"Per gli innamorati della musica spesso le cose non vanno come dovrebbero andare. La felicità dell'ascolto e l'esperienza dell'estasi assoluta non possono circoscriversi in cerchie ristrette, devono socializzare, dilagare. Ma vale anche il contrario: chi abbia la vocazione autentica alla socialità non può non innamorarsi della musica e dei suoi interpreti.
Sanremo lo ha capito da un pezzo e chi si avvicina a Sanremo coglie l'intero significato di questo messaggio: un messaggio che è diventato totalmente, genuinamente sanremese, grazie all'invenzione del suo Festival canoro, un'istituzione che in modo ricorrente sa farsi ascoltare e riascoltare. E' impossibile, dopo aver seguito il Festival e soprattutto dopo averlo ascoltato, non fremere per il desiderio di conoscere come andrà a finire e di cosa avverrà dopo che si sarà conclusa questa o quella sua edizione. Un'improvvisa vampa ci coglie immancabilmente e ci suggerisce di frequentare, si tratti di poesia, di avventure intellettuali o, naturalmente, di musica, questo evento intramontabile.
E' sempre nel contesto della sua esperienza canora che Sanremo ci propone momenti di costume e di storia di questo Paese. Sanremo sa tornare volentieri alle proprie origini, ma guarda anche con una certa ironia al suo futuro. Tutti noi assistiamo alla pianificata demolizione dei miti e forse anche del gusto musicale. Ma ciò che Sanremo narra di sé è la dimostrazione non solo della perenne ricostruzione di un'immagine e di un messaggio, ma anche di una speranza insistente, tale da fare breccia nel nostro sistema nazionale, sociale e politico. Così si scopre e si riscopre Sanremo. Un'intuizione, quella di Sanremo, che ormai fa tendenza.
Pierluigi Casalino".





