Pasquale Indulgenza, ex consigliere comunale del PRC, interviene in proposito all'attacco subito in relazione al caso del manifesto per i 'Marò' di fronte al Comune di Imperia:
"Nel suo vile attacco ai consiglieri di 'Imperia Bene Comune', vengo tirato in ballo, con accento sprezzante e chiaramente strumentale, dal consigliere Diego Parodi, capogruppo del 'Laboratorio per Imperia'. Mi auguro che l'Assemblea, di cui è presidente il suo referente politico Strescino, voglia alla prima, utile occasione, stigmatizzare formalmente queste aggressioni dal sapore denigratorio e dileggiante, comprese le parole indirizzate alla mia persona e alla mia trascorsa posizione di consigliere comunale e capogruppo del PRC".
"Nel frattempo segnalo amaramente al PD - prosegue - la qualità di questi suoi partners in maggioranza, del tutto eloquente in questa ultima manifestazione, ma, in ogni caso, pienamente riconoscibile come quella delle passate iniziative: una impronta di ultradestra e parafascista, palese nello stile e nella retorica prima che nella sostanza, molto spesso gravemente carente. Chi mi conosce sa che sono abituato ad esprimere il mio pensiero in modo aperto e trasparente, pertanto non mi esimo certo, come già altre volte ho fatto pubblicamente, di tornare sulla questione disgraziatissima che in modo così squallido viene riproposta: non ho mai ritenuto che la vicenda dei marò accusati di aver sparato e ucciso due pescatori indiani fosse meritevole delle 'mozioni degli affetti' e delle perorazioni 'patriottiche' che sono state mosse, anche localmente, da certi ambienti. A mio avviso, l'amor di patria, quello vero, è l'opposto del nazionalismo cieco e non perde mai di vista, comunque, l'amore per la giustizia e la realtà delle cose. Realtà che in questo caso, per quanto drammatica, ci dice tuttora che a quei due militari, che speriamo possano dimostrare la propria innocenza, è stato concesso dalle autorità indiane di venire in Italia per trascorrere un periodo festivo e un regime di detenzione, presso la nostra ambasciata, che, stando alle parole dello stesso ministro della Difesa Mauro, 'è molto dignitoso e gode del conforto dei familiari'. Il consigliere Fossati dice che il gesto della rottura del manifesto non avrebbe dovuto 'meritare nemmeno una riga di commento'. Ma al consigliere, che nel contempo non perde occasione di chiedere che sia steso nuovamente il 'lenzuolo' tenuto fino ad oggi esposto, chiedo di riflettere sul fatto che anche nella nostra città vi sono migliaia e migliaia di persone - forse decine di migliaia - che, senza essere del rango dell''anonimo 'idiota' di cui egli severamente parla, sono abbastanza 'idiote' dall'aver vissuto con disagio, se non con disapprovazione, il mantenimento di quel manifesto".
"Chiedo cioè di riflettere sul fatto che forse da parte delle pubbliche istituzioni, specie se elettive, spetterebbe altra sensibilità nel discernere e tener conto del pluralismo presente nella cittadinanza, soprattutto in relazione a circostanze altamente controverse. Per questa ragione, non vi è dubbio che se fossi stato consigliere comunale, pur rispettando le opinioni di tutti, avrei senz'altro chiesto di rimuovere quel manifesto. Lo dico, questo, anche e soprattutto all'indirizzo delle attuali rappresentanze che si riconoscono nel campo del centro-sinistra. Il consigliere Fossati ha certamente ragione nel richiamare il fatto che i problemi di Imperia sono altri e tanti e che di essi bisognerebbe occuparsi, tanto è vero che 'Imperia Bene Comune', oggi così gravemente attaccata, è impegnata quotidianamente nell'affrontarli con le denunce e le proposte che servono, come sarà domani, pubblicamente, per il progetto "Dal Parasio al mare", lasciato 'in eredità' dall'amministrazione Strescino. Lasciato 'in eredità' così come le altrettanto ben conosciute problematiche del porto turistico, della viabilità cittadina, dell'igiene urbana, della salubrità ambientale, dell'attività edilizia, delle società partecipate, dei servizi sociali.
Ma Fossati sa bene, altresì, che il manifesto 'salviamo i nostri marò' aveva assunto una forte valenza simbolica non tanto per la vicenda in sè, quanto per ricordare, in forza della sua stessa, perdurante esposizione, una iniziativa assunta unilateralmente e senza la condivisione del Consiglio cittadino dalla precedente amministrazione. E sa bene, non difettandogli realismo, come certe manifestazioni, apparentemente limpide e univoche, rechino in corpo mille ipocrisie: come mai, giusto ad esempio, nessuna indignazione fu meritevole di pubbliche e istituzionali perorazioni allorché gli statunitensi ottennero facilmente di prendersi i piloti responsabili della strage del Cermis, in cui erano orribilmente morte ben venti persone? Quanti manifesti avremmo dovuto stendere, allora, di fronte a quella palese vergogna internazionale, umiliante per il nostro Paese e per i parenti delle vittime? Dov'erano i 'cuori infranti' dell'amor di patria e quale nobile e intransigente battaglia hanno fatto?"
"In tempi tragici come questi, alla vigilia di una nuova guerra che le potenze occidentali vanno preparando e con il militarismo e le logiche alimentate dall'apparato militar-industriale - quelle manifeste e quelle portate 'sotto traccia' - denunciati frontalmente e accoratamente dalla Chiesa Cattolica, sarebbe forse opportuno che la Conferenza dei Capigruppo si ponesse il problema, anziché di rimettere dalla finestra del Comune il manifestone 'pro marò', di tenere una urgente discussione in Assemblea sulla spaventosa, dissennata escalation cui stiamo passivamente assistendo. E magari, dopo, di esporre dal pennone più alto del Palazzo Civico una bandiera della pace".