Un personaggio illustre ospite della sezione sanremese della Fidapa. Il professor Recalcati terrà una conferenza traendo spunto dal suo libro di enorme successo “Che cosa resta del padre?” edito da Cortina. La tesi da cui si parte è che i genitori sono oggi più preoccupati di farsi amare dai loro figli che di educarli, più ansiosi di proteggerli che di sopportarne i conflitti. Il problema che contraddistingue il nostro tempo consiste nel come riuscire a preservare la funzione educativa propria del legame familiare di fronte a una crisi sempre più radicale del discorso educativo.
Non vi può essere educazione se l’imperativo che orienta il discorso sociale è un perverso Perché no? che rende insensata ogni esperienza del limite. Come introdurre la funzione virtuosa del limite se tutto sospinge verso l’apologia del consumo e dell’appagamento senza detrimenti? Un grave problema di questi anni è l’assenza di conflittualità nei legami familiari, e in specie nel rapporto padre-figlio. Il nuovo disagio della giovinezza non è più segnato dall’Edipo, non si produce più dal conflitto tra le generazioni, dalla tragedia dell’usurpazione, bensì dall’intossicazione generata dall’eccesso di godimento e dal declino della funzione simbolica della castrazione. Le angoscie dei genitori contemporanei. La prima è dovuta all’esigenza di sentirsi amati dai loro figli: esigenza inedita che ribalta il rapporto dialettico genitori-figli. L’importanza insita nel No del genitore (del padre) sta nel fatto che questa interdizione o castrazione simbolica insegna e trasferisce al figlio il significato del desiderio. La seconda angoscia spiegata in Cosa resta del padre? è legata al principio di prestazione.
Lo scacco, l’insuccesso, il fallimento dei propri figli sono sempre meno tollerati. Ma se i genitori hanno dei progetti per i loro figli, i figli avranno immancabilmente dei destini…e quasi mai felici (J. P. Sartre). Ma cos’è il fallimento? Non è solo insuccesso, sconfitta, sbandamento. O meglio, è tutto questo: ma è anche il suo rovescio. Un atto mancato è il solo atto riuscito possibile. I giovani sono esposti al fallimento perché la via autentica della formazione è la via del fallimento. In questo senso loro sono più esposti alla malattia dell’inconscio: perché ci sia incontro con la verità del desiderio è necessario smarrirsi e fallire. Ed essi sanno smarrirsi e ritrovarsi. Ma perché questo avvenga è necessaria la presenza degli adulti, di un legame, di una appartenenza. Insomma, mentre la madre ha moltiplicato le proprie funzioni, il padre si è, volutamente o no, sottratto a quasi tutto. L’argomento centrale del libro di Recalcati è l’eredità: cioè la facoltà di trasmettere il desiderio da una generazione all’altra. E proprio in questa chiave va elaborata la dissoluzione dell’autorità paterna: il padre non è più Padre, cioè, e ogni tentativo di restaurare quel tipo di Ordine o Legge è fallimentare. Dunque, al padre resta la possibilità di testimoniare ai figli passioni, vocazioni, progetti, senza pretendere di proporre modelli o valori universali.
Ma ciò non lo esime dall’opporre dei no e quindi dall’affrontare il conflitto, indispensabile alla crescita e alla maturazione dei figli. Tutto questo richiede oggi un investimento più forte che in passato, un supplemento di volontà, uno sforzo da parte del padre, per il quale, come diceva Françoise Dolto, la paternità è sempre un legame simbolicamente adottivo, non strettamente biologico (a differenza della maternità) e non più benedetto a priori dalle strutture sociali. È molto bello il capitolo finale del libro, dedicato alle figure paterne in due film di Clint Eastwood, “Million Dollar Baby” e “Gran Torino”. Soprattutto dal primo viene fuori quanto conti, oggi più che mai la capacità di trasmettere una passione, specie nel rapporto con la “figlia” (in qualche modo adottiva) Maggie Fitzgerald (pugile) in contrasto con la trasmissione fallita rispetto alla figlia naturale che rispedisce al mittente le lettere del padre. “Sarò il tuo allenatore!” è la frase che rompe l’ordine delle cose e avvia il processo di eredità.Recalcati, parlando del suo libro afferma “Sì, è fortemente politico , perché nella dimensione contemporanea prevale una incestuosità diffusa, di cui una manifestazione è che le istituzioni diventano proprietà delle persone come corpi, in un processo di proprietà o appropriazione senza responsabilità, come la legge ad personam. La vocazione della paternità implica invece una responsabilità senza appropriazione, senza proprietà. E’ questa la cifra politica del mio studio”.
Massimo Recalcati ètra i più noti psicoanalisti lacaniani in Italia. Si è formato alla psicoanalisi a Parigi con Jacques-Alain Miller. Ha partecipato, ricoprendo diversi incarichi istituzionali nazionali e internazionali, alla vita della comunità lacaniana raccolta nell’AMP (Associazione Mondiale di Psicoanalisi). Ha avuto la responsabilità della direzione clinica e scientifica dell’ABA (Associazione per lo studio e la ricerca dell’anoressia e della bulimia) dal 1994 al 2002. Ha svolto la pratica della supervisione clinica in istituzione presso le sedi ABA di Milano, Torino e Roma, le ASL di Pavia e di Riccione, la Comunità La Vela di Moncrivello (Vc), la Clinica Palazzolo di Bergamo. Negli ultimi tre anni è supervisore del SERT e presso il reparto di neuropsichiatria infantile dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna. Ha insegnato nelle Università di Milano (in collaborazione con la cattedra di Filosofia Morale, dal 1991 al 1994), di Padova (in collaborazione con la cattedra di Teorie e tecniche della psicologia dei gruppi) e di Urbino con la cattedra di Teore e tecniche del colloquio dal 1998 al 2001. Dall’anno accademico 2006-07 insegna Psicopatologia del comportamento alimentare presso l’Università di Pavia. Dall’anno 2007-08 insegna Clinica psicoanalitica dell’anoressia all’interno de CEPUSPP (Centre Einseignement postgradue en psychiatrie et psychotherapie) di Losanna. Nel 2003 ha fondato Jonas: Centro di ricerca psicoanalitica per i nuovi sintomi e nel 2007 ha ideato Palea: Seminario permanente di psicoanalisi e scienze sociali. Ha diretto diverse collane di psicoanalisi occupandosi della trasmissione dell’insegnamento di Jacques Lacan. Ha tenuto conferenze e seminari in diverse città d’Italia e d’Europa (Dublino, Ginevra, Valencia, Madrid, Parigi, Siviglia, Losanna, Granada). Le sue numerose pubblicazioni si sono occupate prevalentemente delle forme contemporanee della psicopatologia, della teoria psicoanalitica di Lacan e di estetica psicoanalitica. I suoi lavori sull’anoressia e sui disturbi alimentari sono stati tradotti in diverse lingue. Collabora con diverse riviste nazionali e internazionali. È direttore dell’IRPA (Istituto di ricerca di psicoanalisi applicata).