Entroterra - 13 novembre 2011, 06:00

Le streghe ballavano sotto le noci o le piante di castagne?

La castagna in Liguria era considerato l’albero del pane, possiamo dire che se la gente del Ponente é sopra vissuta alla seconda guerra mondiale lo deve a questo frutto.      Nell’alto medioevo tutti gli statuti dei paesi regalavano il terreno comunale  a chi piantava e coltivava piante di castagno per almeno cinque anni.

     L’autore francese, le Roy Ladurie, afferma che la Liguria è la zona dove la cultura del castagno è stata più intensamente e più a lungo sfruttata. Nel ‘500, ‘600, ‘700 e ‘800 dove il clima lo permetteva i castagni  preparavano il posto agli ulivi, che venivano eliminati  inesorabilmente sotto la quota di 500 metri di altitudine.

         Mentre la castagna è detta “l’internazionale della povertà “, l’ulivo , per antonomasia, è “l’ albero della fame”. Mentre il castagno fruttifica tutti gli anni,  l’olivo ogni tre anni. Ora, dove l’ulivo è diventato monocoltura c’ è ancora qualcuno che l’ho coltiva, gli uliveti sono diventati  selve mentre il castagno è abbandonato completamente fa parte integrante del bosco.   inostri padri si rotolano nella tomba.    Sconvolgente è l’interrogatorio subito a Badalucco sotto tortura della strega Borelli di Agaggio. In tono confidenziale dice al garzone delll’inquisitore:”... che a Triora ci nascono così belle castagne marrone. ...questo vento non è molto buono alle castagne , et respndit uno ex famulis che horamai li può  fare più poco danno.

  “ Dopo dieci ore di tortura Il 19 settembre del 1588 la Franchetta Borrello cerca di sviare l’attenzione degli inquisitori su la vera problematica: tante castagne tanto cibo in abbondanza meno streghe in giro. Infatti i processi di stregoneria iniziarono perché  i castagneti della valle per tre anni non diedero frutti.

            La raccolta delle castagne rappresentava un impegno per tutto il paese.  Da metà ottobre ai Santi con i rastrelli si puliva il castagneto e si raccoglievano, si depositavano sui canizzi (seccatoi) nei casui venivano fatte seccare a fuoco lento per una settimana. Le castagne una volta essiccate ancora calde venivano messo dentro a sacua bagnà (un sacco di tela cruda molto  resistente bagnato), poi battute su un zeppu (ceppo) con un movimento rotatorio della braccia: un colpo a destra un colpo a sinistra. Anticamente al posto della sacua, le castagne venivano liberate usando una mazza di legno rotondo fatta a disco dentato con un manico.

             Poi si vanava da a pua (venivano liberate dalla buccia)  venivano scelte: i pestumi (castagne rotte e scarto) venivano riservate alle bestie: mule capre e galline,  e mauele (quelle che non si toglieva la buccia) venivano tolte. Si caricava sul mulo:  ina sommà de castagne equivale a 10 mignete (dieci misure pesa 110 Kg. una somma d’uive 125 Kg.) Sul mulo  si metteva nel mezzo dei due sacchi  sgruxiglia  (consisteva in una o due mignete).

             I casui diventavano luoghi di incontri dove dopo il lavoro si tiravano fuori chitarre e fisarmoniche e si balla sotto i castagni sotto i raggi di luna, molte volte li nascevano i primi amori. Molte volte si invitavano i lavoranti dei casui vicini in mega balli, ma alla mattina al suono della campana della messa prima tutti in piedi per lavorare. Il campanile è alto m. 50 e si sentiva per mezza valle.

            Si mangiavano i menestrui cui i gianin,  se paellava (caldaroste),  si vegliava. Quando uno la diceva grossa di diceva: sta li ti a vai a conta sutu au canizzu. Ricordatevi legna de castagna  poca sciama e tantu caù (fà poco fiamma ma tanto calore).   Nella bassa Valle Argentina le castagne  con la buccia se  venivano bollite si chiamano vegliette (da vegliare) o paelale se venivano arrostite. ( paela > padella: arrostite),  Le seche dette a Buggio castagne gianche (bianche) venivano fatte bolire  e mangiate con aggiunta di latte.  Non c’era da noi la tradizione del castagnaccio.  A Triora venivano macinate, per ricavare farina per fare il castagnaccio.

       Le castagne essiccate vengono chiamate castagne secche, si solito venivano mangiate insieme  al latte di capra.

       Le castagne bollite con la buccia vengono chiamate ballete a  Pigna e Pietra), ferughe  a Carpasio, Prelà. Le Vegliete venivano usate per lanciare durante i battesimi insieme ninzöe: nocciole, amandue: mandorle, gaugaglie (dolciumi).

           Quando la  farina di castagna sostituiva la pasta. Ecco a voi i Bügaeli (Bad-Tr). Bigareli (Bs). Fregamai (Re). Nella minestra di verdura,  se si  metteva  la pasta si chiamava menestrun. Molte volte al posto della pasta, forse per risparmiare, si mettevano i bügaeli. Si prende una manciata di farina e veniva fatta raggrumare con una cucchiaiata di brodo di verdura sfregandola con le mani in un piatto e ributtata nella pentola. I bügaeli potevano essere fatti anche con la farina di castagne. A Buggio si chiamano merieti gianchi (fatti con farina) o merieti dulsi farina di castagna. A Sanremo sono chiamati menüreti. A Mendatica, quando i segava: falciavano il fieno in alta montagna, usavano mangiare i strepa e caccia là, considerati parenti stretti dei bügaeli. Farina impastata con acqua, messa a cuocere  condita come pastasciutta con u bruzzu. I sun menüeti faiti in ca(SR). Sono imbrogli fatti in casa.

Ma le streghe preferiscono ballare sotto gli alberi di noci  o di castagna?

 

Lui Cerin