"La Fondura, quanti bei ricordi di bambino, quante partite di pallone per strada, la bretella per il Polo Universitario non esisteva e per la via che va verso il Calvario passavano poche macchine. E noi ragazzini a tirare pallonate contro i portoni in ferro della Solerzia, che rimbombavano facendo arrabbiare chi abitava li vicino; ogni tanto poi il pallone finiva nel cortile interno, che avventura andare a riprenderlo. Poi c'era il vecchio ponte che metteva in comunicazione via Filippo Airenti con la Fondura, stretto e pericolante, con l'asfalto sempre rotto perchè sopra passavano i camion che andavano a caricare i contenitori di lamiera prodotti alla Solerzia. Il passaggio a livello con il casellante, che usciva con la manovella quando era il momento e tirava giù le sbarre, si poteva però passare a piedi attraverso i cancelletti, veniva lui e ti accompagnava dall'altra parte. Che emozione da bambino vedere i treni passare in quello stretto budello, e che bello quando qualche macchinista simpatico suonava per salutare. E la bottega di alimentari della "Lina", quanti ghiaccioli, e già perchè i supermercati non erano così diffusi, e poi su lungo la salita verso "l'Orologio" la bottega della "Carbunina", appena più su l'orologiaio, la pasticceria di "Antonella". Si arrivava così in via Cascione, che bella che era con le sue "ciappe" giganti sempre un pò instabili, e i marciapiede così stretti da costringere a scendere sulle ciappe incrociando un altro pedone. La pasticceria di "Giudice", arrivavi lì e non potevi non entrare a prendere una coppetta di panna, la panna di "Giudice" era più di una semplice guarnitura, era il gusto unico che portavi a casa in vaschetta da consumare un pò nel caffè, un pò con le fragole. Che ricordi, e quanti ritornano ora alla mia memoria, avevo 6-7 anni ed era il 1978, in casa mia la TV era in bianco e nero e il campo dei Giuseppini in terra battuta, e le nostre ginocchia perennemente sbucciate. Che piacere ricordare, ma che dolore nel vedere quanto è cambiato, e che profonda stima e rispetto per le persone che ancora oggi si dedicano al mantenimento di tradizioni che sono la vera anima di un borgo come quello della Fondura".