"E' stato il Cristianesimo a trasferire la data del morti dalla primavera all'autunno, triste anticamera dell'inverno. Per i pagani si trattava di una festa quasi lieta, durante la quale si ornavano delle stesse corone di fiori il capo del vivi ed i busti dedicati alla memoria del morti".
Lo scrive Marco Damele presidente Anga, che prosegue: "Oggi la morte ha assunto un aspetto assai più doloroso, l'omaggio alla città in cui sono ospitate le tombe, una commemorazione con un significato di reverenza per chi ci ha lasciato e di monito per chi è rimasto. Per questo, e per l'aspetto che la gentilezza del fiori, del verde, dei crisantemi conferiscono al Camposanto, il cimitero non è mai triste in questi giorni autunnali solitamente cosi muto e abbandonato".
"Con le braccia cariche di fiori, soprattutto crisantemi, di tutti i colori e forme e del verde da ornamento - termina Damele - donne e uomini, bambini e ragazzi varcano i grandi cancelli, si disperdono nel dedalo dei viali cercando ognuno, tra le croci quella che è cara al loro commosso ricordo. Saranno poche le tombe che resteranno senza un segno di un'amorosa e vigile cura; anche se molti vanno al cimitero, una volta all'anno, per consuetudine e per fedeltà a un costume".