Settimana intensissima per il Teatro dell'Albero che nel giro di pochi giorni presenta due spettacoli di grande impatto: ieri 'L'Odissea dei ragazzi', un lavoro prodotto da 'Teatro Cargo' da un’idea di Laura Sicignano e Valentina Traverso per la regia della stessa Laura Sicignano, mentre domani torna a San Lorenzo al Mare Marco Baliani con 'Tracce', scritto nel 1996, ispirato all’omonima raccolta di aforismi e parabole di Ernst Bloch (1885 - 1977), il filosofo tedesco che nella sua opera più conosciuta "Il principio speranza", (1953 - 59) sostiene che speranza e utopia sono elementi essenziali dell'agire e del pensare umano.
Marco Baliani (1950) è autore, scrittore, regista e attore, senz'altro uno dei migliori interpreti del nostro teatro. A partire dagli anni ottanta si dedica al teatro di narrazione, di cui è uno dei massimi esponenti insieme a Marco Paolini e Ascanio Celestini. Sono più di trent'anni di teatro percorsi alla continua ricerca di un teatro 'incivile' nel senso di non corretto: parola d'ordine spiazzare, colpire al cuore e lasciare inquietudini memorabili, potenti. Sempre alla ricerca di un pubblico non convenzionale che mai andrebbe a teatro di propria volontà, Baliani venticinquenne se ne va nelle strade con il suo gruppo Ruotalibera, a prendersi quel pubblico, con gioiosi trabocchetti, facendolo inciampare nel teatro, facendolo ridere o soffrire a seconda dei casi ma senza permettergli mai di restare indifferente.
Tra i suoi spettacoli indimenticabili ci sono Kohlhaas, Corpo di stato sull'omicidio Moro, La Crociata dei Bambini - Ballata per canto e corpi, con le musiche di Goran Bregović . Nel 1994 ha vinto il premio IDI come regista, per lo spettacolo Come gocce di una fiumana, tratto dagli scritti originali dei soldati trentini sul fronte della prima guerra. Nel corso degli anni ha anche lavorato come attore cinematografico con i registi Martone, Soldini, Archibugi, Comencini. Il filo conduttore di 'Tracce' è rappresentato da quattro parole: "Stupore", "Incantamento", "Infanzia" e "Racconto". Da ogni parola scaturisce una narrazione densa di ricordi, pensieri ed emozioni personali, ma anche di citazioni letterarie e di scelte musicali affini e evocative.
Lo stesso Baliani parla della sua opera in questi termini: "Presento questa mia ricerca teatrale con il termine "studio"; non solo per me Tracce è un’opera non terminata, ma pretenderebbe di mai terminare. Provate ad immaginare una scultura che in sé potrebbe evolversi in molte direzioni e che continua invece a vivere come un abbozzo continuo, una traccia di significati ancora da assumere, di immagini ancora da evocare. D’altronde la traccia è ciò che di labile si lascia dietro, è un segno di scoperta, le tracce raccontano sempre qualcosa. Quando ho letto Tracce di Bloch, che è all’origine di questa impresa, mi è accaduto qualcosa del genere e allora mi sono detto: sarà possibile anche in teatro creare una condizione di ascolto immaginativo, dove si possa, come dice Bloch, "pensare affabulando", dove le direzioni (anche formali, di linguaggi usati) siano molteplici, aperte, non linearmente definibili? Lo stupore e l’incantamento, due dei temi che mi hanno guidato, sono luoghi che visito di sovente nel mio lavoro d’attore o quando guido altri attori, sono due sostanze profonde dell’atto teatrale. Vorrei presentare queste sostanze attraverso una specie di mappa, di costellazioni narrative diverse, come un ronzio multiforme di racconti, aneddoti, ricordi, poesie, digressioni, riflessioni, domande. Vorrei alla fine che gli ascoltatori fossero sconcertati, dispersi, ma colmi di altre memorie non dette, desiderosi di aggiungere altri racconti alla collana, di completare non il mio, ma il loro percorso all’interno della mappa".
Domani mattina alle 11 Marco Baliani è ospite al Polo universitario di Imperia per un incontro molto atteso dagli studenti del Dams,con cui parlerà della propria attività e delle prospettive del teatro contemporaneo.