Egregio direttore le dico grazie, grazie per aver dato voce anche all’altra faccia della medaglia , con l’articolo del 2 settembre 2011, la faccia dei giovani frequentatori di piazza Bresca. Sono il padre di quel minuscolo esercente di quel minuscolo bar di piazza Bresca. Si quel minuscolo esercente è mio figlio, un ragazzo di 24 anni che è partito dalla provincia milanese, dopo esser rimasto orfano di madre e dopo anni di collaborazione col sottoscritto, è partito per cercare di crearsi una opportunità di lavoro in proprio. Mi creda, non è facile staccarsi dalla famiglia e tutto solo incominciare una minuscola attività imprenditoriale. È vero il ragazzo a volte è esuberante , a volte strafottente, ma mai cattivo , tenga presente che ha sofferto e spesso soffre ancora quando vede che nonostante tutti gli sforzi , tutta la sua buona volontà , la sua voglia di fare ha tutti contro. Ha ragione il ragazzo 21enne( che lo ringrazio apertamente di quanto scritto nell’articolo di ven. 2 settembre), quando sostiene che sembrerebbe esservi è un certo accanimento di controlli , ovviamente giusti, sempre ed unicamente a senso unico, talvolta anche più di uno nello stesso giorno a distanza di poche ore.
Do comunque ragione anche la sig.ra Musa , capisco che l’assembramento di giovani in piazza Bresca possa divenire una problema , che la sicurezza e l’ordine pubblico debbano venire rispettati, ma classificare tutti gli avventori come giovani dediti allo allo sballo alcoolico all’ubriachezza molesta e quant’altro mi sembra qualunquistico ed eccessivo. Se alla sig.ra Musa come scrive nell’articolo del 14 agosto sta a cuore la salute dei giovani di Sanremo, proponga qualche iniziativa come nel milanese ove si spieghino i pericoli dell’alcool direttamente dentro i locali di somministrazione confrontandosi coi giovani,facendo capire ai giovani i pericoli a cui vanno incontro. Credo sia solo insegnando che si possa prevenire .Il minuscolo bar in questione sarebbe felice di poterlo fare. Grazie per l’opportunità. Claudio Bissacco