Un tavolo di confronto con l’Amministrazione Provinciale e la Commissione Tripartita per una maggiore trasparenza sulle modalità di attivazione dei tirocini: è quanto propone la Cisl di Imperia per dire no alla manodopera a costo zero e chiedere più controlli su tirocini, stage e vacanze studio.
“In un momento di crisi come quello attuale, con la perdita in provincia di tanti posti di lavoro, non è più accettabile il malcostume di molte aziende di utilizzare tirocinanti o giovani “reclutati” all’estero tramite false vacanze studio al posto di lavoratori regolari. Occorre rivedere le regole per limitare gli abusi, e valorizzare gli stage genuini prevedendo una congrua indennità per gli stagisti” scrive la Cisl.
“Ormai è abbastanza consueto passare davanti ad un esercizio commerciale della nostra provincia e vedere appeso alla vetrina cartelli dove si legge “cercasi stagisti” per lo svolgimento di compiti meramente esecutivi o ripetitivi – prosegue la sigla sindacale - I tirocini/stage, oltre ai contratti di lavoro intermittente, alle associazioni in partecipazione e alle “false “ partite Iva, sono tra le prime tipologie fonte di abusi e di utilizzo irregolare che maggiormente ci vengono segnalate da molti dei nostri giovani utenti che si recano presso i nostri uffici per chiarimenti o assistenza.
All’attivazione di ogni tirocinio, per legge, l’Ente promotore deve dare comunicazione alle Organizzazioni Sindacali e alla Direzione Territoriale del Lavoro. Le comunicazioni che ci vengono inviate ci raccontano anche di stage attivati in molti casi per mansioni di basso profilo. Manicure, pedicure, lavaggio teste, magazziniere, commesso, cameriera sono le mansioni che ricorrono più spesso, mentre in misura di gran lunga inferiore mansioni di tipo impiegatizio. Avendo finalità di orientamento e di formazione tali tirocini non devono in alcun modo essere utilizzati da parte delle aziende come una sorta di “manodopera a costo zero”. Mentre in molti casi è proprio così. Per non parlare poi delle false vacanze studio all’estero.
E’ di questi giorni il caso di un associazione di Sanremo, oggetto di indagine da parte della Procura, che si avvaleva dell’opera di ragazzi madrelingua “reclutati” all’estero tramite false vacanze studio, che però prestavano a tutti gli effetti attività retribuita e subordinata. Per effettuare il tirocinio va stilata un’apposita convenzione che definisce chiaramente gli obblighi delle parti e le finalità formative e di orientamento tra un ente promotore (che molto spesso è la Provincia di Imperia o l’Università di Imperia o di Genova) e l’azienda ospitante. Lo stage, dice la normativa, non si può in alcun modo prefigurare come un rapporto di lavoro ma solo come momento di formazione professionale e pertanto lo stagista non può essere inserito in attività direttamente produttive. Questo ovviamente per evitare che da una parte si perdano posti di lavoro e dall’altro che con la scusa della formazione le aziende scorrette sfruttino giovani disoccupati. Oltre tutto quando le aziende sono sovraccaricate di lavoro difficilmente sono in grado di distogliere dalla produzione personale esperto per dedicarlo alla formazione del tirocinante.
Il tirocinio di orientamento se fatto in modo corretto è certamente uno strumento ottimo per permettere ad un giovane che sta studiando o ha appena concluso gli studi di conoscere da vicino il mondo del lavoro. E’ un’opportunità per lui di integrare lo studio con esperienze di lavoro ed anche un’occasione per conoscere da vicino il mondo del lavoro e farsi conoscere dalle aziende, però sempre sotto la guida e il controllo di personale qualificato, ma non, con la scusa della formazione, occupare il posto destinato ad un lavoratore formato e inquadrato con un regolare contratto. Basta stage gratuiti.
Lo stage va bene quando serve mentre il lavoro deve essere pagato per quel che vale e per quel che prevedono i contratti di lavoro. Non è possibile derogare da questo. Va quindi ridotta il più possibile, con regole più chiare e stringenti, la possibilità di abuso da parte di molte aziende del ricorso a stage per mansioni che dovrebbero essere svolte da lavoratori regolarmente assunti, mentre va incentivato l'uso corretto dello stage. Inoltre va data attuazione alla promessa del ministro del Lavoro Elsa Fornero che in più occasioni ha confermato la sua intenzione di eliminare gli stage non retribuiti che negli ultimi anni sono stati utilizzati dalle aziende unicamente per sfruttare i giovani. Alla promessa del ministro per una congrua indennità per gli stagisti la Regione Liguria non si è ancora espressa.
Le regioni hanno sei mesi di tempo dallo scorso 18 luglio per elaborare le linee guida preannunciate dalla riforma Fornero tra cui prevedere la corresponsione di una congrua indennità al tirocinante. Ad oggi non risulta che la Regione Liguria abbia segnalato la sua disponibilità nel contribuire all’indennità. Auspichiamo che anche la Regione Liguria decida in tempi brevi per un’adeguata indennità da corrispondere agli stagisti che svolgono un regolare periodo di tirocinio, che permetta loro quantomeno di coprire le spese sostenuti per recarsi in azienda.
Sollecitiamo, per una maggiore chiarezza sulle modalità con le quali si realizzano i tirocini in provincia di Imperia, l’attivazione di un tavolo di confronto con l’Assessore alle Politiche Attive del Lavoro della Provincia di Imperia e proponiamo che il fenomeno venga discusso in seno alla Commissione Tripartita per far sì che i tirocini vengano sempre realizzati con criteri di trasparenza e correttezza".