Il nostro lettore Roberto Barbaruolo interviene nuovamente su crisi e commercio:
“In questo inizio di millennio i governi italiani non hanno sfruttato le potenzialità dell’introduzione dell’Euro come ha fatto la Germania, ma hanno fatto uno strano gioco delle tre carte (tasse, spesa e debito) facendole vincere sempre tutte e tre. E’ curioso poi che di questo qualcuno incolpi il centrosinistra che ha governato con una maggioranza risicata solo per un anno e mezzo. Forse perché in quel breve periodo furono avviate iniziative per avviare una robusta lotta all’evasione fiscale che ha portato benefici anche negli anni successivi. Tuttavia il gettito fiscale è ancora sostenuto per la quasi totalità da dipendenti e pensionati. Anche le aziende è vero sono in difficoltà, ma le cause sono molte e piuttosto differenziate. Tranne le grandissime che grazie alla depenalizzazione del falso in bilancio hanno la possibilità di creare impunemente fondi neri, quelle più piccole si dividono in due categorie: quelle che vendono beni e servizi strumentali e debbono fatturare tutto e le quelle che vendono al dettaglio e possono non emettere lo scontrino fiscale come hanno dimostrato i blitz della Guardia di Finanza a Cortina, Milano ecc. Ho avuto una azienda del primo tipo con soci e dipendenti solo fino a qualche anno fa ed il problema principale era la crisi generale che man mano stava arrivando nonostante qualcuno la negasse. Per le aziende del secondo tipo c’è qualcosa che non va: i loro proprietari dichiarano mediamente un reddito minore rispetto a quello dei loro dipendenti, comprese categorie privilegiate come i gioiellieri. A Sanremo recentemente vi è stata una mobilitazione dei commercianti con lo slogan ‘Io chiudo: chiude la mia città’. Sarei curioso di sapere se durante la manifestazione qualcuno oltre a lamentare l’obiettivamente eccessiva pressione fiscale abbia preso posizione contro l’evasione fiscale che statisticamente risulta maggioritaria e crea una concorrenza sleale ai commercianti onesti”.