"Caro Direttore,
non sono un abituale utente di taxi, mi basta la mia auto e preferibilmente se posso vado a piedi, ma in una città come Sanremo il servizio taxi dovrebbe essere un fiore all’occhiello insieme a tanti altri fiori che purtroppo mancano all’appello.
Fuor di metafora, quando passo in Piazza Colombo e vedo il parcheggio davanti ai portici, inondato da auto bianche mi viene la malinconia. Immagino cosa potrebbe pensare un turista proveniente da quei paesi dove i taxi sono in continuo movimento, costano poco e li fermi con un segno della mano.
Per questo la querelle con i 4 (dico quattro) tassisti di Ospedaletti per impedire loro di costituire insieme a Sanremo un comprensorio unificato mi sembra il massimo del corporativismo.
Insomma si preferisce poltrire in macchina anziché dare un servizio. A Sanremo ma purtroppo anche in molte parti d’Italia i tassisti preferiscono leggere il giornale in orario di lavoro anziché accettare che vi sia una liberalizzazione di licenze e tariffe. Pensiero miope, puntare solo sul periodo del Festival e sull’estate, in questi tempi di crisi diventa per loro sempre più antieconomico. Almeno gli stabilimenti balneari chiudono in inverno, loro giustamente devono essere invece disponibili. Quanto lavoro potrebbero fare se si ingegnassero con abbonamenti, convenzioni, tesserini, prenotazioni per compensare le carenze di Riviera Trasporti e consentire il raggiungimento delle frazioni più sperdute.
Con la liberalizzazione ed una vera concorrenza tariffaria come è successo in molti altri settori economici le possibilità di guadagno aumentano per chi ha voglia di lavorare, i prezzi diminuiscono ed inoltre si aprirebbero nuove possibilità per l’inserimento di giovani tassisti.
Roberto Barbaruolo".