Alan Arrigo e uno dei tanti italiani che lavorano a Montecarlo. In genere, i nostri connazionali sono particolarmente bravi, professionisti di innegabile successo che godono di meritata stima. Alan e uno di loro; responsabile del bar a La rose des vents, dove si beve benissimo e dove si puòd stare a tavola, seppur in modi diversi. II ristorante più familiare e sulla spiaggia, al Larvotto; c'e poi un secondo ristorante piu chic, con quell’atmosfera da club esclusivo, dove gli uomini sono in giacca e cravatta e le signore felici di mostrare abiti a la page.
Alan lavora qui dal 2011 e c'e arrivato grazie a un buon apprendistato. Dal 2009 al 2011 dava il giusto tono al bar dell'Hotel Londra a Sanremo, un'espe-rienza che lo ha reso felice, immerso quale era nell'atmosfera retro di quell'hotel; un albergo storico che deve il proprio nome a Pietro Bogge, genti-luomo di Rivoli che, nel 1861, inaugurò l'hotel per offrire ai signori inglesi che per primi scoprirono e scelsero Sanremo come meta di villeggiatura, un luogo adeguato alle loro esigenze. Di quel tempo l'hotel conserva lo spirito e le tradizioni, prima fra tutte quella del te, preparato seguendo le regole, come quella della teiera piena di acqua calda, ma non bollita, dove aggiungere la giusta quantità di foglie, equamente ripartita tra te nero e te di Lapsang Souchong, con appena un velo di latte nella tazza.
Sempre a Sanremo, i due anni precedenti Alan li aveva passati all’Hotel Royal, un cinque stelle lusso dove il bar e veramente di livello e dove il nostro barman ha raffinato molto lo stile delle sue miscelazioni, grazie a Massimiliano Peano. Qui si ritrovano gentiluomini che da una vita ‘sanno bere’ e sono la felicità del barman. L’albergo - aperto nel 1872 - si affaccia, altissimo, sulla collina a picco sul mare, proprio sulla passeggiata dell'Imperatrice, realizzata grazie a una donazione che Maria Alexandrovna, zarina di Russia, fece alla città di Sanremo perchè li vi piantasse quelle palme che ancora esistono e che rendono la passeggiata, amata dalla real dama innamorata della cittadina, fresca e speciale.
Era il tempo in cui a Sanremo arrivavano Lev Tolstoj, Ciaikovskij, e tanti altri russi, duchi e principi, come quel Federico Guglielmo di Germania che svernava a Villa Zirio e che aveva fatto scavare un lungo passaggio sotterraneo per arrivare alle cucine dell’Hotel Me-diterranee, al di là della via Aurelia. Anche Nobel, il chimico svedese ormai più che ricco dopo aver inventato la dinamite, aveva una bellissima villa qui, ben conservata a museo.
Dal 1998 al 2000, Alan occupò un posto invidiatissimo: lavorava al bar del teatro Ariston, dove si esibivano gli assi del Festival della Canzone e con i quali lui, dall'alto della sua professionalità, si trovava inevitabilmente a stretto contatto. Dopo tre anni, Alan Arrigo decise pero che la musica l'aveva stufato e passo dall'altra parte della strada e, per un anno, gestì il caffé Haiti; un'insegna di strada che piano piano, gli piacque sempre meno. Così nel 2001 non si lascio sfuggire il bar degli impiegati del Casinò; una buona esperienza che permise ad Alan di impratichirsi nella gestione e che, nel 2004, gli consentì di dirigere un locale alle porte di Sanremo, il Sunshine Cafe, a San Martino, nella parte orientale della città. Dopodiché per tre anni lo si perde di vista; infatti, per ragioni familiari, Alan si trasforma nel custode di una villa padronale e ha cosi il tempo per stare vicino alla madre, quella signora di origine tedesca che è la ragione per cui il nostro barman, fin da ragazzo, terminate le stagioni estive va da sempre a lavorare in Germania dove a Colonia, nel 1995, ha iniziato la sua carriera.
Oggi, sulla quarantina, e a Montecarlo, dove non ci sono imperatrici che comprano palme per ombreggiare la passeggiata più gradita né imperatori che fanno costruire accessi privilegiati alle cucine di grand hotel pronti a soddisfare i loro ospiti. Ma il Principato e pur sempre frequentato da signori benestanti che ordinano con nonchalance Champagne e che al bancone apprezzano il tono educato di un vero gentleman.
Marco Mascardi
Luglio-Agosto 2012 – Civiltà del Bere