- 07 luglio 2012, 19:11

Carpasio: inaugurato oggi, il primo e unico museo italiano della lavanda. Le foto

L'evento ha registrato, oltre alla partecipazione di numerose autorità, anche quella del governatore della Liguria Claudio Burlando: "Soldi della Regione spesi bene"

“Museo della lavanda a Carpasio bellissimo. Soldi della Regione spesi bene”. Così, attraverso un twitter, si è espresso questo pomeriggio il governatore della Liguria Claudio Burlando giunto nell’alta Valle Argentina, a 720 metri sul livello del mare per inaugurare il primo e per ora unico museo italiano della lavanda. Il Presidente della Regione alla presenza degli onorevoli Manfredi e Minasso, di tutti i Sindaci della Valle e di esponenti politici regionali, ha scoperto, alle 16.00 il cippo in ardesia che si trova all’ingresso dell’immobile. Poi c’è stata la rituale benedizione di Don Rubino.

“Si conclude oggi un progetto iniziato nel 2007 – ha detto il sindaco di Carpasio Valerio Verda – lo abbiamo potuto realizzare grazie al volontariato di molti e con una spesa di trecentomila euro, che sono serviti per acquistare l’immobile da un ente religioso e per il suo restauro. I finanziamenti in questi anni sono giunti dalla Regione Liguria, dalla fondazione Carige. Poi il Comune ci ha messo la sua parte”.

Così nel centro del paese, quello che una volta era l’asilo privato è tornato a nuova vita, dopo lunghi anni di abbandono. Le suore della neve avevano lasciato Carpasio nel lontano 1962. Ora le antiche aule, i dormitoi gli stanzoni raccontano una storia nuova, seppur antica. Quella della lavanda che a Carpasio, fino agli anni 50 dell’altro secolo era una redditizia attività. ”Il museo è stato allestito con il contributo di tutta la collettività carpasina – spiega Davide Lupano, esponente dell’associazione Officina delle erbe, che gestirà la struttura – dalle cantine sono riemersi gli strumenti che venivano utilizzati per coltivare il fiore e per ricavare dalla lavanda essenze per l’industria dei profumi” 


Non a caso sulel pareti ci sono le lettere che intercorrevano tra le operose genti di Carpasio e la casa Linetti di Venezia, una delle più rinomate profumerie italiane del novecento. La coltivazione della lavanda quassù dava parecchi posti di lavoro ed era talmente importante che un’ordinanza del podestà del 1927, in nome del Re, dettava in maniera certosina come, quando e quanta lavanda dovesse essere raccolta e dava disposizione che l’aggiudicazione dell’appalto per il raccolto annuale dovesse avvenire con “il sistema della candela vergine”. Anche questa ordinanza che fissa minuziosamente tutto si può trovare all’interno del museo. 

L’area su tre piani comprende una superficie di 300 metri quadrati dove sono messi in bella mostra strumenti e 21 varietà di lavanda, alcune delle quali sconosciute o non più esistenti. Preziosa per il reperimento delle piante è stata l’opera di Libereso Guglielmi e dei botanici dei Giardini Hambury di Ventimiglia. “La varietà di lavanda più pregiata ora come allora è quella che veniva coltivata intensivamente nella zona di Carpasio – spiega Ombretta Venturi dell’Officina delle erbe – era denominata Charmontan. E’ caratterizzata da un fiore molto piccolo che perciò contiene un’alta percentuale di essenza”. 

Il museo ha due appendici. Una è costituita dal 'giardino dei profumi' un appezzamento dove sono state messe a dimora le varie specie di Lavanda. Invece nel seminterrato del museo sono state ricavate tre aule didattiche dove le scolaresche che si spera verranno a visitare la struttura potranno compiere semplici lavorazioni relative all’utilizzo della lavanda o alla produzione di carta e cera mediante strumenti semplici artigianali. 


La scommessa è ora tutta basata sul numero annuo di visitatori, turisti e scolari. Il museo mira infatti ad essere un discorso per un ecologia sostenibile. E dovrebbe presto arrivare ad una sorta di autofinanziamento. Durante l’estate sarà aperto tutti i giorni dalle 9 alle 12. Nel periodo invernale la struttura sarà aperta secondo la richiesta dei tour operator o delle scuola. “Speriamo che abbia successo – dice il consigliere comunale dott. Gianluca Ozenda – perché il comune ha fatto una convenzione quinquennale con l’officina delle erbe. L’accordo prevede un contributo comunale in base alla presentazione di un rendiconto delle spese sostenute.” 


Per il momento l’ingresso alla struttura sarà gratuito con il sistema della libera offerta. E’ però un peccato che non si sia pensato ad un’attività redditizia. Con un biglietto di ingresso e l’incentivazione pubblicitaria questa struttura, unica, potrebbe dare lavoro a qualche giovane. E comunque siamo all’inizio di una splendida avventura, forse la lavanda, come un tempo, procurerà un salario, indubbiamente profumato.

Carlo Michero