Ha avuto anche un risvolto politico la presenza sul palco del Festival di Carla Bruni, cantante ed ex fotomodella, ma soprattutto ex first lady francese. A puntare il dito contro di lei sono stati alcuni esponenti dell'area di centrodestra, oltre ad alcuni parenti delle vittime di Cesare Battisti, che hanno voluto ricordare le polemiche su presunte pressioni fatte al Brasile (dalla Bruni sempre smentite) contro l'estradizione in Italia dell'ex terrorista.
"Sono uscito dal teatro Ariston per protesta verso la vergognosa presenza di Carla Bruni" ha detto Massimiliano Iacobucci che questa sera stava assistendo in platea alla seconda serata del Festival. A fargli eco è stato l'assessore di Sanremo, e neo segretario provinciale di Fratelli d'Italia, Gianni Berrino che invece stava assistendo al Festival da casa. "All'entrata di Carla io ho cambiato canale e il mio fraterno amico Chicco è uscito dalla platea - ha detto Berrino - In Italia volevamo Battisti non lei. Ad ognuno il suo paese: voglio Battisti in Italia e Carla in Francia. Il primo in galera la seconda lontano".
La presenza di Carla Bruni all'Ariston aveva scatenato polemiche già nel pomeriggio odierno, con Giorgia Meloni, cofondatrice di Fratelli d'Italia, che aveva già sollevato il caso. "Carla Bruni è al festival perché si vergogna di essere Italiana o perché ha tramato contro l'estradizione dell'assassino Battisti ?" aveva twittato la Meloni con un messaggio diretto a Fabio Fazio. "Carla Bruni non deve salire sul palco di Sanremo - ha specificato con un comunicato stampa - Ho inviato ufficialmente ai vertici della Rai, e per conoscenza anche alla Commissione di vigilanza dell’Ente, una lettera per chiedere che la signora Carla Bruni non calchi il palco dell’Ariston. La sua presenza al Festival di Sanremo è contraddittoria e non in linea con il nostro senso di appartenenza e di rispetto civile. Mi chiedo se i minuti di ribalta concessi ad una cantautrice d’oltralpe che ha disprezzato la propria identità italiana e ha contribuito a tenere aperte le ferite della nostra storia e della nostra coscienza collettiva, possano essere compatibili con il rispetto dovuto alla nostro Nazione e con il ruolo del Servizio Pubblico Radiotelevisivo".