Eventi - 27 gennaio 2012, 13:35

Giornata della Memoria: deposta stamani a Sanremo una lapide in ricordo dei militari internati nei lager

La celebrazione, si è svolta presso il Monumento ai Caduti di Cefalonia alla presenza del vicesindaco Claudia Lolli, il presidente del consiglio comunale Marco Lupi, rappresentanti delle associazioni partigiane, il Dott. Gustavo Ottolenghi e gli studenti della scuola media Pascoli di Sanremo.

Una lapide in ricordo dei militari sanremesi internati nei campi di concentramento in Germania dopo l’8 settembre 1943 è stata deposta questa mattina nei giardini di corso Mombello a Sanremo in occasione della Giornata della Memoria. La celebrazione, si è svolta presso il Monumento ai Caduti di Cefalonia alla presenza del vicesindaco Claudia Lolli, il presidente del consiglio comunale Marco Lupi, rappresentanti delle associazioni partigiane, il Dott. Gustavo Ottolenghi e gli studenti della scuola media Pascoli di Sanremo.

A testimoniare la drammaticità dei lager nazisti, Gerolamo Merlo, fratello di Stefano Merlo, il militare deceduto a 25 anni nel lager di Fullen il 18 gennaio 1945. “Abbiamo voluto ricordare un cittadino di Sanremo il cui fratello è morto in un campo di concentramento nazista per aver fatto una scelta, quella di stare dalla parte dei giusti – ha commentato il vicesindaco Claudia Lolli – E’ doveroso che la città, attraverso di lui, ricordi quei cittadini che fecero il loro dovere, esempio di fedeltà e lealtà”. Nella tragedia della deportazione, furono 75 i cittadini trasportati da Sanremo in Germania, 52 dei quali nati nella città dei fiori e solo 21 di loro liberati alla fine della guerra. Incisi sulla lapide, in memoria delle vittime dei lager, alcuni versi della poesia 'Se questo è un uomo' di Primo Levi.

“Dobbiamo lasciare ai nostri giovani la memoria di quello che è stato perché non avvenga più e perché riconoscano i pericoli anche quando apparentemente non si vedono – ha aggiunto Amelia Narciso, Presidente Anpi Sanremo - La storia bisogna ricordarla e conoscerla proprio per evitare di viverla un’altra volta nella sua drammaticità”.

Silvia Iuliano