Festival di Sanremo - 16 febbraio 2013, 00:57

Sanremo 2013: la maratona di Sanremo Story decreta Antonio Maggio vincitore dei Giovani

Una bella serata che ha ben miscelato il fascino dei ricordi, il potere della musica e le speranze del futuro

Andrea Maggio premiato www.duiliorizzophoto.com

Splendido il vestito che Nilla Pizzi indossava nel 52 quando cantava Papaveri e Papere, questo si è da vera principessa. Luciana Littizzetto e Fabio Fazio decidono di iniziare la puntata del ricordo all’insegna dei ricordi, quelli in bianco e nero dell’istituto Luce. Tempi duri quelli del dopoguerra, il pessimismo regnava anche nei testi delle canzoni e la conduttrice non si fa sfuggire l’occasione di analizzare a modo suo alcuni brani della storia della musica.

Tocca Malika Ayane rompere il ghiaccio  con “Cosa hai messo nel caffè” , presentata al Festival nel 1969 da Riccardo Del Turco, e ci costruisce intorno un siparietto simpatico.  Si improvvisa ballerina con Paolo Vecchione e Thomas Signorelli al suo fianco muniti di scarpe da tip tap. Sembra un varietà anni ’60 tanto per rimanere in tema.

Daniele Silvestri fa un omaggio al grande Lucio Dalla che portò questa canzone al Sanremo del 1972. “Piazza Grande”, un tributo commosso al cantautore italiano a quasi un anno dalla sua scomparsa.

La Giuria di qualità è presieduta da Nicola Piovano, vincitore del premio oscar per la colonna sonora de “La vita è bella”, ne fa parte anche Nicoletta Pavarotti e nella serata dei ricordi è inevitabile un pensiero anche al grande tenore.

 Annalisa ed Emma interpretano  “Per Elisa”, canzone portata alla vittoria da Alice nel 1981. Grinta da vendere, ma per i miei gusti urlano un po’ troppo sul palco. Avrei preferito ascoltarle in un canzone un po’ più melodica.

Marta sui Tubi interpreta “Nessuno”, con cui Betty Curtis debutto al Festival nel 1959, insieme alla sempre prodigiosa Antonella Ruggero che fischietta alla fine del pezzo. L’arrangiamento inizia delicatamente, un swing molto dolce che poi esplode nel duetto inedito, ma efficace, della Ruggero con il leader del gruppo.

Littizzetto e Fazio sembrano un po’ stanchi, ma arrivano in loro supporto i conduttori più “paperati” nella storia del Festival:  G.Marco Tognazzi, Danny Quinn, Rosita Celentano e Paola Dominguin. Quello del 1989, per chi se lo può ricordare, è stato forse il Festival più terribile della storia.

Raphael Gualazzi canta “Luce” ,  portata sul palco dell’Ariston nel 2001 conquistando la vittoria. E’ completamente un’altra canzone, l’arrangiamento jazz di Gualazzi l' ha trasformata in qualcosa di nuovo e formidabile.

Kekko dei Modà si trova estremamente a suo agio sulle note di “Io che non vivo”, brano portato a Sanremo nel 1965 da Pino Donaggio, ma diventato famoso in tutto il mondo ben più tardi e reinterpretato anche in inglese persino da Elvis. I Modà sono con Adriano Pennino al pianoforte e l’esecuzione calza a pennello al leader del gruppo, forse più della canzone che ha portato al Festival.

Simone Crsticchi interpreta “Canzone Per Te”, una canzone forse meno famosa delle altre in gara nel 1968 e rappresenta la prima ed unica vittoria di Sergio Endrigo a Sanremo. Ci sta bene nel repertorio di Cristicchi, perché ha una melodia che va dal quasi parlato al melodico. Molto toccante.

Caschetto d’oro e vestito della Caselli del 1966. solo lei poteva apparire bellisima conciata così, ma Fazio non la smette di prenderla in giro e parte una raffiche di battute reciproche “Ma vai a vestirti da Renato Zero, poi vediamo!” sentenzia alla fine Luciana. C’è una sensazione di leggerezza sul palco, ormai Luciana e Fabio sono a casa loro e dell’Ariston ne fanno quello che vogliono.

Simona Molinari e Peter Cincotti con il maestro del jazz Franco Cerri alla chitarra cantano “Tua”. Problemi per l’audio di Peter inizialmente, ma il trio  delizia il pubblico con questo sensuale pezzo. In gara nel 1959 fu al centro di uno dei primi 'scandali' di Sanremo perchè il brano, strizzando l'occhio al jazz, era interpretato da Jula De Palma in un modo che alcuni giornali giudicarono troppo sexy . Simona e Peter sono in perfetta sintonia, già li abbiamo visti, sembra di essere al Blue Note di Milano tanto è coinvolgente la loro interpretazione.

Maria Nazionale canta “Perdere l’amore”, canzone di Massimo Ranieri vincitrice nel 1988, accompagnata dal chitarrista Mauro Di Domenica. La sua interpretazione, "napoletizzata", è perfetta, senza sbavature, il pubblico la ascolta con molta attenzione e perché no, con un po’ di nostalgia.

Marco Mengoni canta una canzone molto particolare “Ciao amore ciao”. Quando Luigi Tenco lo presentò al Festival del 1967 aveva 28 anni. Fu eseguita la sera del 26 gennaio 1967 e fu eliminata segnando la vita di Tenco, la storia della musica italiana e di Sanremo. Mengoni è perfetto, persino ben vestito e pettinato. Si commuove, bravo, interpretazione profondamente sentita.

Dopo il doveroso omaggio a Mike con l’inaugurazione della sua statua, il timone ripassa in mano a Luciana che si ritrova sul palco insieme a Rocco Siffredi, ed Elio dov’è? Ci stupisce ancora con effetti speciali, ma è davvero geniale il suo “Un bacio piccolissimo” e loro sono davvero tutti piccolissimi….ovviamente a rappresentare la categoria dei piccolissimi c’è anche Rocco Siffredi. Il brano venne presentato al Festival nel 1964 dal 18enne Roberto Loreti, in arte Robertino, e dall'americano Bobby Rydell. La canzone riuscì a guadagnarsi l'ingresso in finale e si piazzò undicesima, risultando uno dei 45 giri più venduti dell'edizione.

Max Gazzé canta “Ma che freddo fa” che la 16enne  Nada porto al Festival nel 1969 piazzandosi al quinto posto ed ebbe un grande successo. Gazzé non cambia le parole della canzone, nonostante siano scritte per un donna, liscio come l’olio.

Ho scoperto questa sera che Pippo Baudo non si tinge più i capelli e fa bene. “Fa effetto vederti qua, è come vedere Shumacher che fa il parcheggiatore!” gli dice Luciana . In effetti il Festival l’ha praticamente inventato lui e mai premio fu più meritato del suo. Per un attimo sembra che sia tornato a condurre il Festival, interagisce a perfezione sia con la simpatia di Luciana che con la sobrietà di Fabio. Un bell’esempio della televisione che cambia, ma non dimentica e impara dal passato.

Chiara interpreta una canzone della grande Mia Martini “Almeno tu nell’universo”. Il brano, scritto nel 1972, fu portato al Festival solo nel 1989. Malgrado il successo di critica e di pubblico, si piazzò soltanto al nono posto ma è poi diventato uno dei più famosi della musica italiana. La giovane di x-factor la interpreta arricchendola di sfumature,  gioca con le note, ricorda però più Elisa che mia Martini.

Gli Almamegretta, per motivi religiosi, sono senza leader, ma si arricchiscono con James Senese al sax, con la voce di Marcello Coleman, Dj Clementino e Albino d’Amato. Ci mettono il regge ne “Il ragazzo della via Gluck” presentata da Adriano Celentano nel 1966 che venne bocciata sia dalla giuria popolare che da quella di qualità, ma divenne un brano simbolo della canzone italiana. Il messaggio lanciato dal cantante alla fine della canzone è “Lasciate crescere l’erba” , ma siamo sicuri che lui e Celentano intendessero la stessa  erba?

Non ci si crede a vederlo Stefano Bollani, compositore e pianista jazz, un’eccellenza italiana nel mondo. Oggi chiedendo in strada chi era Bollani, qualcuno mi ha risposto un ballerino. Beh proprio sbagliato non è, le sue mani danzano sulla tastiera e che portento nel comporre il medley delle canzoni richieste dal pubblico, da non credere…

E dopo un genio della musica, un portento della tecnologia: arriva il televoto, inizia la finale dei giovani.

Bravi tutti e quattro, emozionati, ma non troppo. Finisce qui la loro avventura a questo 63esimo Festival della canzone italiana. La classifica, determinata per il 50% dal televoto e per l’altra metà dalla giuria di qualità, decreta la vittoria di Antonio Maggio con la canzone  "Mi servirebbe sapere", che vince anche il premio della Sala Stampa Radio-tv, mentre quello della critica “Mia Martini” se lo aggiudica Renzo Rubino con "Il postino (amami uomo)" per lui terzo posto nella classifica finale. Bravi anche Ilaria Porceddu “In equilibrio” (seconda) e I Blastema “Dietro l’intima ragione”(quarta).

Se ieri era la puntata delle donne questa è stata la serata degli uomini. Sul palco un altro mito della musica, il cantautore e chitarrista brasiliano Caetano Veloso che festeggia meravigliosamente i suoi 40anni di carriera sul palco dell’Ariston. Da brividi il duetto con Stefano Bollani, una cosa che non si vede e non si ascolta tutti i giorni.

L’immagine più bella di questa sera? La commozione di Antonio Maggio , le sue lacrime di felicità  e quelle dei genitori orgogliosi in sala…scene di vita ordinaria e straordinaria nelle quali, nel nostro piccolo, tutti ci riconosciamo.

 

Barbara Pasqua