"Leggiamo dai diversi organi di informazione che le forze politiche che si riconoscono nel cosiddetto centrosinistra prendono a tenere movimenti e iniziative finalizzate a definire i propri orientamenti in vista della campagna per le prossime elezioni comunali. In questo contesto, SEL ha fatto nei giorni scorsi una proposta di 'primarie di coalizione'. Ad intervenire è Pasquale Indulgenza, ex capogruppo P.R.C. al Comune di Imperia, del Comitato Politico Federale P.R.C. e del Circolo Territoriale 'Stenca - Binon'.
"Quest'ultima ipotesi - spiega Indulgenza -, secondo noi, merita che si tenga un ragionamento preliminare, tanto elementare quanto importante. Se si parla di coalizione, dev'essere accertata la base per fare e far vivere nel tempo una coalizione, se non si vogliono rischiare esiti in contrasto con le aspettative. Deve cioè esserci una intesa credibile ispirata da una comune progettualità. Noi pensiamo, al riguardo, che oggi si debbano tenere in considerazione, insieme, due aspetti:
- gli sviluppi del momento pesantissimo che sta vivendo il nostro territorio, che finalmente mette a tema in modo aperto e chiaro la questione radicale di una alternativa al sistema di potere fino ad oggi dominante, che naturalmente non sia un semplice ricambio di ceti politici ma si renda attraverso la capacità di disegnare e attivare dal basso un nuovo, alternativo modello di sviluppo (si pensi, a titolo paradigmatico, alla necessità di fare basta con la cementificazione e il consumo di suolo consentiti finora nel territorio..)
- la situazione drammatica che sta sopportando l'Italia per effetto della crisi recessiva e delle politiche nazionali che si stanno imponendo a livello governativo e parlamentare. Politiche, in tutta evidenza, di segno pervicacemente neoliberista e mercatista, che stanno suscitando conflitti, lotte e movimenti (da quelli per il lavoro e contro la precarietà a quelli in difesa sui beni comuni e i servizi collettivi): per quanto peculiare possa dirsi la sua vicenda, Imperia non può essere decontestualizzata dalla vicenda complessiva del Paese.
La considerazione di questi due aspetti congiunti implica che la verifica della qualità di un eventuale accordo unitario sia fatta con il massimo rigore, spingendoci a misurarci tutti, in primo luogo, con la sostanza delle questioni aperte di maggiore spessore e più viva urgenza e con gli indirizzi che le diverse soggettività intendono per dare risposte concrete ad esse.
A nostro avviso, sarebbe sbagliato eludere questa esigenza primaria o rovesciare lo schema del ragionamento, assumendo che sia già scontata una intesa, in realtà approssimativa e sfumata su molti punti, bastevole per partire con una formula anzichè un'altra. La devastante crisi in atto - economica e sociale - sta determinando una crisi altrettando grave della rappresentanza democratica e interroga in termini sempre più laceranti proprio il senso del nostro agire e del nostro dirci alternativi alle formazioni che sostengono o sono sostenute dalle classi e dai poteri dominanti. L'unità di cui abbiamo bisogno sta principalmente nelle cose, le quali non attendono più 'programmi amministrativi' più o meno virtuosi sulla carta, la cui definizione e applicazione di contenuto sia demandata a futuri reggitori, ma chiedono di essere vagliate e verificate nella concretezza di percorsi comuni praticati oggi.
Non valutare con adeguata attenzione questi punti dirimenti sarebbe dunque un errore che potrebbe rivelarsi molto grave, data la drammaticità della situazione di disagio e malcontento sociale in atto e l'affermarsi sempre più vistoso ed eloquente di forme di aggregazione politico/elettorale inedite che, in larghissima misura, hanno tratto e traggono alimento e ragioni proprio da sottovalutazioni che si sono date soprattutto nel campo delle Sinistre.
Occorre anche rilevare, del resto, che le ultime, più significative vicende riguardanti città italiane in cui recentemente si è votato per il governo locale, grandi e medie, ci parlano di una significativa varietà, persino di diversità, di esperienze risultate vincenti nei consensi popolari: da Napoli a Milano, da Genova a Palermo, fino al caso, emblematico per più aspetti, di Parma.
Prima che l'adozione di una formula (e riguardo a quella delle 'primarie', noi non abbiamo mai fatto mistero delle nostre riserve sulla tendenza crescente a 'istituzionalizzarle', con la conseguenza di accettare una logica bipolare e un primato della leadership nella pratica democratica che non ci convince), vediamo di fondamentale importanza la volontà e la capacità, in questo momento della vita pubblica cittadina (e provinciale), di promuovere una fase lunga e feconda di ripresa della discussione pubblica, che rialimenti il confronto democratico delle idee e permetta ai cittadini di riorientarsi intorno alle diverse ipotesi di cambiamento che verranno portate e confrontate nell'agorà. Solo in un secondo momento, si potrà meglio capire - avendo chiari i lineamenti di profilo programmatico che matureranno grazie ad una attività di co-costruzione condivisa con i cittadini - quali criteri si porranno in evidenza per il più specifico cammino verso le elezioni dell'estate del 2013.
Per queste ragioni, come Rifondazione e come Federazione della Sinistra, ci impegneremo sin da questi mesi a suscitare luoghi e momenti in cui si possa tornare a ragionare apertamente intorno alle questioni concrete del vivere sociale e civile (la gestione del territorio, la salvaguardia dell'ambiente, il riconoscimento dei beni comuni, il rilancio della buona occupazione, la lotta alle mafie e all'intreccio delle stesse con il potere politico e amministrativo), col proposito di contribuire a chiarificare le diverse progettualità in campo per costruire una alternativa concreta alle Destre e i possibili punti di convergenza da valorizzare".