Al Direttore - 14 febbraio 2013, 07:11

Sanremo: il dott.Gandolfo racconta le vicende di Alberto Nota

In occasione del 190° anniversario della nomina di Alberto Nota a intendente della provincia di Sanremo, il dott.Andrea Gandolfo, ha inviato un breve scritto sulle vicende storiche che videro la nostra città amministrata dall’intendente Nota dal 1823 al 1831.

Il dott.Andrea Gandolfo

In occasione del 190° anniversario della nomina di Alberto Nota a intendente della provincia di Sanremo, il dott.Andrea Gandolfo, ha inviato un breve scritto sulle vicende storiche che videro la nostra città amministrata dall’intendente Nota dal 1823 al 1831.

"Ecco il mio racconto: Il 3 febbraio 1823 il re Carlo Felice nominò il torinese Alberto Nota vice intendente, e poco dopo intendente, della provincia di Sanremo. Il dottor Nota era laureato in Legge ed era conosciuto ed apprezzato per la sua ampia cultura letteraria e per aver scritto numerose commedie, che, tradotte in diverse lingue, erano rappresentate con successo nei maggiori teatri italiani e stranieri. Nota giunse a Sanremo dopo aver ricoperto il ruolo di segretario del Principe di Carignano Carlo Alberto nel 1817 e vice intendente di Bobbio nel 1820. Appena insediato nella nuova carica, Nota si occupò soprattutto della riorganizzazione del sistema stradale provinciale, adoperandosi in particolare per facilitare alcuni accessi stradali verso l'entroterra.

Nel 1826, in occasione della visita di Carlo Felice a Nizza, l'intendente Nota si recò a portare il saluto della provincia di Sanremo al sovrano sabaudo, accompagnato da una delegazione di rappresentanti dei vari comuni, tra cui il sindaco Vincenzo Manuel Gismondi e il marchese Tommaso Borea d'Olmo per Sanremo, il cavalier Alessandro Galleani per Ventimiglia, il marchese Federico Spinola per Taggia, il cavaliere Luigi Stella per Triora, l'avvocato Luigi Novaro per Bordighera, e il conte Novaro di Castelvecchio per Dolceacqua. Nel corso della visita, Nota incontrò anche la regina Maria Cristina, che, detestando i viaggi per mare e desiderando vivamente potersi recare in futuro a Genova su una strada carrozzabile, lo pregò di affrettare i lavori per il completamento della strada della Cornice, che, iniziata durante l'età napoleonica, non era ancora stata terminata. L'intendente ordinò l'immediata prosecuzione dei lavori della strada, che, per quanto riguarda il tratto attraversante l'area urbana di Sanremo, venne portata a termine nel 1827 per una estensione complessiva di 44.600 metri lineari.

Nel 1826 l'Amministrazione civica di Sanremo ritornò ad occuparsi della questione del porto cittadino, che versava in uno stato di grave abbandono. Il 15 maggio di quell'anno, infatti, alla presenza dell'intendente Nota e del sindaco Gismondi, si radunarono nel palazzo civico gli ufficiali componenti il Magnifico Consiglio, sia ordinari che aggiunti oltre ad alcuni maggiorenti facenti parti della Commissione del Porto, per discutere i problemi relativi alle riparazioni da intraprendere nell'area portuale. In questa occasione il delegato del sindaco, avvocato Pietro Paolo Giacini, lesse una lunga e dettagliata relazione sulla situazione del porto, nella quale suggeriva ai consiglieri anche il modo con cui si sarebbe dovuto intervenire per salvaguardare la zona portuale.

Alla discussione che ne seguì presero parte tra gli altri esponenti della famiglia Sapia, Rambaldi, Sartorio, Zirio, Margotti, il giovane medico sanremese Siro Andrea Carli, futuro sindaco della città, e il marchese Tommaso Borea d'Olmo. Al termine della riunione venne deliberato all'unanimità di dare mandato al capitano del Genio Marittimo Machiavelli di redigere una perizia relativa alle spese da sostenere per effettuare le necessarie opere portuali, stabilendo inoltre che se non fossero stati sufficienti i fondi disponibili per l'anno finanziario allora in corso, si sarebbe prelevata la differenza dal successivo bilancio dell'anno 1827. Si deliberò infine di inviare una supplica al presidente dell'Ammiragliato affinché questi affidasse ad un ufficiale superiore del Genio Marittimo di sua fiducia l'incarico di ispezionare il litorale di Sanremo e riferire poi sulla natura e qualità dei lavori da eseguirsi, stilando un preventivo di massima sulle spese necessarie alla realizzazione dei suddetti lavori.

L'8 giugno successivo si riunì invece la Commissione dei travagli del porto, composta dal presidente, capitano Francesco Lauro, il sindaco di Sanremo Vincenzo Manuel Gismondi, il marchese Borea d'Olmo, Angelo Capoduro, Giovanni Battista Zirio e il vice console di Marina Carlo Giorni. Nel corso della seduta il presidente Lauro riferì agli intervenuti sulle grandi difficoltà in cui versavano i padroni dei piccoli bastimenti nel varare e alare le loro imbarcazioni e nel trovare posti di ormeggio e pontili adatti al carico e allo scarico delle loro merci. La Commissione convenne quindi di chiedere un intervento urgente al governo, e in particolare al ministro Primo segretario per gli Affari Interni e all'ammiraglio comandante in capo della Regia Marina, affinché elargissero sovvenzioni in grado di finanziare i lavori di riparazione allo scalo portuale. Alla fine tuttavia gli unici fondi che vennero reperiti per i lavori portuali furono quelli stornati dal bilancio comunale e quelli provenienti da una sottoscrizione popolare che nel giro di pochi anni raggiunse la notevole somma di 70.000 lire. Questi fondi permisero quindi la realizzazione di alcuni lavori, che dovettero comunque limitarsi quasi sicuramente ad interventi di ordinaria amministrazione, quali la riparazione della diga foranea e la gettata in mare di alcuni scogli. Il nuovo regolamento marittimo, emanato il 24 novembre 1827, promosse infine Sanremo a sede di porto di IV Classe insieme agli scali di Vado Ligure, Camogli, Lerici e Portovenere.

Nel corso della sua attività amministrativa nella città matuziana, l'intendente Nota si era legato in particolare con il medico Siro Andrea Carli, che, appartenente ad una famiglia di ricchi possidenti locali, aveva maturato una notevole esperienza in campo politico e sociale grazie ad una serie di viaggi che egli aveva compiuto in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Inghilterra. L'intendente apprezzò immediatamente le doti del suo giovane amico, che, oltre a conoscere molto bene l'inglese, aveva anche perfettamente assimilato i principi liberali delle istituzioni britanniche. Pensando quindi che la sua grande cultura e preparazione avrebbero potuto giovare alla città, nel 1827 Nota propose Carli alla carica di sindaco di Sanremo, ma il governo piemontese, appurato che il medico sanremese era inequivocabilmente un suddito di stampo liberale, respinse la proposta, rimproverando l'intendente per aver avanzato una richiesta così scriteriata. Per nulla sconfortato da questo rifiuto, Nota ripresentò pochi mesi dopo la candidatura Carli al governo, che questa volta dovette piegarsi alle ragioni dell'intendente, che nel frattempo aveva acquistato una grande popolarità. Il 24 febbraio 1828 venne infine emanato il decreto regio, che ratificava la nomina a sindaco di Sanremo di Carli, che assunse poi ufficialmente la nuova carica il 15 marzo successivo.

La mattina del 26 maggio 1831 la città fu colpita da un fortissimo terremoto. Verso le ore 11,25, si verificò infatti una violentissima scossa sismica, che durò per ben quattordici secondi. La folla, che si trovava riunita in occasione della fiera di Pentecoste, iniziò allora a fuggire in modo precipitoso nelle campagne circostanti l'abitato e sulle spiagge del mare; moltissimi cittadini cercarono scampo salendo su delle imbarcazioni, altri si attendarono sotto delle vele, altri trovarono rifugio in vecchie capanne, mentre i più sfortunati stettero in disparte a cielo scoperto. Altre forti scosse si ebbero il 27 mattina verso le 5 e il 28 pomeriggio, provocando complessivamente sette vittime nel circondario sanremese. Il sisma causò inoltre gravi danni al patrimonio immobiliare dei numerosi paesi che furono colpiti dalle scosse.

A Sanremo pochissimi edifici rimasero illesi; andarono distrutti molti camini e altre opere poste sui tetti delle case, caddero alcune volte e soffitti e si dovettero abbattere diverse case pericolanti che minacciavano di crollare da un momento all'altro. Rimasero in particolare gravemente danneggiati il palazzo del Tribunale e il palazzo Borea d'Olmo, dove si rese necessario abbattere una parte del tetto e un cornicione che si era staccato dalla facciata principale, il monastero della Nunziata, quello della Visitazione, le chiese di Santo Stefano e di Nostra Signora degli Angeli, il convento dei Cappuccini e il santuario della Madonna della Costa, che ebbe vari danni a parti dell'edificio, tra cui l'estremo cupolino, poi divelto nel suo cerchio inferiore. I soccorsi alla popolazione furono allora coordinati dall'intendente Nota, che si volle anche recare, accompagnato dal sindaco Carli e dal farmacista Panizzi, nelle località più colpite per verificare personalmente l'ammontare dei danni causati dal sisma.

Ad Arma Nota e i suoi collaboratori visitarono numerose case diroccate, a Taggia constatarono il crollo del castello e la morte di una vecchia sepolta sotto la sua casa, a Castellaro furono accolti dal parroco del paese che mostrò loro cinquantadue case crollate, quarantanove in stato pericolante, e la chiesa parrocchiale che presentava delle crepe nei muri; il parroco informò inoltre Nota e le altre autorità che il terremoto aveva provocato a Castellaro cinque vittime e sedici feriti. Minori danni si registrarono invece nei paesi di Pompeiana, Terzorio, Riva, Santo Stefano, Cipressa, Cipressa, Costarainera e Badalucco, mentre a Bussana crollarono ventiquattro case e altre quarantanove dovettero essere demolite perché in stato pericolante. Subito dopo il terremoto, il governo piemontese, su richiesta dell'intendente Nota, inviò nelle zone colpite dal sisma l'ufficiale delle Miniere della direzione di Genova Mulbrae, che esaminò attentamente la qualità della terra e delle rocce dell'area interessata dal terremoto per verificare se fosse plausibile l'ipotesi che il sisma sarebbe stato provocato da sommovimenti tellurici di alcuni presunti vulcani sotterranei, della cui esistenza però l'ufficiale genovese non trovò alcuna traccia.

Nel 1831 venne anche affrontata la questione dei confini diocesani tra le diocesi di Albenga e Ventimiglia. Approfittando infatti della vacanza della sede vescovile di Albenga, le autorità ecclesiastiche decisero di aggregare alla Diocesi di Ventimiglia venticinque parrocchie, in gran parte appartenenti al comprensorio sanremese, per ricompensare il ritorno di otto parrocchie precedentemente passate alla Francia. Il 20 giugno papa Gregorio XVI emanò la Bolla Pontificia Ex iniuncto Nobis Coelitus, che stabiliva ufficialmente i nuovi confini diocesani tra Albenga e Ventimiglia. Il successivo 22 agosto l'arcivescovo di Genova Giuseppe Airenti, nell'aula magna dell'episcopio e alla presenza delle più alte cariche ecclesiastiche delle due diocesi interessate, trasmise al vescovo di Ventimiglia Giovan Battista D'Albertis la piena giurisdizione sulle nuove parrocchie.

Il 27 agosto il vescovo D'Albertis prese solenne possesso della collegiata parrocchiale di San Siro a Sanremo alla presenza del parroco Nicolò Morardi e dei rappresentanti del clero cittadino. In base alla nuova ripartizione, la Diocesi di Ventimiglia inglobava dalla Diocesi di Albenga i comuni di Sanremo, Andagna, Badalucco, Boscomare, Bussana, Carpasio, Castellaro, Ceriana, Cipressa, Coldirodi, Molini di Triora, Montalto, Poggio, Pompeiana, Riva, Santo Stefano, Taggia, Terzorio, Corte, Costarainera, Lingueglietta, San Lorenzo, Triora, Torre Paponi e Verezzo, e da quella di Nizza le località di Dolceacqua, Apricale, Buggio, Isolabona, Perinaldo, Pigna, Rocchetta Nervina e Seborga. Dopo oltre cinque secoli di dipendenza diocesana da Albenga, la comunità e il circondario di Sanremo vennero finalmente ricongiunti alla Diocesi di Ventimiglia, che poteva così continuare la sua missione pastorale a fianco delle altre diocesi del Regno di Sardegna. Pochi mesi dopo l'aggregazione di Sanremo alla Diocesi di Ventimiglia, l'11 ottobre 1831, il nuovo sovrano sardo Carlo Alberto decise di trasferire a Pinerolo l'intendente Nota, che, al termine della sua esperienza nella città matuziana, lasciò buon nome di sé presso la popolazione e gli amministratori locali, che vollero degnamente ricompensare il suo impegno a favore della comunità sanremese conferendogli la cittadinanza onoraria e dedicando in seguito alla sua memoria anche una piazza cittadina.  

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