Concertone estivo, ma con temperatura da golfino, ieri sera allo Stadio Charles Ehrmann di Nizza per l’atteso appuntamento con i Muse: pubblico delle grande occasioni, circa 40.000 anime per sentire e vedere le prodezze di questo trio anglosassone. Scenografia imponente; effetti visivi, come promesso, di prim’ordine; una capacità globale di creare un tutt’uno fra musica e visuals; più di una volta mi è sembrato di partecipare più ad un’ “opera rock” che ad un concerto.
Dopo un’eccellente band di supporto, “Skip the Use”, alle 21,35 parte “the 2nd Law tour” sulle note di “Supremacy”: brano che apre anche il loro ultimo lavoro ed è un tripudio di fiammate lunghe 20 metri che escono da sopra il palco, riscaldando l’ambiente. L’inizio è scoppiettante, nel vero senso della parola, i Muse miscelano sapientemente i brani più conosciuti del loro repertorio “Super Massive Black Hole”, “Hysteria”, “Resistance” a quelli maggiormente trasmessi dalle radio in quest’ultimo anno del loro ultimo cd “Panic Station”, “Follow Me, “Animals”, “Madness”.
The 2nd Law Tour è un concerto che viaggia da oltre 10 mesi per tutto il mondo ed i Muse suonano con una perfezione quasi meccanica, procedendo con lo stesso ritmo con il quale potremo da casa inserire un Dvd e guardarci il concerto in Dolby system, con la differenza però che lo Stadio di Nizza mostra tutte le sue lacune per un’acustica non certo impeccabile a supporto delle chitarre distorte del frontman Matthew Bellamy.
Le due ore passano velocemente, ma i Muse non fanno praticamente mai nulla per coinvolgere il pubblico; ho sempre partecipato a concerti nei quali il rapporto simbiotico fra artista e pubblico crea quella magica alchimia che rende la performance dal vivo unica; qui i Muse eseguono il loro compitino, un “merci” buttato lì ogni tanto, ma a trasporto e comunicativa siamo abbondantemente sotto la sufficienza. Sulle note di “Undiscosed desires” parte la passerella in mezzo al pubblico fatta a tavolino, dove l’utilizzo di background vocal ricorda le performances ultime di Madonna (non è un complimento…). I bis sarebbero stati due, ma praticamente sembrava fosse solo uno visto che non c’è stato stacco; finalone con “Uprising” e “Starlight”, mi aspettavo che lo stadio finalmente si riscaldasse, ma nemmeno le ultime note hanno elevato il “mood” della serata.
Non c’è il tempo di finire i saluti che, dopo 60 secondi, si accendono le luci ed arrivano gli operai dell’organizzazione per smontare ed imballare il tutto, destinazione Torino. A proposito di organizzazione, nel precedente evento dei Depeche Mode avevo tessuto le lodi di un meccanismo pressoché perfetto, qui mi sono dovuto rimangiare tutto. Come scritto su “Nice Matin” stamane, le code sono state interminabili: traffico in tilt totale, nessuna assistenza sulle strade, polizia quasi assente e poco incline a dare consigli. Dalle 19, un’ora prima del concerto, l’anarchia ha preso il sopravvento: auto parcheggiate sulle aiuole, sulle piazzole adibite alla segnaletica, in mezzo ai spartitraffico; strade limitrofe prese d’assalto con parcheggi selvaggi in seconda e terza fila. Il sottoscritto ha parcheggiato in una rimessa per auto usate. La macchina l’ho accesa all’una e ventotto, dopo esser saliti a mezzanotte… un delirio!