"E’ con soddisfazione, ma anche molto rammarico, che apprendiamo che finalmente il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimi tutti gli atti relativi all’approvazione del porto di Baia Verde a partire dal 1996. Il rammarico è dovuto al fatto che, nonostante i comitati civici Verde Ambiente e Società dal 1999 e Baiaverde Ospedaletti dal 2003 avessero denunciato l’illegittimità dell’approvazione di un porto e annesso villaggio turistico in una zona che era destinata a verde, Comune e Regione non hanno tenuto in considerazione nè le istanze dei cittadini né il parere della Sovrintendenza del 2000, che bocciava completamente l’opera, approvando contro ogni logica ambientale e paesaggistica un ecomostro da 400 yachts e 2000 posti letto con relativi parcheggi e centri commerciali, per un paese che ha solo 3000 abitanti".
Lo scrivono in una lunga nota Maria Londri (Comitato Verdi - Ambiente e Società), Elga Bianchi Cova (Comitato Baiaverde) e Mauro Marelli (Comitato Sogno e Realtà), dopo aver appreso della decisione del Consiglio di Stato sul porto di Baiaverde. "La bocciatura da parte del Consiglio di Stato - proseguono - è però tardiva perché ormai l’area, che prima era uno splendido parco verde sul mare (e non una discarica da bonificare come scritto da Comune e Regione per giustificare questa vergognosa speculazione edilizia) è stata irrimediabilmente rovinata: temiamo che lo scheletro del porto ed il relativo cantiere polveroso rimarranno in eterno a deturpare il golfo di Ospedaletti. Ci permettiamo di ricordare come il Comitato V.A.S. avesse denunciato pubblicamente fin dal 1999 l’illegittimo affidamento dell’area demaniale ad un privato: aveva anche affisso dei manifesti raffiguranti il gatto e la volpe che si spartivano Baia Verde, su cui vennero nottetempo incollati dei volantini gravemente diffamatori e calunniosi nei confronti di Maria Londri, che era un’attivista del comitato. Ricordiamo, poi, come nell’estate del 2003 diversi cittadini e turisti diedero vita ad un comitato per la difesa di Baia Verde contro il porto: studiando il progetto e la bozza di convenzione tra Comune a Concessionario approvata dall’amministrazione Parrini (praticamente identica a quella poi firmata dall’amministrazione Crespi) ci accorgemmo che il progetto prevedeva 100.000 mc di volumetria e un porto di 450 posto barca, e che le opere di urbanizzazione che il concessionario si sarebbe scomputato dagli oneri dovuti al Comune andavano a beneficio esclusivo del porto privato e non della collettività. Spiegammo alla pubblica opinione, tramite comunicati stampa, e a Comune e Regione con osservazioni puntuali i motivi per cui ritenevamo assurdo rovinare un’oasi di verde sul mare con un’immane colata di cemento e rovinare il golfo di Ospedaletti, permettendo ad un privato di realizzare un ingiusto profitto con la vendita di posti barca e seconde case in prima fila sul mare, a fronte di promessa di 500 posti di lavoro, promessa che le esperienze precedenti avevano dimostrato essere irrealizzabili. In poco tempo raccogliemmo 2000 firme contro il porto, ma nonostante questo il Consiglio Comunale guidato da Parrini approvò il progetto definitivo sul porto 17/10/03, respingendo, senza nemmeno motivare, tutte le osservazioni presentate dal nostro comitato, WWF e da Legambiente. Il giorno seguente Parrini convocò la conferenza dei servizi in seduta deliberante, per il giorno 27 novembre 2003, per l’approvazione definitiva, sennonché il 30/10/03 venne arrestato con l’accusa di tangenti percepite dall’imprenditore Gasparetto per concessioni edilizie : ricordiamo che Parrini venne riconosciuto colpevole di corruzione nei 2 gradi di giudizio di merito, ma venne poi assolto in Cassazione per intervenuta prescrizione. Ebbene ci siamo sempre chiesti perché all’epoca non si seppe mai nulla su eventuali indagini della Procura in merito a Baia Verde, che era l’affare del secolo su Ospedaletti, difronte al quale le licenze edilizie rilasciate a Gasparetto erano ben poca cosa, ma anzi risulta da fonti giornalistiche che la documentazione relativa a Baia Verde sia sempre rimasta sigillata in una stanza del Comune".
"Ecco, oggi che il Consiglio di Stato - vanno avanti i comitati - ha finalmente riconosciuto che erano illegittimi gli atti su Baia Verde approvati da Parrini, vogliamo sapere se la Procura all’epoca ha indagato o no Baia Verde e, in caso negativo, perché abbia omesso indagini su uno scandalo che era già evidente a tanti semplici cittadini fin dal 1999. Ci preme anche ricordare come il Commissario Straordinario, che seguì dopo l’arresto di Parirni, accolse le osservazioni del Comitato Civico Ospedaletti, del WWF Italia e Legambiente ed acquisì un parere legale nel quale venivano evidenziati vizi di nullità in ordine al procedimento amministrativo il Porto turistico di Ospedaletti : questo a dimostrazione che già nel 2004 erano stati riconosciuti dei vizi di nullità da un avvocato incaricato dallo stesso Comune , perché l’amministrazione che seguì non ne tenne conto? Vogliamo, infatti, ricordare che Eraldo Crespi, il quale in merito alla sentenza del Consiglio di Stato ha già dichiarato che le colpe su Baia Verde sono delle precedenti amministrazioni, che nel 2004 - fiutando il consenso popolare di cui godeva l’opposizione all’opera - promise che se avesse vinto le elezioni non avrebbe mai approvato il porto e l’annesso villaggio turistico: vinse infatti le elezioni amministrative promettendo nel programma elettorale di 'riportare la zona all'originale oasi verde sul mare, come consegnata al Comune dall'impresa COGEFAR...' esprimendo inoltre l'intenzione di realizzare 'un impianto nautico minore, utilizzando il minor spazio possibile all'interno di Baiaverde, limitando l'impatto ambientale'. Ed infatti poco dopo aver vinto le elezioni, Crespi approvò la delibera n. 36/04, nella quale diceva di voler 'riaprire le trattative con la Soc. FIN.IM, in modo da pervenire ad una modifica del progetto di intervento .. che lo rendesse più rispondente alle esigenze di interesse pubblico al corretto assetto urbanistico del territorio Comunale'. Ma poi Crespi non diede più corso a quanto promesso a membri del comitato Baiaverde di far rivedere tutta la pratica ad un legale per dimostrare la nullità dei procedimenti : rispose che sarebbe costato troppo (mentre vogliamo ricordare che oggi il Comune Ospedaletti, pur avendo accontentato in tutto e per tutto i desiderata di Manini, ha già speso centinaia di migliaia di euro per i contenziosi sorti successivamente con il medesimo). Non si seppe più nulla di Baia Verde fino al 13 giugno 2006, quando vi fu un improvviso e completo révirement da parte di Crespi. rispetto alla precedente impostazione : infatti, con la delibera C.C. n. 46/06 , sconfessò quanto affermato con la delibera del 2004, approvando un progetto praticamente identico a quello che aveva approvato Parrini (venne soltanto eliminato il piano ammezzato dei 3 palazzoni sul mare previsti da 3,5 piani, ma la volumetria venne recuperata sul retro e lo specchio acqueo occupato dal porto rimase lo stesso). Infatti nella sentenza del Consiglio di Stato è stato stigmatizzato anche l’incredibile ed illogico cambio di idee dell’Amministrazione Crespi su Baia Verde. A chi chiese se non si vergognava a tradire le promesse fatte agli elettori, Crespi rispose che 'solo i cretini non cambiano idea'. A velocità strabiliante il 15 e 22 giugno 2006 si tennero le riunioni deliberanti della Conferenza dei Servizi, con cui venne definitivamente approvato il porto. Ma la coincidenza più inquietante è che in data 19/07/06, quindi a meno di un mese dall'approvazione definitiva, la Commissione Europea dichiarò la zona Sito Di Interesse Comunitario (S.I.C.) per la massiccia presenza di prateria di poseidonia, protetta dalla legge comunitaria (dir.va 92/43): il progetto del porto non avrebbe più potuto esser approvato dopo la dichiarazione della zona a S.I.C.. Anzi, secondo quanto scritto dal Presidente WWF Sezione Regione Liguria, nella richiesta di sospensione del progetto e rifacimento dell’iter autorizzativo inviata al Ministero dell’Ambiente e alla Regione Liguria in data 05/10/2007, tale zona sin dal 1995 rientrava tra quelle che la Regione Liguria aveva proposto come SIC all’UE e quindi, secondo l'indirizzo giurisprudenziale della Corte di Giustizia Europea , era obbligatoria la sua tutela sin dall’inserimento di tale sito nell’elenco dei proposti SIC da parte degli enti preposti , i quali avrebbero dovuto attuare misure dirette alla loro conservazione; nella citata lettera veniva evidenziato che l’opera, estremamente sovradimensionata, sarebbe risultata sicuramente impattante sulla prateria di poseidonia adiacente sia con la costruzione del porto, sia con gli inevitabili sversamenti di idrocarburi e materiali inquinanti prodotti dalle imbarcazioni ; in data 8/11/2007 il Presidente WWF Liguria inviò integrazione della precitata richiesta di sospensione, evidenziando ulteriori motivazioni e anomalie nel procedimento di V.I.A. per cui bisognava sospendere e rifare l’iter, lettera che rimase senza riscontro, al pari della precedente".
"In data 28/2/2008 - terminano i comitati - il Presidente del WWF presentò un esposto all’allora Procuratore Capo di Sanremo in cui evidenziava le vistose carenze negli studi di impatto ambientale (S.I.A. e V.I.A.) e l’evidente impatto negativo che la realizzazione dell’opera avrebbe avuto sull’habitat della poseidonia: anche di questo esposto non si seppe mai nulla. Ecco, oggi vorremmo comprendere se vi sia stata una mancanza di interesse da parte degli inquirenti dell’epoca circa la pratica di Baiaverde ed i relativi motivi, considerato che il Consiglio di Stato ha definito palesemente illegittimi tutti gli atti relativi a partire dal 1996 : è possibile che tutti questi atti illegittimi siano stati commessi da funzionari ed amministratori per sola mera incapacità ? Ed è possibile che nessuna Autorità si fosse resa conto delle palesi illegittimità commesse? Ora oltre il danno, temiamo pure la beffa: temiamo infatti il Concessionario presenterà a Comune e Regione una richiesta danni pari a quanto afferma di aver finora speso nell’operazione (oltre 20 milioni di euro), in forza dell’assunto che l’imprenditore ha investito in buona fede sulla base di atti emessi dai predetti Enti, sui quali ricade la colpa di aver deliberato atti illegittimi. Se non si dimostrerà il dolo e/o colpa grave di chi ha approvato l’opera, vi è quindi il serio rischio che i cittadini dovranno pure pagare i danni al concessionario : ci chiediamo se semplici cittadini si erano accorti subito delle numerose e gravi illegittimità che erano state commesse, perché non se ne sono accorti funzionari ed amministratori di Comune e Regione, profumatamente da noi stipendiati proprio per garantire il rispetto della legittimità degli atti che approvano, oltreché per fare l’interesse pubblico e non quello privato? E perché non se ne sono accorte tempestivamente le Autorità preposte alla tutela dell’ambiente ed al controllo della legalità?"