La seduta monotematica sul nuovo porto turistico tenuta ieri, richiesta dalle Opposizioni nell'aprile scorso per valutare le relazioni dirigenziali presentate a suo tempo e mai discusse, è servita a restituire al Consiglio Comunale la sua prerogativa di affrontare gli indirizzi dell'amministrazione cittadina e vagliare l'andamento di un'opera pubblica rilevantissima, cosa che dopo la sentenza del TAR di annullamento del provvedimento di decadenza della “Porto di Imperia” sembrava essere venuta meno, come se si fossero azzerate tutte le gravi problematiche emerse nell'anno precedente, oggetto peraltro di inchieste giudiziarie tuttora in corso.
La situazione attuale, invece, a dispetto di quanto detto in coro dagli esponenti di PdL e Lega Nord, per i quali il confronto da noi voluto era del tutto inutile, è meritevole di essere seguita con la massima attenzione,
Con il tempismo cui ci ha abituati, la “Porto di Imperia” esce proprio in occasione della seduta di Consiglio sui due quotidiani locali, per bocca della sua presidente, per mettere in risalto la bontà della gestione del nuovo approdo, la positiva attività di vendita dei posti barca e le ottime prospettive che la realizzazione del nuovo porto apre per la città e il territorio.
Nell'ampia e ariosa intervista si fa un quadro del tutto roseo e nulla si dice dell'iniziativa di “Acquamare” srl di richiedere il risarcimento danni ai membri della Commissione di Vigilanza e Collaudo. Nulla si dice dei mancati pagamenti, da parte delle aziende del gruppo “Acquamare”, per milioni di euro, alle ditte subappaltatrici (con le immaginabili conseguenze per i lavoratori dipendenti) e dell'aspro contenzioso in atto, che ha portato ultimamente anche a clamorose dimostrazioni delle seconde. Nulla si dice dell'ipoteca sull'opera, questione delicatissima e tutta da approfondire. Nulla dice, infine, della montagna di terra che rimane tuttora al suo posto e del capannone abusivo che non si è ancora provveduto a demolire (solo ieri, durante la seduta, abbiamo appreso che “Acquamare” ha presentato ricorso al TAR avverso il provvedimento di demolizione!!).
La deliberazione del Consiglio Comunale n. 67 in data 23 settembre 2009, richiamata ripetutamente nella stessa sentenza del TAR per sottolineare il potere di indirizzo e controllo spettante al Consiglio, che pure avevamo giudicato tardiva e non capace di modificare sostanzialmente i rapporti tra pubblico e privato, indicava precise condizioni di verifica delle modalità, della quantità, della qualità e dei tempi di realizzazione delle opere di urbanizzazione in questione, sulla base delle relazioni affidate ai dirigenti dei settori competenti.
Ebbene, dalle relazioni del 28 dicembre scorso dei dirigenti del Settore Urbanistica e del settore Porti, oltre a questioni come quella dei canoni demaniali in allora non risultanti versati, della ricollocazione nel bacino di Oneglia dei silos già della Salso, della mancata esibizione della contabilità reale dei lavori all'organo di vigilanza, del capannone abusivo, si desume la parziale realizzazione di opere rientranti nella convezione urbanistica come la pista ciclabile, la spiaggia artificiale, quelle dell'arredo pubblico e quelle di raccolta delle acque meteoriche (opere che è stato necessario visionare direttamente, in mancanza dei relativi progetti esecutivi, neanche depositati, al momento delle verifiche, alla preposta Commissione di Vigilanza e controllo), e si evincono tutte le criticità e le anomalie ravvisate all'atto dei sopralluoghi, nei diversi ambiti, sotto il profilo tecnico/attuativo (architettonico, costruttivo, idraulico, ecc.).
Nelle relazioni si evidenziano i problemi dell'impianto fognario; lo stato di precarietà del parcheggio sotterraneo; si rimarcano il precoce stato di usura di alcune parti delle opere esaminate, vari difetti di esecuzione dei lavori e la dubbia qualità di alcuni materiali impiegati ; si muovono rilievi in ordine ai lavori eseguiti sulla passeggiata, sul molo San Lazzaro, sul molo lungo, su calata Anselmi, nel parcheggio, le cui realizzazioni risultano in parte difformi rispetto all'ultimo progetto autorizzato.
Si tratta di criticità e rilievi per i quali vengono formalmente richiesti rimedi e sanatorie intesi ad eliminare le discordanze individuate.
Alla fine della relazione presentata dai due dirigenti comunali, “al fine di poter meglio valutare le opere eseguite ma non percepibili e valutabili de visu e al fine di valutare la congruità e la corretta esecuzione delle stesse”, viene espressamente indicata come opportuna “almeno una perizia giurata del tecnico che ha diretto i lavori nella quale vengano illustrati e dettagliatamente descritte tutte le fasi per l'esecuzione delle stesse, con la descrizione della quantità e della qualità delle opere eseguite e/o in corso di esecuzione”.
Questa perizia non risulta essere stata richiesta.
Che cosa ne è, dunque, delle molte difformità edilizie e paesaggistiche evidenziate puntualmente e precisamente nelle relazioni? Si pensa forse di far approvare una ennesima variante che vada a 'sanare' quanto di difforme è stato fatto nell'esecuzione dei lavori?
E dei “vizi e le irregolarità riscontrate nell'esecuzione delle opere e nei materiali impiegati”? Nella relazione si dice “che si dovrà imporre al soggetto attuatore di intervenire con la sostituzione e l'integrazione dei materiali deteriorati o rotti, nonché col rifacimento delle parti sconnesse”, ma ieri nulla è stato detto, da Maggioranza e Amministrazione, a proposito di questo impegno.