‘Bellezza’ nella serata dei duetti, dedicata ai grandi cantautori italiani. Peccato che nessuna delle cover fosse di una canzone uscita dal Festival. Lo ha sottolineato diverse volte Piero Chiambretti, nella conduzione di ‘Comunque vada sarà Sanremo’, la diretta di Radio Due dalle ‘cantine’ dell’Ariston. Decisamente bella ed apprezzabile la mano tesa ad un’altra prestigiosa Rassegna: quella della Canzone d’Autore, conosciuta come Premio Tenco e figlia dello stesso padre del Festival, il sanremese Amilcare Rambaldi.
E ‘contemporaneità’, promessa mantenuta con la vittoria, fra le nuove proposte, di ‘Nu juorno buono’ del salernitano Rocco Hunt, opzionato da ‘Piero C’ per il suo prossimo programma televisivo. Assieme al ritorno di Frankie hi-nrg dal 2008, è rimarcabile la presenza del rap, genere musicale fra i più interessanti, perché il rap è parola. In generale, attualmente si registra il fenomeno del rap meridionale, fortemente contestualizzato nel tessuto sociale del Sud Italia e spesso interpretato nel dialetto locale.
Si doveva aspettare la quarta puntata per vedere, pardon sentire, decollare il Festival? Non credo. Per me, che sto provando il modo ‘antico’ ma divertente di seguirlo via radio, le canzoni, pezzi radiofonici, hanno funzionato da subito. Tutte, anche quelle dei big eliminate al primo turno. Ad accumunarli agli emergenti, il revival della canzone d’amore, ma in un’ottica contemporanea appunto. Non il classico brano scritto per Sanremo, bensì il sentimento come speranza a cui aggrapparsi nelle difficoltà del Paese.
A proposito dei giovani: assenti, anche dalla radio. Già penalizzati dalla scaletta tv, che li ha relegati dopo la mezzanotte, com’è nella tradizione, forse da riconsiderare, del Festival. Peggio è stato nella diretta di Radio Due, che non è riuscita a collegarsi in tempo per le esibizioni, per cui alcune sono andate in onda parzialmente, altre non le abbiamo proprio ascoltate! Nemmeno in previsione le interviste per le impressioni a caldo sulla loro prima volta.
Vorrei, al contrario, far notare quanto il Festival continui a rappresentare, nell’era dei talent show e dei canali alternativi di Internet, una vetrina importante per gli emergenti, perché i tre minuti del pezzo di Sanremo fanno da apripista ad un progetto artistico, con tante ore di lavoro e di gavetta alle spalle e la collaborazione con affermati musicisti. E vorrei ricordare che nomi quali Bocelli, la Pausini, Ramazzotti e Zucchero arrivano dalle nuove proposte delle scorse edizioni e oggi portano alta l’Italia nel mondo.
Ha brillato per il silenzio in radio, inoltre, la città di Sanremo, che invece si era preparata ad abbracciare il Festival. Almeno sul piccolo schermo è stata trasmessa la promozionale da contratto e mi auguro si siano visti un po’ di più rispetto al passato i fiori della nostra Riviera. Unica citazione, fatta da Chiambretti, la provenienza di Arisa e Noemi da SanremoLab e di Renzo Rubino da Area Sanremo. Ron, aggiungo io, è stato il presidente della commissione di Area Sanremo 2013. Un successo per la Città dei Fiori, a dimostrazione che il laboratorio di Sanremo produce qualità.
Personalmente, nell’esperimento di seguire l’evento soltanto alla radio, mi mancano le immagini, che soddisfino la curiosità prettamente femminile per le mise del Festival. Nonostante il presentatore sia un concentrato di bravura e si soffermi sul taglio di capelli London style di Noemi e sulle trasparenze di Violante Placido, che ieri ha duettato con i Perturbazione, la sola band della 64esima edizione. Certo però che Renga con il look vecchio-nuovo e Scamarcio ad accompagnarlo alla batteria li avrei gustati volentieri!
In realtà, ‘Comunque vada sarà Sanremo’ si può vedere in streaming su pc, iPad e cellulare. Penso che il sapersi reinventare sia il segreto della radio, che dopo 90 anni (30 in più di Mamma Rai, la prima trasmissione è datata 6 ottobre 1924) gode ancora di ottima salute. Anzi, dopo questa esperienza, mi sono formata l’opinione che la radio sia diventata un punto di riferimento per gli artisti, i quali si raccontano attraverso l’intervista ed il gioco, insieme ad un capitano di razza come ‘Piero C’, cosa che non possono fare in televisione, dove sembrano irraggiungibili.
E spezzerei una lancia in favore degli autori, che firmano il Festival. Ieri sera Chiambretti, in una chiacchierata con Giampiero Mughini, che tornerà come opinionista per la finale, difendendo Fazio ha dichiarato: “Un calo di ascolti non corrisponde per forza ad un calo qualitativo del programma”. A me pare fisiologico, dopo anni di ascolti record. Ed esclusi dalla kermesse gli amici di Maria con il relativo stuolo di fan, speriamo a vantaggio di una gara autentica: è giusto osare. Siamo di fronte ad una ‘macchina’, che da 64 edizioni per una settimana catalizza l’attenzione nazionale sulla canzone italiana, sul contenitore che la valorizza e ne aiuta la diffusione e sul contorno di polemiche, facendoci dimenticare quello che succede nel resto del mondo. Il Festival è morto, viva il Festival!




















































































































































































































































