La storia del clochard di corso Garibaldi a Sanremo è sotto gli occhi di tutti. Ogni giorno molte mail di protesta denunciano la situazione di degrado fisico e morale di questa persona che da mesi trascorre le sue giornate per strada adagiata sul marciapiede, in genere all’angolo di via Fratti.
Ormai la sua è una presenza fissa da ottobre. E’ un giovane italiano, si sa che arriva dalla provincia di Torino. Ha superato un inverno sotto la pioggia e al freddo, qualche volta trovando riparo all’interno dei palazzi e stazionando spesso anche in via San Francesco. Sono passati i mesi e lui oggi è ancora lì con lo sguardo perso nel vuoto, in quell’angolo di strada circondato dalla sua unica forma di sostentamento: il vino, oltre a qualche pezzo di focaccia o di pane che gli viene regalato.
Il suo caso è noto ai servizi sociali, alle forze dell’ordine. Il giovane è stato anche stato più volte trasportato al Pronto Soccorso dopo le telefonate di cittadini e di negozianti preoccupati per la sua salute, ma nulla da fare. Molti lamentano le condizioni del soggetto che spesso si trova a defecare davanti ai passanti, privo di una parte dei vestiti e non si escludono gesti di autolesionismo. Il timore è quindi per la salute pubblica visto che per la strada passano numerose famiglie e bambini. Per alcuni non è una presenza accettabile in una città turistica e si chiede un intervento delle autorità competenti. Ma quello che sicuramente è ancora meno accettabile è l’aspetto umano di tutto questo.
Il problema a monte è che il ragazzo non accetta alcun tipo di aiuto. I medici, i vigili, non possono intervenire contro la sua volontà, senza contare che alla vista di una divisa spesso il soggetto si dà alla fuga. Le autorità preposte sono intervenute ripetutamente. L’amministrazione comunale, tramite l’ufficio competente ha informato l’Asl e la Procura. I servizi sociali e la Caritas hanno cercato di aiutare il giovane, ma senza alcun risultato.
“Sono amareggiato per la figura che la città sta facendo, non si riesce a trovare un modo per aiutare questo ragazzo – commenta l’assessore alla Polizia Municipale Gianni Berrino – anche i servizi sociali sono intervenuti ma il giovane rifiuta qualsiasi tipo di aiuto, è stato segnalato alla Asl, l’unica alternativa è verificare se ci sono le condizioni per un ricovero”.
Quest’ultimo strumento, identificato nel TSO, trattamento sanitario obbligatorio, è applicabile solo su disposizione di un medico che certifica determinate condizioni mentali. Secondo quanto previsto infatti il TSO viene disposto dal sindaco del comune su proposta motivata di un medico. Qualora il trattamento preveda un ricovero ospedaliero, è necessaria inoltre la convalida di un secondo medico, appartenente a una struttura pubblica. La procedura impone infine la convalida del provvedimento del sindaco da parte del giudice tutelare di competenza.
Il TSO ospedaliero viene disposto quando: una persona affetta da malattia mentale necessiti di trattamenti sanitari urgenti; rifiuti il trattamento; non sia possibile prendere adeguate misure extraospedaliere. Possono essere effettuati interventi di TSO, a tutela della salute pubblica e con specifiche previsioni di legge, anche in ambito infettivologico; ad esempio, nel caso di malattie infettive e contagiose per le quali esista l'obbligo di denuncia.
“Il sindaco firma, ma non può predisporre il Tso, occorre che un medico o una struttura sanitaria si interessi e decreti che questa persona è instabile – spiega il commissario della Polizia Municipale di Sanremo Alessio Minazzo che ha personalmente seguito il caso – La legge non ci consente di toglierlo dalla strada, significherebbe privarlo della sua libertà ed è un reato”.
“Abbiamo contattato l’anagrafe della sua località, parlato con i colleghi per identificarlo – aggiunge il commissario – lui non ha documenti e anche tramite i servizi sociali non abbiamo informazioni sui parenti, non risultano familiari. Lui non vuol forse aiutare, ci hanno provato i volontari dei servizi sociali, medici ma non c’è stato modo, scappa. Inoltre l’accattonaggio non è nemmeno un reato”.
Ma una volta ricoverato e poi rilasciato, per il giovane cosa cambierebbe? La probabilità è infatti che una volta tornato per strada il soggetto ritorni a fare la vita di prima. “Bisognerebbe adottare un percorso di recupero, di assistenza a favore di queste persone – conferma il comandante della Polizia Municipale Claudio Frattarola – Noi stiamo continuando ad occuparci del caso così come tanti altri. Purtroppo è una realtà italiana, nelle grandi città è ancora peggio. Ci vuole uno psicologo o qualcuno di competenza che lo convinca a farsi aiutare e si occupi del caso”.
Anche il contributo del cittadino normale a volte rischia di peggiorare la situazione. Nel caso specifico c’è chi, per esempio per un gesto di carità, continua a fornire del vino al giovane clochard anziché magari un più salutare panino. Un gesto che non solo alimenta la sua permanenza nella zona, ma provoca un danno aggravandone la dipendenza dall’alcool.
E’ vero, di realtà come quella del clochard di corso Garibaldi, ce ne sono tante e a volte meno note solo perché lontano dagli occhi dei passanti. Ma è giusto incominciare ad intervenire, da qualche parte. La speranza è che qualcuno, un medico specialista, si prenda a cuore questo caso per ridare al giovane una vita degna di questo nome.