda parte del regno di Nerone, che spremette l'Italia e in particolare la Liguria, che conobbe anni di feroce fiscalismo, che ebbe solo un successore in quello genovese. Alla morte di Nerone, Ventimiglia soffrì la lotta tra i partigiani di Otone e Vitellio. Solo al tempo di Traiano la Liguria si riebbe pienamente, conoscendo una fase di discreta prosperità. Nella regione ligure, infatti, si mostrarono progressi nel campo rurale, avendo Traiano annunciato prestiti a favore dei coltivatori liguri. Lo stesso Traiano, preoccupato per i rischi di una deriva finanziaria, istituì dei curatori o controllori delle finanze municipali. La ferocia fiscale riprese e generò malcontento, nel contesto di una crisi istituzionale che vide il continuo contrapporsi di candidati al vertice imperiale.

La Liguria fu a sua volta protagonista di malumori e di rivolte di tipo fiscale, intrecciate con la lotta politica in atto in tutto l'ecumene romano. Anche se sono trascorsi secoli dall'età romana, la Liguria ha conservato molti dei caratteri di quell'universalismo vincente, che, unito all'originario patrimonio ligure e a quello delle successive ondate migratorie che si sono succedute sul suo territorio, lasciandone via elementi arricchenti, ha contribuito a formare l'idea ligure che tutti noi conosciamo: un'idea che consente alle sue genti di sopravvivere alle diverse e ricorrenti sfide della storia. Le vestigia romane di Ventimiglia e di Albenga costituiscono una memoria vivente del mondo classico, compreso quello cristiano, che in Liguria, coniugandosi con lo spirito locale, ha donato ai liguri di oggi e al mondo intero un inesauribile lascito di civiltà. E l'orizzonte ligure si stringe e si allarga, sprofonda e si innalza come le onde del mare, come le sue colline, come i suoi monti e le sue distese di ulivi. Come una nave che domina i flutti, scavalcandone le vette, appuntite come scogli, e scivolando in essi, per poi nuovamente emergerne intrepida, così la Liguria solca il mare della storia.

Pierluigi Casalino".

C.S.