Politica - 31 marzo 2012, 09:37

Imperia: oggi la presentazione della nuova Giunta, Indulgenza "E' una mossa di palazzo"

Lungo intervento dell'esponente del Partito di Rifondazione Comunista in merito agli assetti di poteri nella politica imperiese

"La Giunta "tecnica" varata dal Sindaco Strescino ha un profilo che solo i cittadini più ingenui non possono riconoscere e qualificare: essa si configura con un tratto ideologico chiarissimo, una impronta accentuatamente 'manageriale', una furba 'spruzzata' di populismo". Dura presa di posizione per Pasquale Indulgenza, capogruppo del Partito di Rifondazione Comunista ad Imperia, che commenta così la notizia sui nuovi volti che andranno a comporre la giunta comunale dopo l'azzeramento voluto dal sindaco Paolo Strescino in seguito allo scandalo sul Porto.

"Ai meno ingenui, non può di sicuro sfuggire che essa è stata concepita per combinare alcuni interventi mirati con l'assicurazione del mantenimento di un certo indirizzo nella gestione della fase più consistente del discorso del porto turistico: quella delle scelte relative al nuovo bando per il completamento dei lavori. E le decisioni prese, cioè il rimanere ancora in piedi e fare questo nuovo esecutivo, dicono in modo chiaro che non si sta scegliendo la via che per cui ci battiamo noi: quella di decidere prioritariamente, e subito, per ottenere un adeguato ridimensionamento e una più razionale riconfigurazione interna dell'intera struttura portuale, il cui gigantismo e le cui straripanti pretese privatistiche sono stati i primi motivi della rovina che si è abbattuta sulla città" - dice Indulgenza.

"La nuova Giunta è, nella realtà, una artificiosa operazione di establishment, una mossa di Palazzo, - accusa l'esponente del PRC - eseguita da persone che, nell'ambito di un colossale scontro di potere, fanno per rappresentare un volto 'virtuoso' della Destra, una Destra 'all'altezza della situazione'. In questo, si può ravvisare l'unica coerenza di Strescino, sindaco la cui carriera complessiva parla da sola, sindaco che nel momento stesso in cui riconosce clamorosamente le proprie responsabilità politiche, peraltro già rese pubbliche per altre vie, riesce a confermarsi nel ruolo istituzionale che ricopre azzardando un proseguimento del mandato. Una differenza di fondo tra noi e il coordinatore di Fli Fossati, che adesso, a marzo dell'anno del Signore 2012, parla tranquillamente di "sistema di potere", è che egli riesce nei suoi ragionamenti a separare dalla sostanza storica che ha nutrito il suddetto "sistema" l'operazione di cui, stando a dichiarazioni e manifestazioni di attivismo, risulta essersi reso sostenitore.

La stessa operazione, in effetti, che in questi giorni si sono mostrati impegnati a favorire con forza l'onorevole Eugenio Minasso ed altri attori del centrodestra locale ben conosciuti e radicati. Anche questo esito, per il P.R.C. nient'affatto sorprendente, può comunque contribuire ad un pò della chiarezza necessaria ad Imperia. Fossati e Fli 'tornano' a fare, per così dire, ciò che gli è congeniale e connaturato: la Destra. Uno dei dei due problemi fondamentali che ha la nostra comunità è proprio questo: fare i conti fino in fondo, fuori dalle rappresentazioni esteriori e 'di fase', con la sostanza di un'unica logica di destra che storicamente ha espresso la rappresentanza politica dominante nel territorio, dai tempi del notabiliato democristiano, passando per quelli del rampantismo berlusconiano, fino agli attuali atteggiamenti "post-ideologici", nel pieno del pauroso vortice che fa venir fuori le 'miserie' delle eredità delle due prime componenti.

Dal dopoguerra, Imperia si è ritrovata prima "bianca, tendenzalmente conservatrice e benpensante", poi bianconera e da seconda repubblica, quindi berlusconiana e leghista, ma in ogni caso è stata privata sempre di più del suo unico, vero retaggio degno della migliore storia popolare Italiana: quello dell'esperienza di lotta e della lezione civile e politica della Resistenza antifascista. La classe dirigente locale continua ad essere scientificamente selezionata all'interno dei settori più elevati della società locale, quasi esclusivamente dalle alte professioni, dal commercio e dall'imprenditorialità, dalla buona borghesia che esprime i portatori di 'interessi forti', al fine di garantire, mutatis mutandis, con estensioni sempre più trasversali, una autoperpetuazione. - prosegue Indulgenza - Il PdL attuale magari si sta sgretolando come tale, ma di certo non si sta sgretolando il 'cemento' dei rapporti sociali e delle sicurezze ideologiche che ne sono l'ampia e articolata base. C'è una continuità indiscutibile e marcata, nella vicenda del potere locale, checché Scajola il Giovane provi a sfumarne i contorni con discorsi ariosi da 'ultimo arrivato', non rendendosi forse conto di come proprio la sua figura e la sua stessa emersione come fresco riferimento dirigenziale siano incarnazioni dell'aspetto maggiormente emblematico della stessa. 

L'altro problema, correlato col primo, è una alternativa vera e profonda a questo 'andazzo', che rimane tutta da costruire. Una messa in discussione incisiva degli assetti di potere nel territorio che non può che sortire da una rinascita di protagonismo sociale, culturale e politico diverso, di altra natura, fatto di soggetti collettivi che parlino finalmente un'altra lingua, rispetto alla cosa pubblica, ai beni comuni e all'agire democratico, perché dotati di un altro corpo: le espressioni degli strati più umili, del mondo del lavoro dipendente e della precarietà, dei bisogni materiali. Occorre cioè mettere le basi per costruire una nuova rappresentanza sociale e politica, se si vuole cambiare davvero il sistema della produzione/riproduzione del governo locale, promuovendo le ragioni del lavoro, della socialità e dei bisogni popolari e collettivi rispetto alla rendita e al primato delle elites nei centri decisionali. - dichiara l'esponente di minoranza - Non è l'utopia, ma la necessità del cambiamento, che chiama coloro che intendono battersi per esso non retoricamente e superficialmente ad impegnarsi sul terreno della struttura socio/economica e del modello di sviluppo, in primis contrastando a tutto campo privatizzazioni e mercatismo.

Anche per queste ragioni, è di fondamentale importanza, adesso, che la manifestazione unitaria contro malcostume e malgoverno, per il cambiamento possibile e necessario, riesca partecipata e forte, quale primo segnale di una riscossa dal basso del popolo di Imperia. E' l'appello che facciamo soprattutto ai lavoratori, alle donne, ai giovani e agli studenti. Dovrà essere, quella del 7, la prima di molte altre iniziative! - ricorda Indulgenza - Si tratta di dire con forza, in piazza, che è venuta l'ora di voltare pagina per davvero: il Consiglio Comunale convocato per il 12 aprile deliberi gli indirizzi indispensabili a tutelare l'Ente e le risorse pubbliche della portualità locale, e subito dopo se ne vadano tutti, si chiuda interamente questa esperienza amministrativa 'lunga' più di tredici anni e la Città, animandosi dieci, cento mille circoli e luoghi di discussione pubblica e democrazia attiva, si riprenda a partire da questa primavera, uscendo dalla passività, il suo pieno diritto a discutere e riprogettare il proprio destino, che secondo noi dovrà avvenire all'insegna di un mutamento radicale".

C.S.