Oggi chiude i battenti il mulino dell'Agnesi dove veniva prodotta la semola per la produzione della pasta il cui marchio si identifica con la città. Non è ancora del tutto chiaro il destino dei 28 addetti al loro ultimo giorno di lavoro, avendo l'azienda di Perugia, il Gruppo Colussi, proposto un piano di cassa integrazione e prepensionamenti pari al numero dei lavoratori che erano impegnati nel mulino che , però, non è ancora andato a regime.
La palla passa ai sindacati e alla Colussi, ma la patata bollente è in mano all'aministrazione Capacci e non solo per quanto riguarda la permanenza dell'Agnesi nel capoluogo. Sotto questo profilo bisognerà capire il destino della "Porta del mare" l'impattante complesso edilizio che dovrebbe sorgere nell'area delle ex Ferriere a finaco dello stabilimento. Da una parte Angelo Colussi ha chiesto al sindaco una estensione dell'area residenziale, dall'altra Carlo Capacci il cui padre è stato amministratore delegato di Agnesi e lui stesso ha mosso i primi passi lavorativi all'interno dello stabile di via Schiva, sembra intenzionato a giocarsi la carta fino in fondo: il via libera dal Comune arriverà solo se da Perugia giungeranno concreti segnali della volontà di mantenere la pproduzione della pasta a Imperia.
Ma sul fronte dell'occupazione la pratica Agnesi non è la sola scottante sul tavolo del sindaco: ci sono tormenti legati al caso Tradeco coi lavoratori dell'Ottagono pronti a inscenare lo sciopero della fame e i netturbini senza stipendio che in sciopero ci entreranno il 17 marzo prossimo, ci sono le concessionarie che chiudono i battenti e i negozi che tirano giù le saracinesche. Gli imperiesi attendono un segnale a cominciare proprio dall'Agnesi.