"Come sempre non si desidera essere polemici, né tantomeno critici o esporre con altri atteggiamenti simili. Ma semplicemente disaminare ancora una volta l’argomento sulla base reale di quello che è stato nei fatti deliberato dal Comune.
In tema forse occorre preliminarmente ricordare che i regolamenti commerciali del Comune risalgono agli anni 'd’oro' (come definiti da molti) della nostra città, quando, ad esempio tra gli altri, accadeva che il turista decideva all’ultimo di acquistare un abito diverso per la 'soirè' del Festival al Casinò ed alle nove di sera il negozio era aperto!. Oppure, in argomento, la domenica sera, prima di una serata al Roof si faceva un salto dal barbiere di fiducia per una 'rinfrescatina alla barba', o una 'remise' con lacca all’acconciatura femminile… ecc..ecc!
La normativa comunale del commercio e dell’artigianato consentiva dette aperture e così con qualche adeguamento più o meno e rimasta sino ad oggi. Si vuole quindi evidenziare e porre all’attenzione taluni aspetti e principi che, a mio parere, giuridicamente emergono dalla delibera comunale e soprattutto dalle motivazioni espresse (rammento che un'ordinanza del consiglio comunale è legge!). Se, difatti, si è deciso (addirittura alla unanimità!) di porre in essere tale obbligo di chiusura per le attività artigianali degli acconciatori causa l’apertura di alcuni parrucchieri di nazionalità estera, le conseguenze giuridiche, dirette ed indirette, di detta fattispecie sono particolarmente gravi.
In tema occorre anche precisare che tali nuove attività sono state sicuramente aperte (diversamente l’Autorità amministrativa le avrebbe già fatte chiudere!) con il normale iter amministrativo necessario al rilascio delle autorizzazioni previste dalla normativa di riferimento – verifica dei requisiti sanitari presso l’ASL, certificazione delle qualificazioni professionali e/o artigianali presso il Comune stesso!...ecc ecc. Sulla base delle predette motivazioni potrebbero quindi essere deliberati successivi divieti ad esempio per il settore del commercio di generi di abbigliamento, degli alimentari, delle macellerie. E non si possono affatto ritenere compiutamente legittimi tali attuazioni portanti in sé principi discriminatori e del tutto contrari alla normativa giuridica dell’economia di libero mercato. Giuridicamente, forse, i Deliberanti non hanno tenuto debitamente conto della caratteristica della normativa italiana che, di fatto, proprio per la sua complessità dovuta alle innumerevoli norme, consente tecnicamente 'una vera e propria navigazione' tra esse, per il che già si intravede l’insussistenza, o per lo meno l’elusione, di tale divieto.
Mi permetto una concessione finale all’ironia riportando su queste colonne quanto in tema emerge dal cosiddetto 'popolo di Facebook': 'organizzare per tutta l’Assise Comunale una breve ma lieta gita domenicale in pullman nella vicina Francia da Mentone a Beaulieu…qualcuno ha anche pensato a Las Vegas... ma lì lo shock sarebbe forte, poiche le aperture di ogni genere di attività, gestite da persone di variegate nazioni, sono comunemente 24 ore su 24, acconciatori compresi!!!!!'
Cordialmente ciao a Tutti
Carlo Vesco".