Il 2013 per la Casino Spa sarà, complice la crisi, all'insegna del rosso. L'azienda guidata da Giancarlo Ghinamo prevede che le perdite diminuiranno in misura minore anche per effetto degli oneri legati alla riorganizzazione e dei tagli del costo del personale. Queste sono le difficili premesse che rendono ancor più impervia la strada della messa in sicurezza dell'azienda se dovesse trovare riscontro la certezza nella sigla di un accordo (che tarda ad arrivare) con le rappresentanze sindacali che dovrebbe pero' passare al vaglio dei lavoratori. Visto pero' le significative incertezze dei giorni scorsi, e se a questo si aggiungono e si evidenziano criticità non trascurabili come le divisioni tra i sindacati in merito alla strada da perseguire ,in primis l'incentivo all'esodo, le prospettive non inducono certo all'ottimismo.
Da parte di Casino SpA che ha ribadito che scostamenti temporali non sono ammessi e rimane intatto la volontà di imprimere una accelerazione sulla revisione organizzativa e sulla revisione dei costi,al fine di raggiungere e consolidare un equilibrio economico compatibile per la messa in sicurezza dell'azienda. Prudenza e solidità patrimoniale prima di tutto, senza il raggiungimento di questi obiettivi il cerchio si chiude e la 'casa' nonostante la cautela del caso mancando il rafforzamento della solidità patrimoniale si vedrebbe costretta ad attivare conseguentemente le procedure dei licenziamenti collettivi e ricordare che, al di là dei proclami, lo spazio di manovra per uscire dai binari del rispetto degli obiettivi prefissati è quasi inesistente. Un vero e proprio conto alla rovescia è quello avviato per soluzionare la problematica.
Tema caldo e decisione da prendere e se si può ricorrere o meno, a quei contratti di solidarietà che vengono concessi ai dipendenti di piccole e medie imprese fuori dalle vecchie regole ma (sul fronte delle coperture tutti hanno espresso perplessità) il vero problema è costituito che i quattrini messi a disposizione per l'anno in corso sono già finiti e chissà, quando e se il Ministero dell'Economia ne reperir altri da mettere a disposizione del Lavoro. Oppure, allontanandosi dai vecchi e radicati atteggiamenti che in questa situazione sono fuori luogo, andando nella direzione di esaminare tutta una serie di cose e quindi trovare e individuare un accordo 'tampone' dove e' prevista una maggiore flessibilità' in uscita e accompagnata dal mondo del lavoro (in poche parole,chi va a riposo prima del previsto dovrebbe ricevere un contributo economico) uscita, che ha molti vantaggi sui costi del personale . Quindi, innanzitutto occorre incentivare ciò che crea e genera valore e proprio per questo è una delle priorità unitamente alla riduzione del costo del lavoro con penalizzazioni economiche sulle retribuzioni dal quale dipendono riduzione dei costi, produttività e competitività vero punto di sintesi tra personale e azienda. Il problema è che tutte queste priorità non è detto che siano accettate da una platea significativa di dipendenti, aumentare la produttività' e abolire alcuni vincoli di flessibilità su cui ripiegare in modo di 'blindarsi' in attesa di tempi migliori non pare essere ,secondo i 'rumors', una delle priorità del personale.
Il problema che queste causali sono centrali per mettere in sicurezza l'azienda e cercare di ripartire e per salvarsi, come si dice in gergo: ‘quando si ha un colpo solo da sparare per centrare l'obiettivo , quel colpo deve arrivare a destinazione’. Anche se può sembrare irrealistico è l'unica strada per ridare speranza a un'azienda che pare stremata.