Un nostro lettore, Matteo Bosca, ci ha scritto per rispondere al nostro articolo di questa mattina:
“Le scrivo con riferimento all’articolo pubblicato stamane sul vostro sito, riguardante il presunto rifiuto del signor Bosca di accettare un bambino di 9 anni nel gruppo da lui allenato presso la Società calcistica Golfodianese. Come premessa indispensabile La informo che la persona in questione è mio padre, un uomo che da oltre 40 anni vive per il calcio e che – senza ombra di dubbio – di questo sport ha solo acquisito le caratteristiche migliori e le sfaccettature moralmente più edificanti. A costo di essere smentito posso garantirle che la passione di mio padre per il calcio è eguale al rispetto che ha per le persone e, soprattutto, per i bambini che allena ormai da decenni. In ogni occasione ha sempre insegnato il valore dello sport a chi magari non si rassegnava per una sconfitta subita, verso chiunque ha sempre avuto parole di incoraggiamento o di spunto per ottenere risultati migliori. Per lui, il singolo ragazzo come il gruppo sono ai primi posti dell’insegnamento. Caro direttore, in trentaquattro anni accanto a Gigi Bosca ed alle persone che lo hanno visto allenare e giocare posso senza ombra di dubbio essere orgoglioso della sua statura morale ed umana. Tutto ciò premesso, Le scrivo perché ho trovato scorretto l’articolo in questione, soprattutto all’esordio. Al di là di quanto accaduto, che spero verrà attentamente seguito dalla sua redazione anche quando la cosa verrà finalmente chiarita, sono rimasto deluso dalle capacità di chi ha redatto l’articolo. Passi l’ironia, ma canzonare un professionista serio (nonché osservatore ufficiale di alcune squadre che il sig. Piccardo ha annoverato tra quelle smaniose di averlo come tecnico) nonché una persona di elevata sensibilità ed apprezzati meriti sportivi sa di basso giornalismo e di mediocre spessore professionale”.